Sondaggio Ipsos. Il no (trasversale) a Trump: quasi otto italiani su dieci bocciano il presidente Usa. Il sondaggio di Pagnoncelli: a favore del presidente Usa il 30% degli elettori di FdI e Lega. La spinta pro Ue. Per il 63% l’Italia deve rinsaldare l’alleanza in Europa. Solo il 9 vuole l’asse con Washington

Sondaggio Ipsos | Il no (trasversale) a Trump: il 77% degli italiani ha un giudizio negativo

(di Nando Pagnoncelli – corriere.it) – Il secondo mandato del presidente Donald Trump è stato un ciclone che ha travolto equilibri storici, assetti internazionali, relazioni tra i Paesi. Lo scenario che si credeva, se non eterno, quanto meno stabile e prevedibile cambia pesantemente e velocemente. Il diritto internazionale, il multilateralismo, l’alleanza atlantica, le relazioni tra il nostro Paese e gli Usa sono tutti aspetti messi profondamente in discussione. 

Proprio giovedì scorso, nella prolusione che ha accompagnato il conferimento del premio Carlo Magno, Mario Draghi ha usato parole inequivocabili: una Casa Bianca che decide «sempre più spesso unilateralmente, ignorando le regole che gli Stati Uniti un tempo difendevano. E per la prima volta dal 1949, gli europei devono affrontare la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate»; Washington che, da partner imprescindibile diventa «conflittuale e imprevedibile»

Trump ha anche teso pesantemente i rapporti con il nostro Paese: attacca l’Italia che non si è a suo parere prestata a sostenere gli Usa in Iran minacciando ritorsioni, definisce Giorgia Meloni una leader priva di coraggio, attacca papa Leone XIV che metterebbe in pericolo la vita di molti cattolici e starebbe al fianco di un Iran con la bomba atomica.

Gli italiani ricambiano questa sempre più netta ed evidente ostilità. Richiesti di esprimersi sul gradimento di Trump, solo il 15% esprime giudizi positivi, mentre il 77% esprime valutazioni negative. Si tratta, pur con importanti differenze, di una valutazione trasversale: se infatti tra gli elettori di FdI e Lega i giudizi positivi raddoppiano superando il 30%, le opinioni negative sono sopra i due terzi, dato che sale al 76% tra gli elettori di FI. Tra gli elettori delle forze di opposizione la disapprovazione supera l’80% fino ad arrivare al 97% tra gli elettori del Pd. E si tratta di un dato che cresce nel tempo: poco più di un anno fa i critici erano il 58% degli elettori, oggi sono cresciuti di quasi 20 punti.

La guerra con l’Iran è giudicata un rischio, anche qui con maggioranze molto ampie: il 69% infatti pensa che sia una cattiva notizia che produrrà molte vittime e pesanti conseguenze per tutti. Solo l’11% invece condivide la scelta, ritenendo l’Iran una minaccia da combattere. Tutti gli elettorati fanno prevalere il disaccordo, con le differenziazioni che abbiamo già visto: la condivisione della scelta di attaccare raddoppia fra gli elettori di FdI e Lega (mentre chi vota FI si esprime come la media degli intervistati), sparisce o quasi tra gli elettori del Pd

Oltre che sbagliata la guerra in Iran è anche mal gestita da Trump: lo pensa il 74% degli italiani, con solo il 9% che invece condivide la conduzione del conflitto e il 17% che non sa esprimersi al proposito. Anche in questo caso le differenze son quelle già viste: decisamente critiche le opposizioni, in particolare gli elettori Pd, critici ma con qualche gradazione di maggiore approvazione gli elettori della compagine di governo.

Il rapporto privilegiato con gli Usa — tema centrale nella prima parte del mandato di Meloni — sembra ormai alle spalle. Il 63% ritiene che l’italia debba impegnarsi ad essere vicina all’Ue, mentre solo il 9% privilegerebbe l’alleanza con gli Usa. Questo orientamento, largamente condiviso da tutti, sembra indicare una presa di distanza evidente anche negli elettorati più vicini a Trump. Gli elettori leghisti, infatti, pur essendo quelli che un po’ più degli altri vedono con favore la vicinanza agli Usa (20%), per la maggioranza assoluta (56%) privilegiano il rapporto con l’Ue.

Appare evidente che la presidenza Trump stia producendo un importante riassestamento delle opinioni. Questo anche perché sembra ormai chiaro che Trump consideri l’Italia un Paese secondario rispetto ad altri Stati europei. Lo pensa il 53% degli italiani, mentre 22% ritiene che Trump ci valuti un Paese strategico. Solo nell’elettorato leghista, sia pur di stretta misura, prevale quest’ultima idea: lo pensa il 43%, mentre il 41% ritiene che siamo percepiti come un Paese secondario. Anche tra gli elettori di FdI, dove pure albergava il sentimento di special relationship dei primi anni di governo, oggi solo il 36% pensa che per Trump l’Italia sia strategica, contro il 45% che invece ritiene che siamo valutati un Paese secondario.

Insomma, il terremoto che ha sconvolto gli assetti mondiali appare interiorizzato dagli italiani. L’idea, che per qualche tempo ha dominato la scena politica, che la vittoria di Trump fosse una spinta per la destra internazionale, è tramontata. Anche perché, lo sappiamo da altre indagini, per quasi due terzi degli italiani Trump non è solo alleato poco affidabile, ma un vero e proprio rischio per la democrazia. Si apre quindi, anche nel sentimento nazionale, lo spazio per un riposizionamento complessivo dell’Italia nello scenario internazionale e in particolare in Europa.