(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] L’8 agosto 1956 si consumava a Marcinelle, in provincia di Liegi, la più grande tragedia delle miniere di carbone in Belgio: 262 minatori, di cui 136 italiani, scomparvero nell’incidente. Le immagini del cattolico re Baldovino I in ginocchio furono un commovente risveglio per la società belga, che nella regione dell’industria carbonifera aveva visto la mentalità razzista lievitare contro gli immigrati italiani a cui era persino vietato di entrare nelle panetterie con appositi cartelli di tragica memoria. La disgrazia del Bois du Cazier influì grandemente sul mutamento della società belga, oggi cosmopolita e in grado di onorare il contributo dei 300mila italiani iscritti all’anagrafe e dei tanti di origine, ormai integrati. Il primo ministro belga nel 2011-14, Elio di Rupo, di origine italiana e figlio di un minatore, è l’esempio emblematico delle tante storie di successo della comunità italiana in Belgio.

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Durante gli anni in cui ho servito come ambasciatrice in Belgio, l’8 agosto assistevo, con la delegazione italiana venuta appositamente dall’Italia, a una cerimonia che nulla ha perduto della sua solennità. I rintocchi delle campane che marcano ogni perdita umana sono seguiti dai discorsi dei politici italiani e belgi e dalla lettura da parte dell’ambasciatore del discorso del presidente della Repubblica. È una giornata di memoria del lavoro e dell’immigrazione. Leggo che quest’anno i rappresentanti del governo sono stati fischiati a Marcinelle. A prescindere dalle inevitabili strumentalizzazioni politiche, credo la rivolta abbia un innegabile fondamento. Non si possono celebrare gli immigrati italiani in Belgio e sostenere nel contempo politiche razziste di esclusione degli immigrati stranieri in Italia.

Del resto, mal comune mezzo gaudio. In questi giorni di torrido caldo le commemorazioni del Bois du Cazier sono state accompagnate sulla stampa da cronache atroci, l’assalto di migranti, probabilmente pilotato dai servizi israeliani e marocchini, contro le enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Giovani marocchini disoccupati o pagati con salari di fame rispetto al costo della vita, si sono giocati tutto per inseguire il sogno antico, comune agli immigrati italiani degli anni 50, di poter trovare nei paesi più ricchi un destino differente. Centinaia di morti accertate e migliaia di dispersi. Ci sono differenze nell’immigrazione. Gli italiani arrivavano in Belgio in virtù del famigerato accordo “braccia contro carbone”. L’emigrazione dei marocchini è anarchica. Eppure il dolore e la speranza sono uguali. La triste realtà della miniera simile ai campi di detenzione in Europa. Il fallimento dei governi europei e la mancanza di umanità dei nostri politici è stata riconfermata.

L’avventurismo politico della Meloni, pronta a inseguire Vannacci, sullo stesso terreno, ha fatto cilecca. La sospensione di Schengen ha avuto come risposta la remigrazione in Italia di quei migranti che in base all’accordo di Dublino, firmato anche dal governo Renzi, devono essere scrutinati nel Paese di primo ingresso. Che macerie umane! Dove è finita l’Europa umanistica che avevamo pur sognato? Dal vertice di Tampere nel 1992, la politica dell’immigrazione europea non è stata realizzata, l’integrazione di 2 milioni di immigrati l’anno in una comunità di 500 milioni non è stata possibile. Le destre razziste ne hanno tratto beneficio. La falsa sinistra, in cerca di voti, ha inseguito la fermezza basata sull’esclusione. Le nostre società si sono imbarbarite. L’Europa delle patrie benedetta dalla maggioranza Ursula ha perseguito il tradimento dei diritti umani di cui la classe dirigente si riempie la bocca nella retorica liberal, in un nuovo colonialismo contro le cosiddette autocrazie. La politica di integrazione è fallita nelle socialdemocrazie nordiche come nei Paesi della periferia. Il nuovo fascismo sta per andare al potere in Europa. Non vedo un Re in ginocchio, ma politicanti pronti a cercare voti con i loro opportunismi e immoralità.

[…] Intanto l’Europa globalista, liberal e russofoba, prepara leggi anticostituzionali per sanzionare il dissenso e stigmatizzare i cosiddetti filo-putiniani. In Lituania è stato presentato un progetto di legge che richiede fedeltà ai dogmi della Nato per poter servire nella sfera pubblica. Il politologo svizzero J. Baud è stato sanzionato pesantemente dalla Commissione, non da un organo giudiziario. Su input di politici del campo largo Calenda e Picierno, il professor d’Orsi, insieme ad altri tra cui la sottoscritta, ha subito linciaggi pubblici. Ugualmente coloro che ricordano il genocidio palestinese sono perseguiti con sanzioni statunitensi a cui l’Europa si allinea. Il caso di Francesca Albanese è eclatante. L’intellighentia, l’accademia, il giornalismo, restano passivi. L’autocensura tipica degli Stati totalitari si impone.