(di Fabio Riva Sara Tirrito – la Stampa) – L’Italia apre un nuovo canale per rafforzare la sicurezza delle proprie forniture di materie prime critiche. Sace e Invest & Trade Western Australia – l’agenzia governativa dell’Australia Occidentale – hanno firmato un accordo propedeutico alla sottoscrizione di un memorandum of understanding, prevista per ottobre, che definirà le linee guida della collaborazione tra imprese nello sviluppo di filiere industriali strategiche. […]
L’obiettivo è quello di individuare partner affidabili e creare nuove opportunità industriali nei settori della sicurezza energetica e della difesa. Al centro dell’intesa di Perth ci sono le terre rare, in particolare neodimio e praseodimio (NdPr), elementi indispensabili per la produzione dei magneti permanenti ad alte prestazioni.
Servono per produrre motori elettrici, tecnologie energetiche avanzate, droni, sistemi radar e applicazioni militari. L’Italia possiede competenze tecnologiche nella produzione dei magneti, ma non le materie prime necessarie alla loro realizzazione. La Cina controlla invece circa il 90% della produzione di magneti permanenti e negli ultimi decenni è cresciuta fino a rappresentare il principale polo di raffinazione e trasformazione delle terre rare al mondo. […]
Il Western Australia è il principale hub mondiale per minerali critici e materiali destinati alla transizione energetica, con produzioni rilevanti di litio, nichel, rame, manganese, cobalto e per l’appunto terre rare (nel 2024-2025 sono state vendute 800mila tonnellate). La firma dell’accordo è stata accompagnata da un evento dedicato al networking tra imprese italiane e australiane potenzialmente coinvolte nei futuri progetti, anche grazie all’attività del console d’Italia a Perth Sergio Federico Nicolaci e del viceconsole Emilio Sessa nel favorire i rapporti con istituzioni e operatori locali.
«L’Italia può essere il soggetto giusto per aiutare a costruire una industria di raffinazione dei minerali in Western Australia in modo tale che non ci possa essere più il rischio per l’occidente, e per il mondo in generale, di avere qualcuno che possa militarizzare l’utilizzo dei minerali contro un’altra economia», ha spiegato Picchi, sottolineando la complementarità tra i due sistemi industriali. «Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento in tutti i settori, inclusi quelli strategici della difesa e della sicurezza energetica». […]
Poi c’è un obiettivo più ampio che riguarda gli investimenti minerari veri e propri, nel Paese, per arrivare poi alla produzione in Italia di magneti permanenti». La vera sfida, secondo Torlizzi, è la raffinazione, «il punto dove si concentra il principale collo di bottiglia del mondo delle terre rare».
Secondo gli ultimi dati del Quaderno sulle materie prime critiche e strategiche (Mpc) diffuso dall’Agenzia Ice a marzo, nel 2024 l’Italia ha importato materie prime critiche per 12,7 miliardi di euro, con oltre il 90% costituito da Mpc raffinate. E se la strategia di Perth si muove sui magneti, che diventeranno sempre più importanti per la transizione tecnologica, oggi cinque materiali coprono oltre l’87% dei flussi, principalmente rame (oltre il 39%) e alluminio (25%), poi i metalli del gruppo del platino, nichel e carbone da coke. Il 54% dell’import 2024 proviene da 10 Paesi, con Spagna, Bulgaria, Paesi Bassi, Germania e Stati Uniti che pesano per un terzo del totale.
«L’alluminio – spiega il direttore dell’Associazione italiana dei produttori e trasformatori di metalli non ferrosi (Assomet) Orazio Zoccolan – arriva principalmente da Paesi del Golfo, India e Norvegia». Fino a poco tempo fa il primo partner era il Mozambico. «Ora siamo orfani di una quantità importante da rimpiazzare». […]



potremmo proporre uno scambio, magari 10 a 1, di materie ultime di cui siamo ricchi: FdI/FI/Lega/Vannacciani/PD/Renziani/Calendariani/ e poi i rarissimi tipo cuffariani, schifaniani, occhiutani.
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E non una parola sui danni ecologici giganteschi che la ‘transizione ecologgggica’ comporta.
E nemmeno che molta di questa roba serve in realtà per fare armi e tecnologie belliche.
Stampa italica made in NATO.
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