L’inedita intesa con la socialdemocratica danese crea scompiglio nei rispettivi campi

(Flavia Perina – lastampa.it) – La strana coppia Giorgia Meloni-Mette Frederisken ha debuttato ieri sui social consapevole della sua unicità («Molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione») e decisa a trasformare in vantaggio il passo falso compiuto nel giorno della crisi di Ceuta, quando entrambe avevano cercato di trascinare l’Europa allo scontro con la Spagna “immigrazionista”.
In apparenza le due leader, uniche donne capo di governo dell’Unione, non potrebbero essere più lontane. Una (Meloni) a capo del governo più a destra dell’Unione. L’altra (Frederisken) alla guida del blocco rosso che ha ri-conquistato la Danimarca nel marzo scorso.
Una (Meloni) underdog dichiarata, capa di un partito cresciuto all’opposizione. L’altra (Frederisken) insider del potere, più volte ministro, stratega delle alleanze impossibili e di un campo larghissimo che va dai liberali agli eco-socialisti. Una (Meloni) in sintonia con il mondo Maga e alla ricerca di una seconda chance con Donald Trump. L’altra (Frederisken) arcinemica di Trump e sua diretta controparte nello scontro sull’annessione della Groenlandia agli Usa.
E tuttavia lo stato di necessità ha fatto premio sulla distanza politico-ideologica. La leader danese, che sull’immigrazione ha costruito lo strappo decisivo della sua carriera, quello che l’ha aiutata a restare al potere dopo una lunga crisi, ha espresso una posizione che può funzionare da collante della sua anomala e traballante coalizione. Giorgia Meloni è uscita dall’angolo in cui si era infilata dopo Ceuta e al tempo stesso ha mandato un duplice messaggio a chi la critica da sinistra e da destra sul tema immigrazione.
Alla sinistra dice: non tutti sono come voi o come il vostro amico Pedro Sanchez, c’è un progressismo “illuminato” pronto a fare squadra con me per difendere i confini d’Europa. Ai contestatori dell’area vannacciana, a quelli della remigrazione che gridano al tradimento delle promesse fatte agli italiani, fa presente: io porto risultati. Cambio gli orientamenti dell’Europa. Convinco persino i “nemici”. Voi fate battaglie di bandiera che non servono a nulla.
L’operazione della strana coppia rappresenta una scelta inedita sulla scena europea, dove la gestione dell’immigrazione è da sempre l’abisso che divide destra e sinistra, fonte di reciproca criminalizzazione («immigrazionisti» , «razzisti») e di richiami identitari per le rispettive tribù. Mai quell’abisso era stato varcato in termini così espliciti, addirittura con un messaggio congiunto rivolto all’Europa.
Mai si era andati oltre l’ovvio rifiuto di un’immigrazione incontrollata per proporre, come hanno fatto le due premier, anche una visione condivisa dei valori che l’Unione dovrebbe difendere. Mai si era visto un leader conservatore rinunciare alla polemica contro la sinistra “amica dei clandestini”, o un progressista deporre le armi contro “la destra xenofoba” per promuovere la possibilità di un incontro.
Forse è solo opportunismo, tattica per uscire dai pasticci del dopo-Ceuta ma qualunque cosa sia: lo scompiglio nei due campi è assicurato. Da entrambe le parti emerge la sfida a un preciso tabù: con “quelli” non si parla. Se la politica non è solo show e pesca delle opportunità, una mossa così dovrebbe avere conseguenze.
“Forse è solo opportunismo”. Ma dai Perina, diosanto. Cosa vuoi che sia?
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