
(Elena Basile – lafionda.org) – Alcuni intellettuali lamentano che l’analisi del conflitto israelo-palestinese sia deviata dalla compassione per le vittime palestinesi e sfugga a una razionale equidistanza, base della mediazione. In particolare, temono che lo stigma rivolto a Israele quale “Stato genocida” possa portare a un nuovo odio verso Israele e il popolo ebraico.
Seguendo questa impostazione, si dovrebbe dedurre che il riconoscimento dell’Olocausto avrebbe dovuto essere vietato, al fine di non stigmatizzare l’intero popolo tedesco. Il percorso della tormentata storia occidentale ci insegna l’opposto. I valori umanistici hanno rappresentato un punto di riferimento nella lotta della civiltà contro la barbarie, a cominciare dall’apprezzamento della vita umana e dall’uguaglianza degli uomini davanti a Dio del cristianesimo, per giungere, attraverso i valori illuministici di «liberté, égalité, fraternité» e l’utopia marxista di una società senza ingiustizie sociali («a ciascuno secondo i suoi bisogni»), alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, al multilateralismo e alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio. I valori umanistici sono parte di un’identità occidentale che dovrebbe coinvolgere il popolo ebraico, vittima dell’Olocausto, e lo Stato di Israele, che fu concepito dalla parte migliore dei sionisti come un rifugio per le popolazioni perseguitate e non come un progetto di dominio coloniale, nel quale è stato invece subito trasformato, a partire dalla Nakba.
Non si può pervenire a una mediazione nel conflitto israelo-palestinese se si sotterra la compassione per le vittime e non si ammette il tentato genocidio da parte di Israele e la pulizia etnica iniziata ben prima del 7 ottobre 2023.
Il popolo ebraico recupera le tradizioni migliori dell’ebraismo se riconosce i crimini di Israele e non li nasconde sotto la polvere del tempo, tentando di giustificarli con l’esistenza di Hamas, un’organizzazione per la lotta armata e la liberazione di un popolo, che compie attentati terroristici e che è nata a causa dell’occupazione illegale dei territori palestinesi. Essa è stata finanziata e tenuta in vita dal governo israeliano al fine di non accettare un dialogo diplomatico per la nascita dello Stato palestinese.
La rinascita della Germania democratica è stata possibile in virtù del riconoscimento dell’Olocausto e dell’ammissione delle proprie colpe storiche da parte del popolo tedesco.
Hannah Arendt potrebbe essere citata in quanto, insieme a tanti altri intellettuali ebrei, prese le distanze da Israele ai tempi dell’ex primo ministro (e terrorista) Begin.
Non mi sembra che la politica occidentale sia stata severa con la storia di Israele. Ha sempre condonato le violazioni del diritto internazionale, iniziate almeno nel lontano 1967, reiterate con le punizioni collettive dei palestinesi e con la creazione di un regime di apartheid in Cisgiordania. Che alcuni esponenti illustri della Chiesa cattolica, come Pizzaballa, portino avanti il dialogo interreligioso e levino la loro voce per ricordare il dolore delle vittime non è demagogia, ma recupero dell’umanesimo cristiano che la politica internazionale tende a cancellare.
Di fronte al genocidio di un popolo ancora in corso, non può essere citato quale giustificazione il dolore della diaspora ebraica oppure la vulnerabilità di Israele, accerchiato da Paesi arabi nemici. Questi argomenti erano forse credibili nei primi decenni dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi sono mistificazioni che non tengono conto dei rapporti di forza cambiati, dell’arroganza di uno Stato, avamposto della NATO in Medio Oriente, che perpetua i suoi crimini in virtù del sostegno militare e finanziario statunitense e della complicità politica ed economica europea. Certamente Hamas ha commesso innumerevoli errori politico-strategici e ha governato anche con il terrore la Palestina. Sicuramente Hamas ha compiuto attentati terroristici. Considerare, tuttavia, l’organizzazione e l’intero asse della resistenza — Hezbollah, Houthi e Iran, l’unico Stato che si è opposto non a parole al genocidio — quali cause del comportamento israelo-americano non risponde alla realtà storica dei fatti.
Il volto odierno, il più atroce del sionismo, è il risultato della potenza israeliana, non certo della sua vulnerabilità.
Stento a comprendere i tanti intellettuali che credono che la libertà di espressione significhi difendere l’arbitrio del potere. La nostra Costituzione vieta l’apologia del fascismo, ma tutela il pluralismo democratico. Non ammetteremmo le esternazioni pubbliche dei negazionisti dell’Olocausto. La condanna del genocidio è un imperativo a difesa dei valori fondamentali delle costituzioni democratiche. Siamo al paradosso di voci dell’intellighenzia che vengono in soccorso di Israele, Stato sostenuto da una potentissima lobby internazionale. Ci raccomandano di non esagerare nella protezione dei palestinesi, i paria dimenticati dalla storia!
Cara Basile… a me bsta questa sua affermazione….lo Stato di Israele, che fu concepito dalla parte migliore dei sionisti come un rifugio per le popolazioni perseguitate e non come un progetto di dominio coloniale, nel quale è stato invece subito trasformato, a partire dalla Nakba.
Invece proprio è il dominio coloniale…il DNA sin dai tempi dei pellerossa!
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Forse fin dai tempi del ritorno da Babilonia
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Quoto. Certe volte sembra che non colleghi pensieri e cose scritte. O che sia nuova del mestiere.
Eppure le basterebbe approfondire in rete. Albert Einstein (1879-1955). Sostenne l’immigrazione ebraica in Palestina, ma si oppose fermamente alla creazione di uno stato nazionale ebraico .
Nel 1948, gli American Friends of the Fighters for the Freedom of Israel (AFFFI) (che rappresentavano la Stern Gang/LEHI) chiesero l’aiuto di Einstein per raccogliere fondi per i loro combattenti ebrei. Il direttore esecutivo dell’AFFFI, Shepard Rifkin, spiegò nella lettera riportata di seguito che quando il comandante della Stern Gang, Benjamin Gepner, gli chiese di contattare Albert Einstein per ottenere supporto propagandistico e per la raccolta fondi, questi rispose: “Sei pazzo? È completamente contrario alla violenza!”.
Ciononostante, Rifkin scrisse una lettera ad Albert Einstein chiedendo il suo aiuto per raccogliere fondi in America per l’acquisto di armi.Einstein rifiutò con questa lettera in cui affermava: “Quando una vera e definitiva catastrofe dovesse abbattersi su di noi in Palestina, i primi responsabili sarebbero gli inglesi e i secondi le organizzazioni terroristiche formate tra le nostre fila. Non sono disposto a vedere nessuno associato a queste persone fuorviate e criminali.“Einstein ricevette la proposta di diventare presidente di Israele.Nel 1938, Einstein scrisse : “Il legame che ha unito gli ebrei per migliaia di anni e che li unisce ancora oggi è, soprattutto, l’ideale democratico di giustizia sociale unito all’ideale di mutuo aiuto e tolleranza tra tutti gli uomini”.
Nel 1948, fu coautore di una lettera al New York Times in cui descriveva uno dei partiti politici fondatori di Israele (il Partito della Libertà del futuro Primo Ministro israeliano Menachem Begin) come “molto simile, per organizzazione, metodi, filosofia politica e appeal sociale, ai partiti nazista e fascista”.
La storia della lettera di rifiuto di Einstein è descritta sul sito web
Deir Yassin Remembered : https://www.deiryassin.org/einstein.html . Puoi trovare maggiori informazioni su Deir Yassin su https://promisedlandmuseum.org/creation-of-state/
Altri siti che hanno presentato la lettera di rifiuto includono:
https://united4justice.wordpress.com/tag/einstein-letter-to-shepard-rifkin-on-isareli-terrorists/
https://www.palestineremembered.com/Jerusalem/Dayr-Yasin/Story8497.html
La copia cartacea di questa lettera è ora conservata presso il Museo ebraico dell’esperienza palestinese, http://www.PromisedLandMuseum.org
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Grande Virgy…. grazie per l’approfondimento!
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Ma avete visto le foto di Gaza? Distruzioni meticolosamente programmate ed eseguite, casa per casa. Per rendere l’area inabitabile per i suoi abitanti originari. Neppure Berlino , la culla del disegno più folle e criminale del XX secolo aveva quell’ aspetto nel 1945.
Prima, i se ed i ma erano ammissibili, ora, per me, siamo al di là del crinale , se sei a favore del progetto Sionazista, sei un criminale complice di criminali. Che tu sia Ebreo o non lo sia. E viceversa, senza eccezioni
È coerentemente ho dato addio definitivo anche ad amicizie trentennali che tentennavano davanti a questo sfregio all’ umanità compiuto con la complicità del cosiddetto mondo libero
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Il documentario “Seppellire la Nakba” presenta un’inchiesta del quotidiano israeliano Ha’aretz che ha portato alla luce una vasta cospirazione del governo israeliano per occultare le prove della Nakba , l’espulsione del popolo palestinese dalle proprie case avvenuta nel 1948.
Questo rapporto includeva un documento del 1948 dell’organizzazione paramilitare ebraica Shai (che significa “dono” o “presente”) , precursore dello Shin Bet, in cui si affermava che il 70% delle espulsioni palestinesi era dovuto a operazioni militari ebraiche.
Queste informazioni, insieme a decine di altri rapporti ufficiali israeliani, sono state soppresse per decenni dal Malmab (Ministero della Difesa e della Sicurezza israeliano), al punto che il Malmab ha limitato e censurato informazioni e interviste precedentemente non classificate.
Ha’aretz riporta casi specifici di ricercatori che hanno scoperto, dopo la pubblicazione, che documenti precedentemente non classificati erano stati soggetti a restrizioni da parte del Ministero della Difesa.
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