
(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] L’influenza del berlusconismo e della famiglia Berlusconi, con le sue aziende, si fa sentire tuttora, nonostante il capostipite sia morto da quasi tre anni, come ricordavamo nel nostro articolo su lady Minetti graziata a capocchia da Mattarella. Questa influenza, in politica interna ma anche estera, si fa sentire soprattutto attraverso Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri ma, soprattutto, segretario di Forza Italia, il partito creato dal Cavaliere: cioè, di fatto Tajani è un dipendente di Marina e Pier Silvio Berlusconi, mai stati eletti da nessuno. […]
Naturalmente anche altre grandi famiglie italiane, come gli Agnelli, avevano i loro rappresentanti in Parlamento, ma non interi partiti, quindi con possibilità di intervento ben inferiori. Mi ricordo Vittore Catella, rappresentante di un partito, quello liberale, che non contava niente, soprattutto dopo la morte di Giovanni Malagodi che un po’ di tempra a questo partito esangue l’aveva portata. In ogni caso tutto avveniva alla luce del sole perché gli Agnelli, scelto il loro uomo, dovevano pur farlo eleggere. Adesso invece Marina e Pier Silvio, cioè Mediaset, si trovano col piatto già pronto: il loro uomo ce l’hanno già, Tajani appunto, senza dover affrontare faticose e insidiose campagne elettorali.
[…] Certamente Tajani opera per gli interessi dell’Italia, ma quasi altrettanto certamente per gli interessi di Mediaset, soprattutto dopo che gli Usa hanno troncato la Via della Seta siglata dal governo Conte. Così oggi noi italiani dobbiamo subire interamente gli interessi cinesi invece di essere in grado, almeno, di condizionarli.
Penso che Tajani sia un buon ministro degli Esteri, anche perché, meno esposto, subisce meno, a differenza di Giorgia Meloni, l’influenza yankee. Tajani segue la traccia di Berlusconi: una politica di appeasement molto concreta con gli altri Paesi, priva però degli infantilismi di Berlusconi che era amico di Putin perché ci giocava a calciobalilla e lo invitava nella sua villa sarda; ma era anche amico di Gheddafi, cui permise di accamparsi a Roma con tende da Tuareg e di soggiornare nella caserma Salvo D’Acquisto (e questa, moralmente, è la cosa più spregevole perché D’Acquisto, per salvare dei patrioti presi in ostaggio dai nazisti che li ritenevano responsabili di un attentato a cui non avevano partecipato, si consegnò ai tedeschi e venne fucilato. A 22 anni).
Berlusconi era un uomo molto pragmatico (“Io mi faccio concavo o convesso a seconda della persona che ho davanti”), questo bisogna concederglielo. Quando era in corso da qualche mese la guerra russo-ucraina, disse in sostanza a Biden: “Di’ a Zelensky di trattare subito con Putin, altrimenti gli togliamo gli appoggi militari ed economici”. Ma Rimbambiden, come lo chiama Travaglio, non ci sentì da quell’orecchio e ora Putin ha sostanzialmente vinto la guerra, senza che gli appoggi europei siano serviti a nulla. Berlusconi quindi era “putiniano”? Può darsi, anche se non possiamo sapere quali fossero i motivi che lo muovevano.
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Ma in tutte le vicende che lo riguardano non può mancare il suo ributtante cinismo. E non parlo qui della truffa sulla villa di Arcore, in combutta con Previti, ai danni della marchesina minorenne Anna Maria Casati Stampa, orfana di entrambi i genitori morti in circostanze drammatiche, perché ne ho scritto tante volte e, con buona pace di Marina e Pier Silvio Berlusconi, è stata accertata da una sentenza della Corte d’Appello di Roma. Ciò non ha impedito a Marina di querelarmi, insieme ad altri colleghi del Fatto, chiedendomi, bontà sua, dieci milioni.
Parlo invece dei rapporti che Berlusconi ebbe col colonnello Gheddafi, rapporti “più che fraterni”, come li definì un mediatore tunisino che conosceva bene entrambi. Questo non impedì a Berlusconi di approvare l’aggressione alla Libia del Colonnello, del tutto controproducente per l’Italia, ma che interessava soprattutto ai francesi per troncare, a loro favore, i nostri rapporti con Tripoli. Qualcuno sostiene che Berlusconi non fosse d’accordo, ma era o non era lui il presidente del Consiglio cui spettava l’ultima parola? O prefigurava già Giorgia Meloni che, dopo aver steso il tappeto agli americani, è stata mazzolata da Trump, facendo la giusta fine che spetta ai servi? Gheddafi fu assassinato, brutalizzato, sodomizzato, alla presenza delle truppe francesi che non mossero un dito. E cosa disse il “fraterno amico” Silvio? “Sic transit gloria mundi”.
[…] Quando morì Berlusconi, nel 2023, alla fine di un articolo lo ripagammo della stessa moneta: “Sic transit gloria mundi”. Ma, mentre Gheddafi è sparito dalla scena lasciando la Libia nelle condizioni disastrose che conosciamo (i mercanti di morte e di uomini devono pagare una taglia all’Isis per poter lasciare le coste libiche), in Italia il berlusconismo domina ancora la scena.