
(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) […] Ha suscitato scandalo in Europa che una delegazione afghano-talebana sia stata ricevuta a Bruxelles. Gli americani questa volta sono stati più prudenti vista la batosta che hanno preso dopo vent’anni di invasione e occupazione dell’Afghanistan, finita nel più inglorioso dei modi, per la quale avevano raccolto quasi tutti gli Stati del mondo, Italia compresa (vero, professor Vannacci?). Il vero scandalo è che l’Afghanistan non sia riconosciuto dall’Onu come Stato. Eppure, oggi come ieri, ha tutti i requisiti per esserlo: uno Stato esiste quando ha un governo, una popolazione, un territorio. E l’Afghanistan ha tutte e tre le cose.
[…] Ma il mancato riconoscimento dell’Afghanistan come Stato non è innocente. Permette a tutte le anime belle, compresi Amnesty International e Human Rights Watch, di trattare gli afghani non come popolo, ma più o meno come un gruppo di terroristi a cui non viene riconosciuto diritto alcuno. A Guantanámo, territorio paradossalmente cubano, agli afghani fatti prigionieri durante l’invasione occidentale, diventati nel frattempo dei vecchi, non è riconosciuto lo status di soldati, per cui vengono trattati nel peggiore dei modi, con umiliazioni e brutalità sconosciute nella storia recente. Bisogna risalire al genocidio nazista nei confronti degli ebrei, e ai metodi dei giapponesi all’epoca del Mikado.
Di che cosa si è discusso a Bruxelles? Del trattamento riservato agli afghani quando rientrano in patria. Si tratta di afghani che appoggiarono i “governi Quisling” di Hamid Karzai e di Ashraf Ghani, quest’ultimo fuggito con la cassa dell’oro depredato alla popolazione. Si tratta di collaborazionisti che hanno la coscienza sporca. Ma il governo dei “new talebans” li ha garantiti con un’amnistia generalizzata, come aveva già fatto il Mullah Omar nel 1996 dopo aver sconfitto i “signori della guerra”. Amnistia che non riguardava solo i pashtun, tribù a cui il Mullah apparteneva, ma anche i suoi tradizionali avversari, i tagiki di Massoud e gli uzbeki di Dostum. I tagiki erano stati essenziali per l’invasione americana, perché le avevano prestato i loro uomini, senza i quali gli yankee non avrebbero potuto prevalere: senza uomini sul terreno, con il solo apporto dei B52, non ce l’avrebbero fatta.
[…] Questa fu poi la causa dell’assassinio dello stesso Massoud. Perché Massoud era un afghano integrale. E, dopo aver ringraziato gli americani per aver tolto di mezzo i Talebani, avrebbe detto loro: “Tornatevene a casa che adesso qui comando io”. Ma questo agli americani non andava bene, per cui Massoud fu ucciso in un agguato compiuto da due arabi che si erano finti operatori televisivi durante un’intervista. L’assassinio non fu mai attribuito ai talebani, nonostante la pessima fama di cui godevano. Insomma Massoud fu vittima di se stesso, delle sue ambizioni e dei legami che aveva intrattenuto con l’ambiguissimo sceicco saudita Bin Laden che, in effetti, con le sue enormi ricchezze, aveva aiutato i combattenti afghani durante l’occupazione sovietica. Di Bin Laden il Mullah Omar non aveva nessuna considerazione: lo definiva “un piccolo uomo”.
Vogliamo ricordare alcuni meriti del Mullah Omar? Stroncò il traffico della droga impedendo agli agricoltori afghani di coltivare il papavero da cui si ricava l’oppio. Con questa decisione andava contro la sua stessa base elettorale, chiamiamola così, formata da agricoltori e autotrasportatori. Il Mullah andava per le spicce e faceva bruciare i campi dei contadini che non ci stavano. Ma aveva l’autorità, l’autorevolezza, il prestigio per farlo. E soprattutto si metteva contro le potenti organizzazioni internazionali che trafficavano con la droga legate a loro volta a insospettabili Paesi occidentali. E questa è la vera ragione, se vogliamo trovarne una, dell’invasione e dell’occupazione dell’Afghanistan. Il Mullah prese anche altre importanti decisioni: proibì il combattimento fra animali, perché la sharia lo condanna, e vietò la caccia. Tema molto attuale in Europa e in Italia, visto che sta per essere varata la legge chiamata “sparatutto”.
[…] E adesso cosa vogliamo fare, visto che continuano a non piacerci i costumi afghano-talebani? Occupare e invadere per l’ennesima volta l’Afghanistan? Forse bisognerebbe ricordarsi che l’Afghanistan, talebano e non, è chiamato “la tomba degli Imperi”. E che nell’Ottocento era sotto il controllo degli inglesi (che per nefandezze non sono mai secondi a nessuno, anche se l’altro giorno ai Mondiali di calcio hanno fatto una misera figura contro i ragazzi ghanesi, che hanno annullato i troppo strombazzati Bellingham e Harry Kane).
Poi, inter-fecondandosi con la cultura occidentale, anche l’Afghanistan è cambiato. Oggi esistono ristoranti gestiti da sole donne (ristoranti dico e non dancing pub, questo sarebbe veramente troppo), ristoranti francesi ed extraeuropei (americani no, di quelli ne hanno già avuto abbastanza). Il Mullah era contrario a ogni forma di familismo, ebbe tre mogli e cinque figli, ma nessuno di costoro fa parte dell’attuale vertice politico dei “new talebans”. Il leader è il misterioso Akhundzada che raccoglie in sé i poteri e la visione religiosa e politica, come era stato ai tempi di Omar. Non so cosa può pensare oggi il Mullah guardando il suo Afghanistan dal paradiso delle Urì. Comunque sia, che Allah ti abbia sempre in gloria, Omar.