
(Dott. Paolo Caruso) – L’ Italia sembra più una Repubblica delle banane piuttosto che una Nazione con una democrazia compiuta. Infatti mentre in altri Paesi come Gran Bretagna e USA la legge elettorale tuttora in vigore risale alla prima metà dell’ Ottocento e in Europa Francia e Germania adottano la legge elettorale della metà del secolo scorso, in Italia dall’ inizio della Storia repubblicana ad oggi si è assistito al proliferare di nove leggi elettorali, tre nella cosiddetta prima Repubblica e sei dal 1993 neIla seconda Repubblica, iniziata quest’ ultima con la votazione del ’94 con il cosiddetto Mattarellum. In questi ultimi 12 anni si è passati dal Porcellum all’ Italicum, e all’ attuale Rosatellum un sistema misto tra proporzionale e maggioritario. Vergognosamente il governo in carica cerca, con una nuova legge elettorale di fine mandato, di mantenere il Potere nella prossima legislatura. Il Senato ha approvato nella giornata di ieri,15 settembre, la riforma della legge elettorale (soprannominata Melonellum) con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Il testo introduce modifiche sostanziali al meccanismo di voto e all’accesso alle urne, ma non è ancora definitivo avendo subito variazioni rispetto alla prima versione. Dovrà ora tornare alla Camera per una terza lettura. Una legge truffa viene definita dai partiti di opposizione che ne contestano i punti salienti. Il nodo delle firme (Il punto più contestato): I partiti non rappresentati in Parlamento che vorranno candidarsi dovranno raccogliere 6.000 sottoscrizioni per ciascun collegio, a fronte delle 1.500 previste in precedenza, un totale di 450 Mila firme per tutti i collegi. Una richiesta veramente esorbitante. Inoltre, è stato respinto l’emendamento per consentire la raccolta tramite firma digitale. Viene introdotto il voto di preferenza, ma i capilista rimangono bloccati. Questo significa che i leader o i candidati scelti dai partiti in cima alla lista avranno l’elezione garantita, mentre le preferenze espresse dai cittadini conteranno solo per i candidati successivi. Secondo i sondaggisti solo il 40% dei candidati potrà beneficiare del voto libero degli elettori, mentre circa il 60% sarà scelto dai Capi bastone delle segreterie dei Partiti. Restano definiti i criteri legati alle soglie minime per entrare in Parlamento e ai premi di maggioranza legati alla coalizione vincente con la soglia del 42%. Un premio spropositato che svilisce il risultato elettorale. A questo si associa la riduzione del numero delle circoscrizioni per il voto dei cittadini italiani residenti all’estero. Un “valore” aggiuntivo al taroccato numero di parlamentari e senatori. Le forze di minoranza hanno manifestato duramente in Aula accusando la maggioranza di aver confezionato una riforma “su misura”. Le critiche si concentrano principalmente su due fronti: Sbarramento democratico per i piccoli partiti: L’innalzamento a 6.000 firme cartacee per collegio e il contemporaneo divieto di usare lo SPID o la firma digitale vengono visti come un tentativo deliberato di escludere le nuove forze politiche o le formazioni minori di centro e di sinistra che stanno cercando di riorganizzarsi. L’opposizione contesta duramente il meccanismo dei capilista bloccati, sostenendo che la sbandierata reintroduzione delle preferenze sia solo una facciata, una farsa, poiché i blindati scelti dalle segreterie di partito manterranno comunque una corsia preferenziale assoluta per l’ingresso a Montecitorio e a Palazzo Madama. Alla faccia della democrazia e del Popolo Sovrano! La Meloni che ha usufruito della legge delle 1500 sottoscrizioni per poter far correre alle elezioni il suo ” Fratelli d’ Italia ” ora, da Caciottara quale è, si presenta la più tenace assertrice dell’ incremento del numero delle firme per collegio ( 6 Mila). Una cifra spropositata…