(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Hanno detto non siamo più fascisti, e vabbè. Non sono ricattabile, sibilò Giorgia negando di essere berlusconiana, ok ok. Poi, non sono, ci mancherebbe altro, populisti e filorussi neppure e dunque vade retro Vannacci. Con una mano armano Zelensky e con l’altra (Salvini) vorrebbero disarmarla, mah. Un giorno sono europeisti e quello appresso ma chi l’ha detto? Viva Marine Le Pen, no abbasso, ma se quella vince in Francia vedrete baci e abbracci.

[…] Adesso con lo spudorato mai stati trumpiani, mai stati Maga mentono sapendo di mentire e lo fanno con malcelata soddisfazione. Perché essere tutto e il contrario di tutto rappresenta la loro cifra, diciamo così, stilistica. Neppure con la vecchia Dc si raggiunsero le vette abissali di un opportunismo così cangiante. Potremmo definirla una destra squillo, sempre disponibile a concedere i propri favori a lobby e centri di potere, o a detassare partite Iva elettorali con i fondi tagliati a sanità e scuola (se alibi per gli sfascia vetrine, meglio ancora). Una destra ingresso riservato no perditempo.

Alla sinistra televisiva pronta a riproporre le Meloni, i Salvini e l’Ignazio Benito che al non ancora puzzone della Casa Bianca avevano già conferito il Nobel per la Pace diciamo: attenti ragazzi che a questi così gli fate un baffo non avendo essi reputazioni da difendere ma solo interessi da garantirsi. Anche perché mancano perlomeno sei o sette mesi al voto e la memoria storica, si sa, gli italiani non la coltivano troppo. E poi la Meloni è troppo furba e anzi le smarronate di Trump lei le userà per rivendicare, che so, la difesa di Papa Leone, quando si mise di traverso all’autocrate dal ciuffo paglierino. Insomma, il cosiddetto fronte progressista se vuole davvero vincere pensi al suo, a rinnovare per esempio una generazione politica che forse di millennial alla Talarico ne ha, ma li tiene nascosti nelle retrovie.