Era stato condannato per appropriazione indebita di fondi dell’editoria e per tentata estorsione

(Alessandro Barbera – lastampa.it) – La storia vuole che il più lungimirante su Valterino Lavitola – così lo chiama chi ha avuto la leggerezza di farselo amico – fu Niccolò Ghedini. È il 2011, annus horribilis della Nazione. L’ex editore e direttore de L’Avanti (non quello glorioso, su questo torneremo) è indagato a Napoli per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Il compianto e dinoccolato avvocato del Cavaliere è interrogato davanti ai pubblici ministeri napoletani. Ricostruisce il tentativo di Lavitola di farsi candidare alle elezioni politiche del 2008 per Forza Italia. Ai tempi Ghedini era incaricato con Gianni Letta di preparare le liste. Lavitola, che aveva già tentato senza successo di farsi eleggere parlamentare europeo nel 2004, stavolta vuole un seggio sicuro. «Io, e in modo ancor più vivace Letta, consigliammo il Cavaliere di non frequentare questo signor Lavitola. Sarà una persona simpaticissima, piacevolissima, ma la cosa non ci entusiasmava». Berlusconi segue il consiglio, ma per togliersi di dosso Lavitola scarica la responsabilità sui consiglieri. «Valter mi spiace, su di te c’è stato un nettissimo parere negativo». E così – è agli atti della deposizione di Ghedini davanti ai magistrati – Lavitola cerca la segretaria personale di Berlusconi Marinella Brambilla perché gli riferisca di voler menare Ghedini.
Quindici anni dopo la storia si ripete, e non come farsa. Lavitola, un po’ giornalista, un po’ imprenditore, un po’ spione al servizio del potente di turno, molto trafficone e bonario con chiunque lo incontri, si ritrova in carcere con l’accusa di mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Sembrava essersi rifatto una reputazione all’ombra di Monteverde vecchio, e invece le carte dell’accusa dicono altro. Il Cefalù Bistrot è una copertura sotto la quale Valterino continua a coltivare l’ossessione per i soldi e il potere. Val la pena riavvolgere con cura il nastro dei precedenti.
Cresciuto all’ombra del craxismo, quando nel 2010 Silvio Berlusconi rompe con Gianfranco Fini, Valterino è direttore-editore di un anonimo giornale che aveva scippato l’effige dell’organo del fu partito socialista. A settembre pubblica un documento che attesta chi c’è dietro la società offshore titolare di un appartamento a Montecarlo donato ad Alleanza Nazionale dalla contessa Anna Maria Colleoni: è il genero di Fini, Giancarlo Tulliani. Prima della pubblicazione, il caso vuole che Lavitola voli con aereo di Stato nel paradiso fiscale caraibico di Saint Lucia per incontrare il locale ministro della Giustizia. Raggiunto un anno dopo dall’ordine di cattura per estorsione ai danni di Berlusconi, risulta latitante. Otto mesi dopo una seconda inchiesta giudiziaria, sempre per estorsione ai danni di Berlusconi, questa volta in combutta con Giampaolo Tarantini, noto procacciatore di escort per il Cavaliere. Quando si costituisce, in Patria lo attendono due nuove accuse. La prima è di corruzione internazionale su un giro di tangenti per la costruzione di carceri a Panama. Lavitola è intimo del presidente Ricardo Martinelli, ospitato a Villa Certosa come fosse casa sua. La seconda è di appropriazione indebita: nel 2015 in concorso con l’allora senatore Sergio De Gregorio viene condannato dalla Corte dei Conti a restituire allo Stato 23 milioni di euro di fondi per l’editoria percepiti illegittimamente da L’Avanti (la elle servì ad appropriarsi della testata storica) tra il 1997 ed il 2009. Sempre nel 2015 è condannato a tre anni per la compravendita dei senatori che nel 2008 avevano portato alla caduta del governo Prodi. Il reato finì prescritto, nel frattempo Lavitola aveva avuto un’altra condanna, questa volta per tentata estorsione all’allora presidente di Impregilo Massimo Ponzellini sulla realizzazione di un ospedale pediatrico a Veraguas, la regione di origine di Martinelli. Avrebbe dovuto essere lo scambio per un appalto della metropolitana, Valterino nel frattempo trattava a un altro tavolo con un concorrente brasiliano di Impregilo