Ucraina, Ue, preferenza nazionale: il fossato che c’è tra le due destre. La prima sostiene Kyiv e coopera con Bruxelles, mentre la seconda vuole fermare gli aiuti e archiviare le sanzioni alla Russia. Contrasti

(di Giuliano Ferrara – ilfoglio.it) – A sentire la prima in Parlamento, ieri, e a leggere la seconda, sempre ieri, in un colloquio con il Financial Times, bisogna dire che Giorgia e Marine sono veramente due persone diverse che più diverse non potrebbero essere. Meloni come Le Pen è sempre stata all’opposizione, un’opposizione di sistema, spesso anche gridata, mossa da mitologie di una destra fantasy in Italia, più Tolkien che Mussolini, quanto Le Pen, anche lei fuori dall’arco costituzionale, era corriva all’ideologia francese, come la chiamò Bernard-Henri Levy in un famoso e controverso pamphlet, da sempre venata di nazionalfascismo e di inquieto spirito reazionario, il peccato originale, oltre a xenofobia e antisemitismo, del Fronte Nazionale del padre di Marine, da lei espulso dal nuovo Rassemblement National per i suoi vizietti fascistoidi e razzisti. Anche Marine ha fatto di tutto per legittimarsi come possibile presidente della Quinta Repubblica, con scarso successo tra gli intellettuali e le classi colte che fanno centro sul ruolo trainante di Parigi, con esito pieno e oggi luccicante tra le classi popolari e la piccola borghesia della famosa Francia profonda, la France d’en bas. Ora siamo al dunque. La diversità è sotto gli occhi di tutti.
Meloni viene da quattro anni di governo canonico, può piacere o no, può sollecitare reazioni ideologiche e avversioni automatiche o no, ma ha governato senza scarti né forzature, senza gravare il bilancio di nuovo debito oltre il limite del consentito, mai o quasi mai in lite demagogica con i mercati e in lotta con la globalizzazione democratica e liberale, in sintonia con l’Europa di Bruxelles, dove ha una voce autonoma eppure anche capacità di ascolto e cooperazione. Giorgia ha il vezzo di dire “nazione” invece che “paese”, all’anglosassone, per un impasto di orgoglio e di furbizia che non ha provocato sconquassi, ha aiutato il sistema a migliorarsi nella finalmente compiuta alternanza estesa a tutto l’arco delle forze che appartengono alla storia repubblicana e costituzionale. Tutto questo Meloni lo ha realizzato, malgrado tic, automatismi destrorsi e spinte in contrario, con due leve: la politica estera e di sicurezza, cioè l’appoggio all’Ucraina di Zelensky che resiste alla Russia di Putin e alla sua aggressione, l’obiettivo dell’unità dell’occidente in tempi calamitosamente trumpiani, e una politica dell’immigrazione controllata che ha dato frutti controversi, se vogliamo, ma non è stata brandita come un aspetto equivoco dell’identità nazionale, bensì governata nel concerto europeo e con discreto successo mainstream, da Londra a Copenhagen.
Marine Le Pen vuole la guida della Francia con altre idee in testa, per certi versi opposte a quelle della destra italiana, alleata d’altra parte con un partito centrista che fu all’origine della stessa coalizione di centrodestra, il partito di Berlusconi che molto fece per riordinare e modificare il sistema politico italiano senza traumi, pur nella folle incomprensione e avversione dei suoi molti nemici. Parlando con il Financial Times, Marine diceva giusto ieri che con la sua eventuale vittoria nelle presidenziali della prossima primavera il sostegno all’Ucraina cesserà, perché la Francia non se lo può permettere; che le sanzioni saranno superate, che la pace energetica con un paese in guerra d’aggressione contro gli europei democratici dovrà necessariamente instaurarsi: insomma bandiera bianca sul fronte orientale. Inoltre un punto qualificante della piattaforma del partito di Le Pen e Bardella è la preferenza nazionale, cioè un criterio di erogazione dei servizi pubblici che abolisce il senso della cittadinanza eguale e soffia sul fuoco dell’intolleranza verso lo straniero e l’immigrato. Sono cose che possono piacere o dispiacere, certo sono sbandieramenti per i quali Marine conta su Santiago Abascal e Giorgia Meloni, sperando che una svolta lepenista in Francia condizioni anche Italia e Spagna in un processo di indebolimento dell’Unione europea.
A sentire Meloni ieri alla Camera si aveva la felice impressione che una eventuale Marine vittoriosa a Parigi potrebbe fortunatamente finire delusa dalla destra italiana.
In politica la Meloni è (diventata) un adulto; la Le Pen è un adolescente.
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