Il messaggio del leader 5S agli alleati: “Il dibattito quotidiano è stucchevole e snervante serve chiarezza e lealtà”

(di Miriam Di Peri – repubblica.it) – Chiede chiarezza e lealtà e, soprattutto, dice che non può valere la regola che «il partito più forte prende tutto». Giuseppe Conte adesso alza il tiro. In diretta dagli studi di La7, in serata, difende la scelta delle primarie e replica a chi ha sollevatodubbi sull’opportunità di avviare o meno una guerra fratricida tra alleati, parlando di «dibattito stucchevole e snervante. Se non le vogliono, ce lo dicano».
Il presidente 5S si dice pronto a lavorare al programma, ma prima chiede chiarezza. Il riferimento è all’azionista di maggioranza del campo largo, il Pd: «Se l’unica possibilità che ci viene offerta è dire che il partito più forte prende tutto, questa è una cosa che nel momento in cui si sta costruendo un’alleanza con forze politiche che hanno diverse sensibilità non è sostenibile». Conte estende il ragionamento a tutti i soggetti del campo largo: «Tutte le altre forze sarebbero automaticamente degradate a cespugli e l’elettorato si sentirebbe di recitare una parte non da protagonista». Insomma, la proposta del Movimento 5 Stelle, che agli alleati in queste settimane ha chiesto tempo sulla convocazione del tavolo di coalizione, in attesa della kermesse in programma a Milano il 19 e il 20 settembre in cui verrà presentato il programma pentastellato, continua a essere quella di «una grande partecipazione di popolo», confidando che in questo modo si trovi «il candidato più competitivo».
Il rischio però, osservano i più scettici nei confronti delle primarie, è di una competizione divisiva che possa lasciare strascichi a ridosso della campagna elettorale per le Politiche. Al punto – è il retropensiero che si fa spazio nel campo largo – da rischiare che in caso di vittoria di Conte una parte degli elettori di Schlein possa non sostenere il leader decretato dai gazebo e viceversa, in caso di primato di Schlein. «Se poi, però, a un certo punto le primarie non si vogliono fare ci venga detto e ne prenderemo atto – taglia corto l’ex premier – e ne parleremo chiaramente non sui giornali».
Se nel centrodestra funziona da 30 anni la regola che il leader del partito più votato è il candidato «è perché l’hanno applicata nel tempo, l’hanno sperimentata e a rotazione può succedere a tutti» osserva ancora il presidente del M5S. Evidenziando anche che «ci sono travasi» tra i partiti «e tutti possono partecipare e sentirsi co-protagonisti. Se noi usassimo questa regola comprometteremmo fin dall’origine la possibilità di essere tutti competitivi. Qui non è in gioco la mia ambizione, ma la volontà di essere al servizio di un progetto coerente e solido che mandi a casa Meloni. Per farlo dobbiamo dare la possibilità a tutti di sentirsi rappresentanti, co-protagonisti».
D’altronde, il dibattito sulle primarie continua a tenere banco: il presidente della Puglia, Antonio Decaro ha ribadito che sarebbe «più opportuno costruire prima il programma e cercare poi magari un nome condiviso. Se non ci riusciamo, si faranno le primarie», mentre il presidente della Toscana, Eugenio Giani, si chiede «con l’attuale legge elettorale che senso abbiano le primarie». E il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, sbotta: «Dobbiamo smetterla di perdere tempo, io sono convinto che le italiane e gli italiani non ci chiedano chi deve fare il capo, ma ci chiedano che cosa facciamo noi se vinciamo le elezioni». Elly Schlein, intanto, si smarca dal dibattito sui gazebo e torna ad attaccare il governo, che si prepara a festeggiare il record di longevità a Bari il 4 settembre: «Meloni festeggia, l’Italia no. Quello che resta dopo quattro anni di governo è l’aumento incontrollato del costo della vita».