Respinta a Palazzo Madama l’interrogazione del M5s sulle consulenze affidate dall’Enel all’avvocata Raspagliesi. Il motivo? Non si parla del presidente del Senato

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Vietato nominare Ignazio La Russa. Pena la bocciatura dell’atto parlamentare. Al Senato non si può menzionare il presidente dell’Aula nelle interrogazioni parlamentari. Gli uffici di Palazzo Madama, secondo quanto hanno riferito a Domani, hanno addotto come motivazione una prassi per cui la seconda carica dello Stato non può essere nemmeno citata negli atti di sindacato ispettivo.

Il destinatario del messaggio è il senatore del Movimento 5 stelle, Mario Turco, che ha presentato un’interrogazione, a partire dall’articolo pubblicato da questo giornale sulle consulenze legali (per un totale di 90mila euro in tre anni) affidate dall’Enel all’avvocata Matilde Raspagliesi, nipote di Ignazio La Russa e collaboratrice dello studio La Russa (oggi gestito dal figlio Geronimo).

Nel caso specifico la società pubblica ha spiegato di aver assegnato gli incarichi alla professionista, senza alcun rapporto con lo studio. Turco, nell’esercizio delle proprie prerogative parlamentari, ha cercato informazioni aggiuntive dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in quanto responsabile del Mef, azionista nelle partecipate statali. L’esponente dei 5 stelle ha chiesto, tra le varie cose, se Raspagliesi abbia ricevuto «incarichi professionali, consulenze o affidamenti anche da parte di altre società pubbliche, controllate o partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato». Quindi «in caso affermativo, quali siano tali società, la natura e il numero degli incarichi conferiti, gli importi riconosciuti, le modalità di selezione adottate».
La richiesta di Turco è stata rimandata al mittente dagli uffici preposti. Il motivo? Non ci sono precedenti del genere con interrogazioni a Palazzo Madama che trattano (anche) questioni relative al presidente del Senato. Una situazione determinata dalla specificità del caso: le attività professionali della famiglia della seconda carica dello Stato e l’eventuale rapporto con società pubbliche dei suoi familiari.

Uno scenario che, fanno notare nei corridoi parlamentari, non era mai accaduto in precedenza. Il risultato è che l’interrogazione non è stata depositata. A meno che non venga eliminato il nome di Ignazio La Russa. Alla Camera, invece, non ci sono stati problemi a depositare l’atto firmato dal deputato dei 5 stelle, Alfonso Colucci, che ricalca i contenuti dell’interrogazione scritta da Turco. A Montecitorio non vige il divieto di nominare La Russa.
Niccolò Machiavelli nel Capitolo XXII del Principe, spiega che la prima impressione (o congettura) sulle capacità di un governante si basa proprio sugli uomini di cui si circonda.*Se il principe sceglie collaboratori competenti , viene immediatamente giudicato saggio. Se i collaboratori sono scarsi o opportunisti, il giudizio sul principe sarà inevitabilmente negativo. Il suo primo errore politico risiede proprio nella scelta di chi lo affianca….
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Machiavelli, che andrebbe letto con attenzione anche ai giorni nostri e ci darebbe più risposte di tanti analisti geopolitici…
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……………e di chi lo sostiene se mi è concesso dire:
Un potente stregone, con l’intento di distruggere un regno, versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell’acqua, sarebbe diventato matto. Il mattino seguente, l’intera popolazione andò al pozzo per bere. Tutti impazzirono, tranne il re, che possedeva un pozzo privato per se e per la famiglia, al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato, il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione, promulgando una serie di leggi sulla sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori, che avevano bevuto l’acqua avvelenata, trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle. Quando gli abitanti del regno appresero il testo dei decreti, si convinsero che il sovrano fosse impazzito, e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando, si recarono al castello, chiedendo l’abdicazione. Disperato il re si dichiarò pronto a lasciare il trono, ma la regina glielo impedì, suggerendogli: “Andiamo alla fonte e beviamo quell’acqua”. In tal modo saremo uguali a loro. E così fecero: Il re e la regina bevvero l’acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo, i sudditi si pentirono: Adesso che il re dimostrava tanta saggezza, perchè non consentirgli di continuare a governare? La calma regnò nuovamente nel paese, anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera del tutto diversa dai loro vicini. E così il re potè governare sino alla fine dei suoi giorni. Cos’è la realtà La realtà è ciò che la maggioranza ha ritenuto che dovrebbe essere. Non necessariamente la situazione migliore, né la più logica, ma quella che si è adattata al desiderio collettivo.
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Grazie per la metafora così reale per noi tutti
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