(Dott. Paolo Caruso) – Il potere dell’ arroganza trova nella politica e in molti Rappresentanti delle Istituzioni un livello tale da ferire lo stesso concetto di democrazia, infatti si cerca di soffocare con le minacce e le querele il libero pensiero. In particolare oggi con questa destra meloniana si avverte sempre più la volontà intimidatoria nei confronti di intellettuali e giornalisti ma anche di semplici cittadini con l’ uso spropositato della querela come strumento per limitare la libertà di espressione. Proprio in questi giorni il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha minacciato di querelare per diffamazione la storica e docente universitaria Michela Ponzani a causa di alcune dichiarazioni da lei espresse durante la trasmissione televisiva Otto e mezzo su LA7. Al centro della controversia ci sono i fatti storici del cosiddetto “giovedì nero di Milano” del 12 aprile 1973, un tragico episodio della cronaca politica italiana degli anni di piombo. La professoressa Michela Ponzani, commentando la dura posizione del governo in merito alle manifestazioni studentesche di questi giorni, ha voluto riportare indietro dietro l’ orologio del tempo ricordando in tv la presenza di Ignazio La Russa (all’epoca leader del Fronte della Gioventù) tra gli organizzatori della manifestazione neofascista del MSI a Milano nel 1973, corteo che era stato vietato dalla Prefettura e durante il quale l’agente di polizia Antonio Marino fu ucciso dal lancio di una bomba a mano. Il Presidente del Senato tramite il suo portavoce ha sottolineato come il La Russa abbia un “certificato penale intonso” ovvero pulito (la sua posizione giudiziaria per quell’evento fu archiviata) e ha annunciato azioni legali contro chiunque associ direttamente il suo nome alla morte del poliziotto. La replica di Michela Ponzani ospite nuovamente a Otto e mezzo il 26 ottobre 2026, non si è fatta attendere, la storica infatti ha rifiutato di scusarsi, affermando di non avergli mai attribuito responsabilità penali per l’omicidio ma solo la responsabilità politica ed oggettiva di aver organizzato un corteo vietato. Ha difeso l’autonomia della ricerca scientifica dichiarando: “Gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, ma di smontare le narrazioni di comodo”. La docente ha richiamato l’Articolo 3 della Costituzione, ribadendo: “Non siamo più sudditi, siamo cittadini. Io sono uguale al Presidente La Russa”. Ha inoltre definito la mossa di una seconda carica dello Stato che querela una professoressa come “una pagina non bella per la democrazia”. A Lei sono arrivati attestati di solidarietà da parte del mondo della cultura, del giornalismo e di molti parlamentari dell’ Opposizione che vedono nella minaccia di una azione legale una potenziale intimidazione verso la libertà d’ opinione e nello specifico anche un tentativo di stravolgimento della verità storica degli anni di piombo. Il quadro risulta oltremodo sconfortante quando in un Paese democratico la Seconda Carica dello Stato minaccia di portare in giudizio un Cittadino per semplice libertà d’ opinione, in questo caso tra l’altro documentata. Scriveva Piero Calamandrei che “la libertà è come l’ aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.