
(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] Non so quanti, come la sottoscritta, si sottopongano al martirio quotidiano di leggere la stampa mainstream. Mi capita spesso di soffermarmi sugli articoli di due ex diplomatici che scrivono su La Stampa. So che dovrei ascoltare i saggi consigli degli amici: “Cane non mangia cane”! Mi consigliano di esprimere una solidarietà di categoria agli analisti e ancor più agli editorialisti ex diplomatici. La coerenza, un obbligo morale, mi chiama tuttavia alla demistificazione quotidiana delle narrative strombazzate sui giornali occidentali. È la stessa ragione per la quale non aderisco al suggerimento di attaccare solo le destre, nella speranza che i media del cosiddetto centrosinistra mi ospitino perché funzionale a una loro agenda. Incarno uno strano caso di autolesionismo che tuttavia un tempo si chiamava onestà intellettuale e integrità morale.
[…] Non posso evitare quindi di riferirmi agli articoli dei summenzionati ex diplomatici per contrastare le tesi portate avanti con sicurezza, quasi fossero depositari della verità. Nell’editoriale del 15 aprile era rivolto dal diplomatico un appello all’Ue al fine di accelerare i finanziamenti all’Ungheria dopo la vittoria di Magyar, ex allievo di Orban, populista e piuttosto xenofobo, conservatore della destra integralista cattolica, celebrato anche dal centrosinistra come un eroe per le sue posizioni pro-Europa. Nell’articolo si racconta la storia recente dell’Ungheria che è passata dal dominio sovietico alla Nato, ci si sofferma sulle rivolte represse nell’ottobre del 1956. Evidentemente nessuno ha ancora avvertito il diplomatico che la Russia attuale ha ben poco a che vedere con l’Urss e che l’ideologia comunista appartiene oggi all’opposizione contraria a Putin. Il punto più alto dell’esposizione è raggiunto quando si elenca tra le conseguenze delle rivolte del 1956 anche la decisione di Berlinguer di restare nella Nato. La scelta del Partito comunista, dopo i successi elettorali del 1976 che lo avevano ormai posto su un piano di eguaglianza con la Democrazia cristiana, era dovuta in realtà al timore del colpo di stato della Cia. Non era l’Unione Sovietica che Berlinguer temeva, ma Washington. Non voleva che l’Italia facesse la fine del Cile. Allende nel 1973 era stato ucciso dai golpisti manovrati da Kissinger. Chissà dove era nel 1976 il nostro diplomatico? Infine nell’articolo si allude alla “insana amicizia con Putin” per “un piatto di lenticchie energetico”. Gli interessi economici e energetici non influenzano la politica estera ad avviso dell’ex ambasciatore. Egli tuttavia chiede all’Europa di ricompensare gli elettori ungheresi e di sbloccare i finanziamenti. La politica estera si può comprare, siamo tranquilli.
[…]
L’altro illustre collega si sofferma invece sulla Cina e ci delizia con le sue meravigliose scoperte. “La guerra del Golfo si organizza intorno alla Cina non perché essa la controlli ma in quanto è difficile gestirla senza Pechino”. Difficile restare seri. Dal 2008 almeno è in corso il processo di organizzazione del Sud Globale intorno a Pechino. L’ex ambasciatore ha premura di rivelarci che una crisi internazionale in Medio Oriente deve tener conto della Cina. La rimozione della tendenza storica, ormai oggettiva, verso la multipolarità, fa recitare al nostro egregio ex ambasciatore il ruolo di Alice nelle meraviglie. Prosegue nella sua dotta illustrazione informandoci che Pechino esercita un ruolo strategico sulla scena internazionale. Questo sarebbe il vantaggio ottenuto dalla guerra nel Golfo malgrado i danni economici. E pensare che il diplomatico è stato in Cina proprio negli anni dell’ascesa della potenza cinese e avrebbe quindi dovuto sapere che nei documenti di dottrina militare statunitense Pechino è considerato il nemico strategico da almeno un decennio. Ci rivela inoltre che le visite a Pechino di Lavrov e di altri rappresentanti di Stati esteri non sono casuali (non si comprende cosa voglia dire, che non siano andati a passare le ferie con Xi) e ci avverte che la Cina non vuole lo scontro con Washington. Rimaniamo basiti. Come mai una potenza nucleare evita il conflitto con Washington, munita di un numero superiore di atomiche? In effetti sembrerebbe inspiegabile. La cosa più divertente nel leggere l’articolo è rendersi conto che l’editorialista elenca le sue magiche intuizioni come “punti” numerati come si usa fare in ragionamenti di ben altro spessore. […]
Si sorride, eppure è drammatico che il lettore debba essere indottrinato da media che hanno rinunciato alla Storia, alla razionalità e utilizzano la classe di servizio per contribuire al degrado della cultura. I naufraghi sono allora costretti a ricercare su siti alternativi le informazioni, l’esame serio delle cause dei conflitti e delle dinamiche internazionali. La speranza è che man mano la consapevolezza cresca e si formi nella società occidentale una maggioranza in grado di rivoltarsi contro la post-verità.
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Mi è sempre sembrato incomprensibile o quanto meno illogico il fatto che per gli occidentali che da tempo immemorabile hanno considerato il comunismo il pericolo numero uno da cui difendersi e per questo hanno creato un’ alleanza militare , oggi considerino loro nemico capitale non la Cina alla cui guida c’è il pcc ma la Russia che è un paese capitalista o almeno così appare . Anche i nostri leader europei ,in modo a volte riluttante, si recano da Xi e cercano di allacciare rapporti economici e commerciali mentre interrompono quelli con la Russia aggiungendo verso di essa pacchetti di sanzioni a quelli già combinati precedentemente . Si potrebbe obiettare che con la Russia c’è un contenzioso pesante come la guerra in Ucraina , che però l’ occidente ha provocato in tutti i modi . Ma la Cina viene indicata come il paese che aiuta l’ Iran , che fa lega con Putin attraverso i Brics e mette in crisi l’ equilibrio del petrodollaro .E allora perché non il paese dei mandarini ad essere preso di mira ? Paura i calcolo ?
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