Con il nuovo sistema elettorale i seggi ritenuti sicuri si stimano intorno a 135, contro i 185 parlamentari attualmente in carica

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Oltre quattro anni di governo, e la premier torna a vestire i panni di leader di partito. Il confine tra Palazzo Chigi e Fratelli d’Italia si assottiglia a vista d’occhio: meno vertici internazionali, più sopralluoghi nei territori, come quello a sorpresa a Policoro dopo il maltempo che ha colpito la costa materana. Territorio, cronaca, consenso: gli ingredienti di una macchina che assomiglia sempre più a una campagna elettorale, anche se il voto resta formalmente lontano.
Dentro il partito, però, il vero pensiero è tutto sui numeri. Con il nuovo sistema elettorale i seggi ritenuti sicuri per FdI si stimano intorno a 135, contro i 185 parlamentari attualmente in carica. Un divario che, con gli attuali rapporti di forza, lascia fuori dai calcoli buona parte degli eletti, proprio mentre la concorrenza interna si allarga a sindaci, amministratori locali ed esponenti di governo in cerca di un seggio.
In questo contesto prende forma un lavoro di valutazione informale sui parlamentari uscenti, basato su presenza in Aula, radicamento territoriale e risultati ottenuti localmente. Ogni tappa del tour della premier, da Vercelli ad Amatrice, diventa così anche un banco di prova per gli eletti sotto osservazione, in un clima in cui pochi nomi circolano apertamente ma molti se ne discutono nei corridoi.
Sul fronte Vannacci, la linea resta quella della cautela reciproca: nessun attacco diretto, ma nemmeno segnali di disponibilità, come mostrato dall’assenza di un videomessaggio della premier all’apertura del Forum di Cernobbio, proprio nell’edizione che ha visto il generale tra gli invitati. Una scelta letta, negli ambienti di maggioranza, come indicativa di quanto il fenomeno venga seguito con attenzione crescente.
Sullo sfondo resta comunque la data del voto: la maggioranza parla di una legislatura che arriverà sino a fine mandato, ma cresce, riservatamente, l’ipotesi di un election day in primavera, qualora la manovra di bilancio non riuscisse a produrre i margini sperati.