Bufera su Nordio per la grazia a Minetti, la telefonata con Meloni: “Ho rispettato la legge”. Il ministro torna al centro della polemica. Avs lo vuole in Aula. Il Pd chiede le dimissioni. FdI scarica tutto su Bartolozzi

(di Gabriella Cerami – repubblica.it) – Un nuovo terremoto rischia di travolgere il ministro della Giustizia. Uscito sconfitto dal referendum sulla “sua” riforma, azzoppato dai casi Almasri e Bartolozzi, costretto a liquidare il sottosegretario Delmastro, Carlo Nordio finisce ancora una volta nella polvere.
La lettera con la quale la Presidenza della Repubblica gli chiede di verificare la «supposta falsità» di alcuni elementi contenuti nella domanda di grazia di Nicole Minetti getta un’ombra pesantissima sulla regolarità delle procedure seguite da Via Arenula in questa delicata vicenda.
È bastato che le agenzie di stampa battessero la notizia della missiva (che non ha precedenti nella storia delle grazie concesse dal Colle) per far scattare l’allarme rosso al ministero. Un intero ufficio è andato in tilt. È a quel punto che Nordio ha cercato l’ombrello di palazzo Chigi, non sapendo come replicare al pesante affondo incassato. E lo ha ottenuto. Giorgia Meloni lo ha sentito al telefono. Toni pacati, massima attenzione alla vicenda da parte della presidente del Consiglio. Un passo falso e la pedina già claudicante della Giustizia potrebbe rotolare, come avvenuto dopo il referendum per ministri e sottosegretari sostituiti.
Del resto, quella di ieri è l’ennesimo guaio che investe via Arenula. Ultimo in ordine di tempo quello sotto la lettera “D” di Delmastro, l’esponente di Fratelli d’Italia in affari con i Caroccia, ritenuti vicini al clan di stampo camorristico dei Senese. Per non dire dell’addio forzato della capo di gabinetto Bartolozzi, la fidatissima costretta infine a lasciare l’incarico. Fatali per lei le affermazioni rilasciate durante una trasmissione televisiva in cui ha paragonato i magistrati a un plotone di esecuzione. Ma questa era stata solo la goccia che aveva fatto traboccare un vaso già stracolmo. Vaso che nel tempo si era riempito del caso Almasri, il generale libico accusato di torture, prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti italiani con la copertura appunto del ministero. La sconfitta del governo al referendum sulla separazione delle carriere era apparsa come la bocciatura definitiva di quattro anni di politiche fallimentari sulla giustizia.
Ora il Guardasigilli cerca di venire fuori dalle macerie chiedendo alla procura generale presso la Corte d’appello di Milano di acquisire nuove informazioni sulla richiesta di grazia, come se non fosse stato necessario, a suo tempo, da parte del ministero chiedere già le dovute verifiche prima di trasmettere l’istruttoria al Quirinale. Leggerezza, lettura superficiale delle carte, procedure forse troppo accelerate. Ecco il sospetto che incombe sul dicastero e che rischia di risultare fatale al veneto di governo, l’ex magistrato che ha fatto della “schiettezza” senza freni il suo vanto e la sua maledizione.
Nel centrodestra nessuno ha voglia di commentare. C’è chi informalmente dalle parti di Fratelli d’Italia sottolinea che questi dossier sono stati seguiti dal gabinetto del Guardasigilli, guidato a suo tempo proprio da Bartolozzi, ora tornata nei ranghi della magistratura. Ma c’è anche chi sostiene che Nordio, che da ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole alla grazia, conosca bene la famiglia Cipriani, la dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia, di cui è erede Giuseppe, il nuovo compagno di Minetti. Anche per questo il rischio che Nordio rimanga schiacciato da questa vicenda è alto.
E infatti le opposizioni lo incalzano e tornano a colpire il nervo scoperto del governo. Parla di «pesanti dubbi» il coportavoce di Avs Angelo Bonelli, che annuncia un’interrogazione al ministro. Attacca anche la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani: «Cosa sta aspettando Meloni a far fare un passo indietro a Nordio? Non c’è più tempo da perdere». Secca la replica del Guardasigilli: «Prima di chiedere le mie dimissioni l’onorevole Serracchiani avrebbe dovuto rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l’articolo 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia». Mentre il leader di Italia viva, Matteo Renzi, osserva: «Non conosco Nicole Minetti, ma conosco molto bene Sergio Mattarella. So che c’è una garanzia di serietà». E chiede le dimissioni non di Nordio, bensì di Meloni.