(Giancarlo Selmi) – La prova più evidente che La7 sia davvero una televisione “pluralista”, contrariamente a quanto sostiene Enrico Mentana, è forse la presenza dello stesso Mentana e del telegiornale da lui diretto. La linea editoriale del Tg La7 non è certamente di sinistra e tende, a mio giudizio, verso l’altra parte dello schieramento politico. Rispetto ai telegiornali apertamente meloniani, la differenza sembra consistere soltanto in qualche residuo imbarazzo e in sporadici sussulti di decenza. La tendenziosità nel modo di presentare le notizie è evidente, così come lo è la costruzione della scaletta.

L’impostazione appare perfettamente in sintonia con le pulsioni belliciste e guerrafondaie presenti tanto nella destra quanto in quella parte della destra che si definisce sinistra. Altrettanto riconoscibili sono le simpatie riservate ad alcune forze e ad alcuni leader politici. E non è certo un mistero l’antipatia, uso un eufemismo, nei confronti di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle, contro i quali il telegiornale ha condotto, a mio avviso, vere e proprie campagne. E su questo fronte, nella emittente LA7 è in splendida compagnia. Ridicola la sua intervista a Meloni, tutta sorrisini e niente domande.

Anche la presenza di Gaia Tortora, giornalista chiaramente vicina alla destra, rende poco credibili le lamentele di “Mitraglietta” sulla mancanza di pluralismo. Parenzo poi aggiunge il “carico” da dieci. Il Tg La7 ha spesso orientato e manipolato l’informazione in una sola direzione, certamente non a vantaggio della sinistra o del campo progressista. È dunque curioso che Mentana sollevi il problema in un panorama mediatico già profondamente condizionato dalle appartenenze politiche, a destra, mentre il suo telegiornale contribuisce a rafforzare proprio quello squilibrio.

Basti pensare alla copertura del malore di Alessandro Di Battista. È stata rilanciata l’insinuazione falsa e tendenziosa secondo cui si sarebbe trovato a Cuba per occuparsi di Epstein e per conto di non meglio precisati “giornali”. Non si è detto con chiarezza che il giornale interessato al suo reportage era Il Fatto Quotidiano, né che la sua missione riguardava le condizioni dell’isola aggravate dal blocco imposto da Trump, non il caso Epstein. Così come è stato raccontato che i medici fossero stati inviati dal Gemelli, omettendo l’interessamento di Giuseppe Conte.

In definitiva, Mentana denuncia il mancato pluralismo degli altri, dei suoi colleghi e delle altre trasmissioni de La7, evitando accuratamente di interrogarsi sulle mancanze del proprio. Una richiesta di pluralismo quanto meno “pelosa”. Sono inoltre note le sue passate consonanze politiche: prima con Craxi, poi con Berlusconi. Qualche tempo fa scrissi che “Mitraglietta” aveva sbagliato carriera e che avrebbe fatto meglio a dedicarsi apertamente alla politica. Sarebbe stato meglio per il suo pubblico, per lui e per la categoria dei giornalisti.

Come politico, almeno, sarebbe apparso più credibile. Perché, a mio giudizio, è quello che, in realtà, ha sempre fatto. Sul giornalismo di Mitraglietta appare del tutto appropriato stendere il proverbiale “velo pietoso”.