Le cancellerie europee si sono rifiutate di assecondare le richieste di Washington, ma la mossa dimostra la volontà dell’amministrazione Usa di spingere il presidente ucraino al tavolo accettando le richieste di Putin

(ilfattoquotidiano.it) – Donald Trump vuole portare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati prima delle elezioni di midterm e per farlo ha deciso di sacrificare Kiev. Dalla telefonata con Vladimir Putin, l’amministrazione americana ha dato il via a un’azione di boicottaggio della difesa ucraina che, come ammesso anche dai vertici dell’esecutivo guidato da Volodymyr Zelensky, rischia di farla capitolare. Così, dopo il depotenziamento del sistema Starshield, la versione militare e governativa della rete satellitare Starlink che permette ai soldati di intercettare gli attacchi russi in cielo e in terra, è emerso che da Washington sono state fatte pressioni sull’Unione europea affinché sbloccasse alcuni asset sovrani russi congelati. Una mossa che, insieme al ripristino dell’export di gasolio di Mosca verso gli Stati Uniti, punta a dare nuovo ossigeno alle casse russe per sostenere il conflitto. Ma i Paesi Ue hanno rifiutato.
La proposta consisteva nel trasferire gli asset scongelati in un veicolo finanziario sotto la supervisione di Washington, nel tentativo di rilanciare i negoziati di pace, scrive il Financial Times secondo cui l’idea è emersa nel corso della riunione della scorsa settimana a Miami fra i negoziatori americani, ucraini e i funzionari di Francia, Germania, Regno Unito, Unione europea e Nato.
Che l’obiettivo sia convincere Zelensky ad accettare le pretese di Putin o favorirne una sua cacciata lo ribadisce anche Elon Musk. Il fondatore di SpaceX ha specificato nelle scorse ore che la rete militare Starshield è indipendente da quella civile Starlink e che la prima è interamente controllata dall’esercito Usa e non dalla sua azienda. Ciò non toglie che lui stesso da giorni è tornato a fare pressione affinché il presidente ucraino lasci il proprio incarico: “Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada“, ha scritto su X.
Anche il leader ucraino è consapevole del fatto che senza il supporto americano il suo esercito è destinato a capitolare. Lui stesso, in un’intervista al giornalista britannico Piers Morgan, ha accettato per la prima volta di parlare di un suo successore per replicare al tentativo di Trump di costringerlo a lasciare l’incarico. “Quando sono diventato presidente, la Crimea e parte del Donbass erano già occupate – ha detto – E c’era un altro presidente, il presidente Trump dovrebbe saperlo, c’era un altro presidente sulla mia poltrona. E poi c’era l’ATO, l’operazione antiterrorismo, che è durata a lungo. Davvero a lungo. Fino all’invasione su vasta scala. Questo significa che la mia rimozione, ovviamente una decisione del nostro popolo, non di Trump, non di Musk o di qualcun altro. Intendo dire che la mia rimozione non cambierà la situazione. Sono sicuro che il nuovo uomo o la nuova donna (presidente, ndr) difenderà il nostro Paese perché questa è la nostra casa, come si può fare altrimenti?”.
Fino al momento in cui sarà costretto ad abbandonare l’incarico, quindi, Zelensky non arretrerà di un centimetro riguardo alla lotta contro l’invasore russo. E l’ultimo annuncio in campo militare fa capire che anche l’ipotesi di una tregua energetica in vista dell’inverno è ormai considerata da Kiev una falsa speranza. Così, ha detto in un’intervista al Financial Times, l’Ucraina “riprenderà gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe“, cosa che non solo penalizza l’export di greggio della Russia ma fa anche imbestialire Trump che spera in consegne rapide e senza troppi ostacoli.
chi ha un minimo di istruzione o appena poche letture di storia e non di propaganda, lo sapeva da sempre che gli IUESEI avrebbero agito in questo modo.
"Mi piace""Mi piace"