La disfatta referendaria ha stravolto il racconto del Belpaese gaudioso che Meloni ci ha propinato. Al suo posto c’è il mesto storytelling di un esecutivo debole e impresentabile. E di un’Italietta fragile e vulnerabile zavorrata da un’economia in crisi e da un bilancio in bolletta

(di Massimo Giannini – repubblica.it) – È arrivata la Pasqua e il presepe meloniano viene giù come un castello di carta. E suonano quasi un po’ afflitte le rassicurazioni affidate dalla presidente del Consiglio al solito tg amico, appena atterrata a Gedda per un blitz necessario a «garantire all’Italia le forniture di petrolio».
In meno di due settimane la disfatta referendaria ha stravolto il racconto del Belpaese gaudioso che la premier e la sua corte ci hanno propinato per tre anni e mezzo. Al suo posto c’è il mesto storytelling di un governo debole e impresentabile (“mascariato” da ministre che si fanno esplodere come mine vaganti e ministri che vacillano come trottolini amorosi) e di un’Italietta fragile e vulnerabile (zavorrata da un’economia in crisi e da un bilancio in bolletta). Non c’è più traccia della retorica patriottarda e bugiarda sulla «nazione forte e credibile» tornata agli onori della storia.
Meloni si era illusa che tra le braccia di Trump saremmo stati al sicuro. E invece quell’abbraccio è mortale: in colpevole ritardo l’ha capito anche lei, che per la prima volta osa dire «non siamo d’accordo». Ma serve a poco.
Tutto il mondo paga il prezzo del caos innescato dallo sceriffo di Washington, tra dazi commerciali e conflitti neocoloniali. A parte la Russia di Putin (che per un destino cinico e baro fa soldi a palate non solo con gas e petrolio ma anche con l’export di fertilizzanti lievitato del 20%) nessuno si salva dalle fiamme del Medio Oriente. I consumatori americani pagano un’elettricità più cara del 6,9% e, con una benzina a 4 dollari e un diesel aumentato di 1,7 dollari al gallone, subiranno un salasso da 100 miliardi di dollari l’anno. I cittadini europei, come anticipa la lettera del commissario Ue Dan Jorgensen, devono prepararsi a un razionamento dell’energia elettrica e dei carburanti.
In questa apocalisse incombente noi soffriamo di più. Lo dicono i numeri dell’Istat, non le toghe rosse dell’Anm o gli anarchici di Askatasuna: nel quarto trimestre 2025 il reddito disponibile delle famiglie è calato dello 0,4% e il potere d’acquisto dello 0,8 mentre la pressione fiscale è schizzata al 51,4%. Scontiamo non solo i mali antichi del passato ma anche il nulla cosmico di questi ultimi tre anni sprecati. Meloni e i suoi menestrelli hanno provato a nasconderlo, vendendo al popolo bue la fontana di Trevi.
Ma dopo Ocse, Fmi e S&P, a spazzare via le menzogne di palazzo Chigi provvede ora la Banca d’Italia, che apre due finestre sull’abisso del prossimo triennio. La prima finestra è drammatica: se il conflitto con l’Iran dura poco e i prezzi delle materie prime si stabilizzano, allora sarà stagflazione, con una crescita dello 0,5% e un indice dei prezzi intorno al 2%. La seconda finestra è devastante: se il conflitto dura a lungo e i rincari energetici persistono, allora sarà recessione, con il Pil sottozero di mezzo punto quest’anno e un punto l’anno prossimo e un’inflazione sopra al 3%.
Ecco cosa resta del «miracolo italiano» di Giorgia e dei suoi aspiranti Arthur Laffer de’ noantri, cresciuti non alla Scuola di Chicago ma ai corsi serali di Colle Oppio. Un pugno di mosche. Zero riforme, zero crescita. Lo scrive Wolfgang Münchau sul Financial Times: da quando è salita al potere Meloni è riuscita a rimanere fuori dal mirino degli speculatori sul mercato dei bond «ma non ha risolto nessuno dei problemi strutturali dell’economia italiana, come l’inerzia burocratica, la debolezza dei capitali» e «una crescita della produttività praticamente nulla». Lo conferma Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera: è vero che lo spread è caduto da 260 a 60 punti, generando un risparmio di 35 miliardi di minori interessi, ma i “fondamentali” non sono cambiati, il prodotto lordo si è fermato e il debito pubblico è rimasto invariato.
La Melonomics non ha funzionato. Ha scommesso sulla fiammata inflattiva cumulata al 14% del biennio passato, per lucrare sulla svalutazione implicita del debito e sui tassi reali negativi, su 12/25 miliardi di entrate da fiscal drag e sul calo da 24 miliardi del costo del lavoro nella pubblica amministrazione. Ha usato parte di questo tesoretto per ammortizzare gli oneri da superbonus e bonus facciate. Ma niente più di questo.
Nonostante il picco dei prezzi, non ha toccato gli scaglioni Irpef, lasciando che quasi 4 milioni di lavoratori dipendenti pagassero più tasse per effetto dell’aumento solo nominale dei loro stipendi. Ha premiato i lavoratori autonomi estendendogli la flat tax e per il resto ha combinato pastrocchi inverecondi sui contributi alle imprese che investono e sparso la solita semina di prebende, inutili e costose. Comprese le ultime, per far finta di fronteggiare il caro-bollette e il caro-carburanti: decreti-tampone nati per vincere il referendum e morti subito dopo, bruciati in meno di due settimane dal rally dei prezzi alla pompa. Coperti, oltre tutto, facendo cassa sui più deboli: cioè con altri tagli lineari ai ministeri, compresa la già martoriata sanità.
Credendosi furbi, i patrioti hanno usato il braccino corto sull’ultima legge di stabilità, la più mediocre degli ultimi 15 anni, sperando di prendere tre piccioni con la stessa fava: tenere il rapporto deficit/Pil sotto il 3%, uscire dalla procedura d’infrazione Ue e poi impapocchiare una ricca maxi-manovra in disavanzo per l’anno prossimo, distribuendo laute gratifiche elettorali prima del voto di fine legislatura. Ma anche questa mandrakata è finita male: Giorgetti ha sforato il tetto del deficit e Bruxelles non ci consentirà deroghe. L’ha già fatto sapere agli scapestrati ragazzi di via della Scrofa, che per tutta risposta erigono barricate di cartapesta gridando «basta con il patto di stabilità!». Un film già visto, e mai a lieto fine.
Nell’anno che manca alle elezioni cosa può offrire agli italiani la capa di un governo azzoppato, senza idee in testa e senza un euro in cassa? Quali “riforme strutturali” può azzardare adesso, dopo che per quasi quattro anni ha sabotato le iniziative europee, ha evitato qualunque iniziativa per allentare la nostra dipendenza energetica dalle risorse fossili, ha rinviato le gare sulle concessioni balneari e non ha neanche provato quelle idroelettriche?
Prima di partire per l’Arabia Saudita, la Sorella d’Italia improvvisa il suo farlocco rilancio: prepariamo misure per il lavoro povero e per le liste d’attesa. E perché mai, di grazia? Non eravamo il Bengodi europeo che più di tutti gli altri ha tutelato il potere d’acquisto delle famiglie e creato nuova occupazione per i giovani? Non eravamo il paradiso della salute, dove un decreto di luglio di due anni fa aveva risolto i problemi dei 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure?
Con le minestrine rancide e riscaldate per le destre in disarmo è difficile recuperare il consenso della generazione Z e del sud, vere zone-disagio dalle quali è partita l’onda del no alla disastrosa riforma della giustizia. E le goffe commediole inscenate a Sigonella, fatte filtrare quattro giorni dopo sui giornali, non bastano a trasformare l’obbediente Underdog di Trump nel recalcitrante Ghino di Tacco di Reagan. È troppo tardi per i travestimenti, mentre scorrono i titoli di coda.
Superbonus110 e bonus facciate Giannini li mette nei conti a debito, ma il 209 miliardi di PNRR, senza i quali lo scenario 2 di Banca d’Italia sarebbe realtà da 3 anni, se li è dimenticati!
Niente non ce la fanno a non attaccare Conte anche quando criticano gioggia.
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Ha menzionato gli oneri del superbonus e del bonus facciate mentre non menziona i miliardi del PNRR, forse perchè tiene in considerazione che di quei 209 miliardi 72 circa sono a fondo perduto mentre il resto sono comunque a debito.
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Circa un terzo e non è poco, anche per i bonus si è parlato di 200miliardi di buco ma non dei 140 miliardi di gettito diretto ed indiretto che quelle misure di rilancio dell’economia hanno generato in un momento di drastica flessione del gestito fiscale dovuto alla Pandemia.
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Questo però è un altro discorso, perlomeno fuori dalla linea concettuale in quella frase di Giannini, dove menziona gli oneri del superbonus perchè comunque di oneri si tratta.
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Gli investimenti non sono oneri, studia economia per cortesia.
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I debiti che generano si però, magari studia tu.
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P.S. Tra le due misure, il Superbonus 110% è di gran lunga quella che ha creato il maggiore debito pubblico, superando nettamente l’impatto finanziario del bonus facciate. Se per te il debito pubblico non è un onere allora devi studiare anche l’italiano. Il debito è generalmente considerato un onere, poiché rappresenta un obbligo finanziario che comporta costi aggiuntivi. Su andiamo basta replicare.
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Quindi se investi in una attività che ti dà una resa tre volte il tuo investimento ma per avviarla hai contratto un prestito bancario tu valuti solo debito che ti è rimasto da pagare e dimentichi gli utili che hai incassato? Ma come ti chiami Giorgetti??!!🤣🤣🤣
Andate a spanare melina che è meglio.
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Ma non è così che è andato il superbonus! Intanto il superbonus ha generato un ritorno del 70% (a detta di Conte) quindi non è in positivo anche se ci sta in quel caso. Come si fa a paragonare il superbonus a un investimento in una attività con prestito bancario lo sai solo tu ma vabbè se non ci arrivi problemi tuoi. 🙂
Il superbonus è stato ottimo dal punto di vista keynesiano ma di sicuro ha generato oneri appunto perchè la spesa fu maggiore dell’entrata a seguire, soprattutto nella gestione successiva al Conte 2, appunto da scienziati come Giorgetti che probabilmente lavorano con la stessa tua logica finanziaria. Quegli interventi si fanno a prescindere da oneri successivi, proprio per far fronte a problemi immediati. Nel Conte 2 si pensava già a rimodulazione proprio perchè previsti gli oneri successivi ma la gestione Conte 2 è stata limitata nel tempo per ciò che sappiamo. Il maggior danno se si vuol vedere fu fatto dalla gestione successiva. Ma che te lo dico a fare se sei convinto che il superbonus non abbia generato oneri?
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Un pool di Commercialisti ha analizzato l’impatto del Superbonus110%.
Dall’analisi emerge un incremento di Pil derivato dal Superbonus di 91 miliardi di euro
(Rinnovabili.it) – Per calcolare il reale impatto del Superbonus 110 sulle casse dello Stato non si può tenere conto solo delle spese in uscita, ma anche dell’incremento di gettito fiscale generato. Così facendo l’impatto della misura sulle finanze pubbliche è addirittura positivo. A fare i conti questa volta è il Consiglio Nazionale dei Commercialisti (CNDCEC) che, in collaborazione con la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, ha aggiornato le stime pubblicate a fine dicembre 2022.
Con il Superbonus 110 un incremento del Pil di 91 miliardi
La spesa indotta dal Superbonus 110 per gli anni 2021 e 2022, ovvero gli investimenti aggiuntivi nel settore delle costruzioni e nei settori connessi, è pari a 96 miliardi di euro.
Il costo lordo per lo Stato corrispondente alle detrazioni maturate in aggiunta a quelle ordinarie, è di poco superiore ai 97 miliardi di euro. Di conseguenza, anche se in un orizzonte temporale più ampio (5anni), l’analisi del CNDCEC stima un incremento di Pil di quasi 91 miliardi di euro e di gettito fiscale di circa 37 mld di euro. Da questi calcoli pertanto emerge che il costo netto per lo Stato del Superbonus 110 % è stimato pari a 60 miliardi di euro e quindi nettamente inferiore all’incremento del Pil.
Secondo il documento, curato dai ricercatori della Fondazione Tommaso Di Nardo, Pasquale Saggese ed Enrico Zanetti e dal Tesoriere nazionale con delega alla fiscalità Salvatore Regalbuto, il moltiplicatore sul Pil della spesa aggiuntiva indotta dal Superbonus è pari a 0,95, mentre l’incremento di gettito fiscale rispetto alla spesa pubblica è pari al 38%. Numeri alla mano dunque, i benefici economici del Superbonus 110 sulla finanza pubblica, superano le uscite.
Fonte Rinnovabili.it
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Comunque riguardo al superbonus eccoti l’impatto per quanto riguarda la voce “oneri”:
“Il Superbonus 110% ha generato un impatto significativo sul debito pubblico italiano, stimato in oltre 100-157 miliardi di euro complessivi (circa il 4%-6,6% del PIL) tra crediti d’imposta e deficit. La misura ha creato “moneta fiscale”, con un forte peso sui conti pubblici e rate di spesa che graveranno fino al 2027.
Ecco i punti chiave dell’impatto del Superbonus sul debito pubblico:
Entità del Debito: Il costo totale del Superbonus ha superato le stime iniziali, configurandosi come un forte aggravio per il debito. Alcune stime indicano che il debito pubblico continua a crescere a causa delle rate da pagare nei prossimi anni, nonostante i tentativi di blocco.
Impatto sul Deficit: Il meccanismo ha comportato un aumento del deficit, con picchi che hanno portato il rapporto deficit/PIL al 7,2% nel 2023.
Contabilizzazione: Sebbene ci siano stati dibattiti tecnici sulla classificazione, l’effetto netto è un aumento dello stock di debito, con circa 40 miliardi di euro da pagare annualmente per i prossimi anni.
Effetti a Lungo Termine: Il costo della misura si estende nel tempo, con un impatto crescente fino al 2027, incidendo in modo strutturale sui conti pubblici.
Conseguenze Economiche: Se da un lato il Superbonus ha sostenuto il settore edilizio e l’economia nel breve periodo, dall’altro ha creato una “voragine” finanziaria, spostando i costi sulle generazioni future.
Le analisi della Corte dei Conti e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) hanno confermato che l’impatto sul debito è strutturale e significativo per la finanza pubblica.
Ora una domanda a te: il debito pubblico è un onere per lo Stato?
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Il Superbonus110 è l’investimento in una attività economica , i crediti fiscali che saranno scontati dalle aziende negli anni successivi il prestito, eccoti spiegato il paragone che fai fatica a capire.
Comunque per tornare a bomba, anche prendendo per buone le tue analisi, neanche replica sotto le confutano un pool di Commercialisti, 70 miliardi sarebbero i danni di Conte( Giannini dixit) e 70 miliardi i benefici da PNRR da lui ottenuto, quindi se citi gli unici devi ricordare anche gli altri….
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Non sono le mie analisi ma quelle della Corte dei Conti.
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E questo ciò che ha sostenuto il diretto interessato (Conte):
“Giuseppe Conte difende strenuamente il Superbonus 110%, definendolo un investimento strategico per la crescita del PIL, la transizione energetica e l’occupazione. (Keynes)
Sostiene che le critiche del governo Meloni siano ipocrite, ricordando che anche loro lo avevano sostenuto e prorogato, e nega le responsabilità sul buco di bilancio, accusando le modifiche successive. (detto nel precedente post)
Ecco i punti chiave della posizione di Conte sul Superbonus:
Volano Economico: Conte considera il Superbonus il motore che ha fatto ripartire l’edilizia e il PIL italiano, permettendo al paese di superare Francia e Gran Bretagna nel settore.(esatto)
Transizione Verde: Difende la misura come strumento fondamentale per l’efficientamento energetico e la riqualificazione urbana.
Accuse di Ipocrisia: Conte risponde alle critiche sul costo della misura, sostenendo che l’attuale governo Meloni-Giorgetti ha sostenuto ed esteso il Superbonus, citando emendamenti di Fratelli d’Italia. (quello che ho scritto io nel precedente post)
“Investimento” non “Spesa”: Contesta la definizione di “soldi buttati”, sostenendo che si tratti di investimenti che generano crescita. (concordo e detto nel precedente post sotto voce keynesiano)
Conte ha anche cercato di rendere il Superbonus strutturale, opponendosi al blocco del meccanismo di cessione del credito.”
Ciò non toglie che abbia generato oneri per lo Stat e su questo non si discute (Corte dei Conti)
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La Corte dei Conti non è Vangelo, ci sono studi qualificati che sostengono il contrario perché hanno un approccio più lungimirante di un rigido istituto conservatore….
Fattene una ragione la matematica non è un opinione.
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🙂 Buona Pasqua!
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Ricambio con stima.
Auguri!
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Se poi si vuole parlare di teoria Keynesiana e di investimenti pubblici necessari in situazioni come fu la pandemia allora è un altro discorso, ma ciò non toglie che certi investimenti creino debito soprattutto nel caso del Superbonus. Adesso basta però.
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il Superbonus110 non ha creato debito ma gettito fiscale extra( idraulici, elettricisti, muratori ma anche geometri ed ingegneri non avevano mai dichiarato redditi così elevati) Iva e contributi previdenziali tre volte più alti dei crediti fiscali che lo stesso ha generato.
Non parlo poi dei benefici ambientali e non ultimo la preziosa come non mai energia elettrica da fonti rinnovabili generata ed il risparmio di gas metano.
Ma voi se vi indicano la luna guardate il dito, siete dei poverini.
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Arsenio…. investimenti,…alla lunga danno un utile ….
Alla fine fai il bilancio e vedrai che è un investimento…domanda se il bonu 110 era un debito … perchè la nana lo ha portato a 90… a 110 era debito a 90 no?
Il settore edilizio ebbe benefici,assunzione di manodopera,pagamento debiti assicurativi e indotto che andava migliorando l’economia.
Forse l’unico difetto fu obbligare il cappotto per aver il fotovoltaico , ma forse occorreva migliorare il provvedimento perchè l’Italia non è la svezia o la norvegia… abbiamo in tutto l’anno uno o due mesi di freddo al Nord …..
si poteva fare di più,ma il PRRN era solo un regalo per chi è venuto dopo Conte.
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Sarebbe bene prima di ciarlare conoscere a fondo i numeri.
Che questo governo abbia peggiorato la situazione è indubbio.
i 208 che erano 209 miliardi del PNRR in realtà del next generation eu ma chissenefrega basta sparare le frasi ad effetto sati a guardè er capello,
In realtà sono 191 e di conseguenza di riducono anche i 72.
Ma oramai basta aprire la bocca e ripetere come propria conoscenza le menzogne altrui e tutto va bene.
La Flat Tax è una balla nella balla.
Addirittura per la troppa ansia di ululare alla luna neanche si dice che il 15% sulla carta diminuisce in base alla categoria.
Però se uno di quegli “evasori stabilito per decreto legge” NON VIENE PAGATO DAI COMMITTENTI TUTTI gli espertologi si imboscano.
Ae uno degli stessi ha un figlio che richiede assistenza continua, carrozzella, cure mediche non fornite dal SSN su quelle spese paga comunque dal 12% al 26% a salire in aumento perchè vengono considerate “spese di lusso per beni compresi nell’aliquota generale”.
I rientranti nella legge dei minimi NON SONO TUTTI i possessori di partita IVA.
Quelli con remunerazione ELEVATA proprio non ci pensano a passare al regime del 15% tantomeno a quello del 5%.
Con il regime ordinario di sicuro detraggono questo mondo e quell’altro, auto, parzialmente carburante, spese di viaggio, parzialmente spese mediche, palestra, alimenti per consorte e figli and so on.
E loro sì che possono evadere se fanno un lavoro che non li obbliga a forzatamente emettere fattura.
Quelli del 15% al contrario devono emetterla altrimenti vengono immediatamente sospettati in base agli incroci tra fatture depositate telematicamente da parte loro e dei committenti e dichiarazioni irpef da parte loro e dei committenti.
Nei possessori di partita IVA aderenti al regime dei minimi non tenendo conto del versamento equivalente ad un dipendente per quanto riguardava la futura pensione (Contributi INPS) il punto di “viraggio” per il reddito lordo annuo (RAL) era quindici anni fa 18.000 euro l’anno.
Tenendo conto di una futura pensione rasente la minima ne occorrevano tra i 25.000 e i 30.000.
Oggi non ne bastano 50.000.
E un idraulico, un calzolaio, un meccanico di auto, un elettricista, un manutentore di caldaie, uno “stagista” laureato quando ma i arrivano a 50.000 euro lordi l’anno?
Poi comunque al massimo 5 anni, anche se a zero come durante la pandemia del Covid.
E poi ?
PS:
Se ad un operaio dipendente anche pagato poco si ammala un figlio, o la moglie e deve accudirli, per tre giorni in pratica ci rimette poi fino a sei mesi può non lavorare e ha uno stipendio ancora decente.
Un venditore di liquirizie al mercato ogni giorno che perde non lo recupera mai più.
Ancora convinti che la flat tax sia un “favore” ?
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Prima di dare del ciarlatano agli altri documentati meglio : i fondi complementari per l’Italia in ambito Next Generation Eu portano il contributo ottenuto da Conte fino a 248,5 miliardi.
Fonte Sole 24ore
Le tue restanti considerazioni sulla flat tax sono confuse e contraddittorie, ma sopratutto contengono un errore di base: il possessore di partita Iva paga le tasse sull’imponibile incassato e non su quello fatturato come lasci intendere quando accenni all’ insolvenza dei clienti, creando una confusione indice di malafede…
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Per l’utente Arsenio.
Per me sbaglia sulla strada “giusta”.
Non perda tempo col mentitore seriale Domenico Francese.
Se la Redazione passa i due miei commenti in moderazione capirà da solo.
Cosa non viene detto sul Superbonus perché non conviene a nessuno, favorevoli, contrari, opportunisti.
Quando il governo Conte lo pensò, per me idea luminosa, fece un azzardo che consisteva nel “dare una botta” ad un’ economia che non godeva di buona salute neanche prima della pandemia aggravata dalla stessa.
In che consisteva l’azzardo?
Nel posporre le entrate fiscali in epoche successive anche quelle minime immediate confidando che la “botta” innestasse un ciclo virtuoso tale da aumentare le stesse a seguito di una migliore condizione economica.
E’ da idioti pensare che ebbe la strada spianata.
La Corte dei Conti studiò a lungo rischi e benefici, che erano ritmati differentemente nel tempo : rischi immediati (rinuncia all’esazione totale di tasse nel primo anno), benefici in anni successivi da tre a dieci.
Se studia i documenti editi dai vari attori coinvolti questo si sarebbe visto a fronte della reazione delle varie entità interessate: cittadini “normali”, imprese, banche però all’orizzonte, sin dal primo anno: o andava o spaccava.
La Corte dei Conti però non si limitò a far lanciare la moneta testa e croce: impose che fosse creato una sorta di “salvadanaio”, un “tesoretto” quantificato nella misura della perdita fiscale del primo anno per tamponare spese del Paese che non potevano essere ritardate e non potevano diventare debito da cercare di compensare con investimenti in titoli di Stato o vendite di gioelli di famiglia.
Il governo Conte mise insieme questo “tesoretto”.
La reazione alla “botta” fu inimmaginabile in termini numerici e di quanto economico.
L’ordine degli ingegneri nazionale, per quel che conosco, ricevette un numero elevato di richieste di propri affiliati per la certificazione del ruolo speciale “aggiunto” che i professionisti dovevano avere essendo un elemento conditio sine qua non del processo di richiesta del superbonus, richiesto anche per certificare la impossibilità della realizzazione dell’intervento.
Dove sbagliò il governo Conte?
Nel secondo anno quando continuò l’azzardo senza più un tesoretto aggiuntivo confidando che la “botta” iniziale avrebbe già compensato le tasse non recepite dal secondo anno in poi.
In pratica ritenne che si potesse traslare il primo in poi.
Questo già è difficile normalmente, in quella condizione si sommarono i limiti di una economia che parte da investimenti “virtuali” cioè non basati su effettiva concreta presenza monetaria.
Le banche che avevano diffidato da subito del “rientro” dei capitali concessi per partire e non fidandosi per natura che quel 10% massimo assegnato dal superbonus fosse mai pienamente ottenuto, in buona parte rallentarono il meccanismo che se avesse dovuto funzionare doveva farlo tutto insieme e così non fu.
La mancata “protezione” fiscale dal secondo anno fece pendere in basso vertiginosamente la “convenienza fiscale” con un effetto più lungo nel tempo di quella che era stata sino ad allora la “convenienza positiva”.
Poi, caduta del governo, crisi economica perdurante, ritardo accrediti, anche furbizie di disonesti e soprattutto i beneficiari di quella “botta” consistevano in una parte ben specifica del popolo italiano, le altre parti non direttamente coinvolte dovevano aspettare i ritorni del ciclo virtuoso.
Ora è facile dire non è convenuto intendendo in assoluto.
Se torna indietro nel tempo venne detta una simile cosa nella costruzione della prima Autostrada d’Italia la A1 Roma Milano.
Ma chi volete che la usi, qui le auto ce le hanno solo i signori, ma i distributori di benzina passeranno il tempo a giocare a carte, sai i costi di manutenzione, ogni quanto la dobbiamo riasfaltare, e di notte come si fa a raccapezzarsi nel buio.
Per andare da Roma a Milano 570 Km casello-casello potevano bastare senza sfrecciare 4 max 5 ore.
Con una fiat 1100 auto non proprio da signori.
Oggi chi oserebbe dire le stesse facezie?
Il governo Conte ebbe il merito di iniziare una strada.
Non fu in grado di proseguirla, ma non per questo fu sbagliata TUTTA dall’INIZIO.
Il beneficio indiretto ci sarà nei prossimi decenni perchè buona parte di quegli interventi contribuiranno a diminuire il fabbisogno energetico e questo è indubbio ma non “squillante”, non puoi esporlo in un talk show.
Io non ci sarò a constatarlo ma questo non è importante.
Le auguro di esserci Lei.
PS:
per l’utente Nessuno e Tutti
Un investimento è cosa diversa da una rateizzazione di tasse.
Un investimento deve produrre nuovo valore aggiunto o aumentare quello esistente.
Altrimenti è una perdita.
La Rateizzazione delle tasse non produce nessun valore aggiunto e il Superbonus faceva sostanzialmente questo anche se non fosse stato aumentato l’ammontare di tasse in più per riuscita del ciclo virtuoso.
La pensi così.
Una cosa è razionare meglio l’acqua per irrorare i campi coltivati e quella per sopravvivere fisicamente perchè dobbiamo anche bere.
Se i campi coltivati “rendono” e trasformano l’acqua “moltiplicandola” in alimenti in cui la stessa “resta” e se ne aggiunge “altra” in quanto l’alimento è in grado di assorbire l’acqua piovana, di lago, di mare , l’umidità diffusa meglio di noi, possiamo nutrirci e bere la “nuova acqua” consumando gli alimenti.
Se i nuovi alimenti non “rendono” sopravviviamo con la parte di acqua razionalizzata “messa in cassaforte” per noi.
Da millenni l’umanità è sopravvissuta con questo minusBonus.
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