
(Tommaso Merlo) – Pare fosse una pagliacciata l’attentato a Trump prima delle elezioni. Quello con tanto di scena madre col ketchup che gli scendeva dall’orecchio e il pugno alzato verso il cielo. Perfino la stampa nemica lodò il coraggio di Trump che dopo qualche settimana ritornò alla Casa Bianca a far danni. Sembrano secoli ma sono passati mesi. Gli unici attentatori che non fanno mai cilecca sono quelli nelle scuole e quelli contro i nemici dei sionisti. Tipo JFK o più di recente Charlie Kirk tra gli artefici principali della vittoria di Trump che si era messo in testa di voltare le spalle alla lobby sionista dopo Gaza, contrastare la guerra contro l’Iran e continuare a respirare. Scene da fine impero coi cosiddetti complottisti che in realtà sono gli unici veri giornalisti in circolazione e pezzi deviati e soprattutto marci del sistema che insabbiano all’impazzata tutto ciò che stona con la pandemia conformista. Han fatto fuori anche l’onestà intellettuale ma del resto in America girano armati anche i piccioni perché la lobby delle armi si è comprata anche gli usceri del Congresso. Presto anche le mitragliatrici si potranno comprare su Amazon in modo da ridurre le liti di vicinato e le gite scolastiche si faranno al poligono di tiro fin dall’asilo nido. Poi dicono che lavare il cervello alle masse non serve, basta convincerle che avere una pistola significa esseri liberi e il far west sopravvive per secoli. E dicono pure che siamo in democrazia e conta la sovranità popolare quando le leggi le scrivono direttamente le lobby. Quanto agli spari alla cena di gala, secondo le malelingue complottiste si tratta di una messa in scena per risollevare sondaggi precipitati a livelli tragici. Trump sta sulle palle anche ai bisonti dello Yellowstone e alle nutrie, non ne possono più neanche loro di quel pagliaccio rincoglionito e alle elezioni intermedie faranno campagna per i democratici. Tappandosi il naso in attesa che tramonti la truffa del bipartitismo e nasca una vera opposizione dal basso. Oh yes, il letame equino ha indici di gradimento molto superiori a quelli di Donald Trump e gli analisti prevedono uno tsunami a novembre, con Trump che rischia di trascorrere gli ultimi due anni di mandato rinchiuso negli scantinati della Casa Bianca per paura di venire arrestato. Mangiando cibo spazzatura consegnato a domicilio e postando deliranti fregnacce sui social fino a notte fonda mentre fuori grandinano impeachment ed incriminazioni e malaparole di un paese imbestialito perché ridotto in macerie culturali prima che politiche. Con la scena finale del film spazzatura già scritta, Trump portato in manette e pigiamino arancione in isolamento tra una folla festante. Rinchiuso a vita in una mini cella dotata di mega specchio in cui trascorrere gli ultimi anni perseguitato da scheletri e fantasmi e sensi di colpa e rimorsi. Obbligato a fare i conti con se stesso dopo una vita intera che fugge illudendosi di essere chissà chi quando non è altro che uno meschino palazzinaro vittima di un narcisismo patologico degenerato in demenza senile galoppante, un burattino delle lobby di turno vittima di un ego talmente tossico da avergli fatto perdere ogni contatto con la sua essenza di essere umano oltre che con la realtà. La classica persona distrutta dal personaggio che recita sui palchi della vita inseguendo futili miraggi materiali e lasciandosi alle spalle una scia infinità di menzogne, superficialità, malefatte, dolore. Un caotico nulla. Con Melania che gli porterà le arance in galera per dimostrare di essere una brava mogliettina e di non provenire affatto dalla scuderia di Epstein. Accanto a lei i figli in doppiopetto con avanzi di polverina bianca sul naso e psicofarmaci in tasca che piagnucoleranno perché il marchio Trump è affondato irrimediabilmente nella cloaca massima e gli conviene rimuovere quel cognome da ogni palazzo oltre che dalla loro carta d’identità. Film spazzatura per i miscredenti, sforzo esemplare dell’Universo per tutti gli altri. Lezione epocale sulla legge del Karma e su quanto sia essenziale amare davvero i propri figli per evitare di infestare il mondo di mostri egoarchici. Ma il sistema e’ marcio oltre che deviato e da qui alle elezioni di medio temine vi sono mesi e non secoli e Trump potrebbe usare la guerra in Iran per tentare un colpo di coda. Se in America anche i piccioni sono armati fino ai denti, è perché anche loro vengono allevati a pane e guerra. Certo, quella con l’Iran è la più impopolare dai tempi di Buffalo Bill perché combattuta per conto della piovra sionista, ma i conflitti in genere uniscono attorno alla bandiera. Quello che spera Trump a cui serve disperatamente una vittoria anche fasulla da spacciare al mercato elettorale. Per il momento sta negoziando con la sua infermità mentale ed inviando aerei e navi verso l’Asia occidentale e le dimissioni di generali e spioni altolocati fanno temere per una nuova ondata di bombe. Se Teheran dovesse cadere Trump potrebbe restare a piede libero ancora per un po’, se invece l’Iran dovesse resistere o addirittura prevalere, allora sarà la fine per il presidente peggiore della storia e per l’impero americano.