
(estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] Il sempre spumeggiante Antonio Tajani, ministro dei poveri Esteri e financo vicepremier, durante una riunione coi suoi senatori in merito al litigio coi meloniani sulla legge elettorale e sulle intercettazioni ha detto: “Io, i fascisti di Roma li conosco: con loro bisogna usare la forza”. Ora, se uno pensa ai “fascisti di Roma” (sulla falsariga dei “nazisti dell’Illinois” dei Blues Brothers) dentro al Parlamento, pensa subito a quelli cresciuti nella sezione del Colle Oppio, in primis la Meloni, “coatto antico in un corpo da bambina”, secondo la canzone che una rock band di estrema destra le dedicò nel 1998. Infatti lei si è imbufalita e ha chiesto chiarimenti ad Antonio, come a dire: “Cos’è, anche le pulci hanno la tosse?”; al che lui le ha giurato che trattavasi di “iperbole” (da cui: o voleva dire “un po’ fascisti”, o non sa cos’è un’iperbole) e che stava facendo un discorso motivazionale ai suoi per caricarli a pallettoni contro i leghisti, notoriamente più romani di Aldo Fabrizi. Per battere i fascistoni, forte del suo physique du rôle, il partigiano Antonio ha usato l’esortazione più fascia che si possa pensare: “Come i Romani: si vince con l’unità della falange!”: i danni che fanno i video fake di Vannacci sulle menti fragili. Chissà quale “forza” uno come Tajani sia convinto di poter far valere, se quella fisica, quale sola si sospetta conoscano i fascisti di ogni città, o intellettiva (Tajani contro Rampelli sulle preferenze: praticamente la versione politica di Newton contro Leibniz sulla paternità del calcolo infinitesimale), e comunque la si metta rischia parecchio. Non resta che la forza politica: eliminando le preferenze, Tajani spera di poter lucrare ancora qualcosa sul nome di Berlusconi, grattandolo dal simbolo e dalla fiducia che la figlia Marina sembra ancora accordargli; i listini bloccati, coi candidati scelti dal vertice (cioè sempre Marina), garantiscono al non-partito Forza Italia di blindare candidati fedeli che nessun cittadino ha mai visto in natura, opportunamente tenuti al fresco in qualche cantinetta refrigerata di Cologno Monzese o parcheggiati in qualche giunta siciliana dal 1994. Sarebbe spiacevole, per Antonio, ritrovarsi convocato dai due eredi nel quartier generale di Mediaset come nell’aprile scorso, quando Marina e Pier Silvio gli comunicarono che avrebbero cambiato i capigruppo di FI alla presenza dell’amministratore delegato di Fininvest. Come spiegherebbe ai padroncini di non avere voce in capitolo nemmeno sulle intercettazioni a strascico, ora previste solo per mafia e terrorismo, che FdI vuole estendere alle indagini su corruzione, scambio elettorale politico-mafioso e altri reati dei colletti bianchi, quando Nordio le toglierebbe pure per i mafiosi, che “non parlano al telefono”?
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È buffo che Tajani si preoccupi solo ora della presenza in maggioranza di nostalgici del Ventennio, quando fu proprio il padrone del suo partito a portare i fascisti al governo del Paese; né risulta che abbia mai preso le distanze su alcunché dai nipotini di Almirante. Ma Antonio ultimamente ha spesso crisi di coscienza: dopo aver definito “inaccettabile” la condotta peraltro impeccabile degli israeliani contro diplomatici italiani, carabinieri, il cardinale Pizzaballa, statuette della Madonna e da ultimo contro l’Italia, definita “il Paese delle ciabatte” da Ben-Gvir (giammai contro 80 mila civili palestinesi massacrati), giorni fa ha detto di trovare “inaccettabili” le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania, ma solo perché “indeboliscono la posizione e l’immagine del Paese”, cioè rovinano agli occhi del mondo la specchiata reputazione di Israele; reputazione che lui, Antonio, ha contribuito a edificare, votando contro le tregue umanitarie e rafforzando i rapporti militari con Tel Aviv col pretesto del dual use.
[…] Ieri, siccome lui odia i fascisti alla Vannacci, s’è affrettato a strumentalizzare l’attraversamento del confine di Ceuta di migliaia di migranti provenienti dal Marocco: “Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500 mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata”. Una squallida menzogna, visto che la frontiera di Ceuta (che è in Marocco, e in mezzo c’è lo stretto di Gibilterra) è sbarrata con un recinto dal 1996 e militarizzata dal 2005, e i migranti a cui il governo spagnolo concede il permesso di soggiorno (non la cittadinanza) sono quelli che risiedono legalmente e continuativamente in Spagna per 5 anni consecutivi, non certo i fuggiaschi di Ceuta. D’accordissimo stavolta col governo presso il quale presta servizio, Tajani si è detto “favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna”, come se i migranti di Ceuta stessero fermi a un semaforo di Pamplona in attesa di varcare i Pirenei e di raggiungere Lourdes, indi Mentone; poi, da lì a Genova, è un attimo.
Tanto esilarante quanto deprimente.
Che gente di m3rda abbiamo, al governo.
Vergogna assoluta. 😣😖
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Tempi duri per don Abbondio si avvicina il tempo del csne la bustina e lunghe passeggiate ai giardinetti🤔
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