
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Educati come siamo a “guardare ma non toccare” la roba d’altri, a non calpestare le aiuole, a non disturbare il conducente e altri bei comandamenti (inclusi i dieci canonici), nutriamo la più profonda antipatia per chi spacca vetrine. E anche per chi istiga a farlo. Ma, leggendo le accuse a Youssef Siher, ex stagista del nostro sito e ricercatore dell’Ispi, ci sorge qualche interrogativo. Non sulle accuse in sé […]
Il terrorista
(Di Marco Travaglio) – Educati come siamo a “guardare ma non toccare” la roba d’altri, a non calpestare le aiuole, a non disturbare il conducente e altri bei comandamenti (inclusi i dieci canonici), nutriamo la più profonda antipatia per chi spacca vetrine. E anche per chi istiga a farlo. Ma, leggendo le accuse a Youssef Siher, ex stagista del nostro sito e ricercatore dell’Ispi, ci sorge qualche interrogativo. Non sulle accuse in sé (gli inquirenti tengono senz’altro nascoste le vere prove della sua attività eversiva – che non possono essere il nulla cosmico finora riportato dai media – per estrarle dal cilindro chissà quando). Ma sul concetto di “terrorismo” che quasi tutti i politici e i media prendono per oro colato. Ascanio Celestini fa notare che Tajani, alla condanna in primo grado di tre agenti dei Servizi egiziani per il sequestro di Regeni, poi torturato e ucciso, commentava: “I rapporti col governo egiziano non cambiano solo per una sentenza di primo grado”. Commento assurdo, visto che il regime è sicuramente responsabile del delitto Regeni (oltreché del golpe militare con cui salì al potere e di 13 anni di repressioni). Ma per Siher c’è molto meno di una condanna di primo grado: solo un fermo che non è neppure ancora un arresto. Quindi come può chi ignora le condanne provvisorie e pure definitive mostrificare un semplice fermato?
Se ci fossero dei video in cui spacca vetrine, picchia poliziotti, passa armi a qualcuno, se ne dovrebbe parlare: ma qui, al momento, c’è una chat creata dopo i saccheggi del 17 ottobre per organizzare e promuovere cortei di protesta e poco altro. Incluso l’“Allah akbar” sulla strage del 7 ottobre 2023 perpetrata da Hamas su 1200 israeliani, quasi tutti civili: strage orrenda come Hamas (che però purtroppo vinse le uniche elezioni nei territori palestinesi) e commento assurdo, ma non vietato da alcuna legge. Sennò i politici e i giornalisti che inneggiano a Netanyahu, il più grande terrorista del pianeta che di civili ne ha sterminati almeno 60 volte tanti, sarebbero tutti in galera. In una democrazia liberale ognuno inneggia a chi gli pare: se io impazzisco e fondo un Kim Jong-un Fan Club, devo essere libero di farlo. Divertente anche l’accusa di voler “fare la rivoluzione” come le “primavere arabe”. Ma se siamo in democrazia lo dobbiamo alle rivoluzioni inglese e francese, non proprio due pranzi di gala. E, per sostenere le primavere arabe, abbiamo bombardato la Libia. Quanto al “terrorismo”, è un concetto piuttosto elastico, appioppato già a Mazzini e ai partigiani. Un terrorista di al Qaeda e dell’Isis era al Jolani, ora presidente della Siria riconosciuto da tutto l’Occidente e omaggiato pure da al Tajani. Da terrorista a statista è un attimo, sempreché uno non faccia il Pro Pal in chat.
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Lo scopo è chiaro: far passare il messaggio che coloro che protestano sono tutti delinquenti e terroristi, ma questo giochino non funziona più.
#governoacasa
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pur di dare addosso a qualcuno, stanno montando una balla enorme, spero gli scoppi in faccia
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