(Raffaele Pengue) – L’appuntamento elettorale del 24 e 25 maggio a Guardia potrebbe rappresentare qualcosa di più di un ordinario passaggio democratico. Le indiscrezioni che circolano in queste settimane — ancora frammentarie ma insistenti — parlano di una possibile novità nella composizione delle liste: una presenza giovanile ampia, forse addirittura una lista interamente composta da giovani. Se confermata, sarebbe una circostanza inedita nella storia recente della comunità.

Al di là della curiosità per gli equilibri elettorali, questa ipotesi apre una riflessione più ampia e necessaria sul rapporto tra giovani e politica nei contesti locali. Da anni si registra, non solo nei piccoli centri ma in tutto il Paese, una crescente distanza tra le nuove generazioni e la partecipazione alla vita pubblica. Una distanza che non nasce da disinteresse, come spesso si tende superficialmente a sostenere, ma da una combinazione di fattori più complessi: la percezione di scarsa incidenza, l’assoluta contrarietà a un ricambio generazione, la difficoltà di accesso ai luoghi decisionali, la mancanza di spazi reali di ascolto.

A questo si aggiunge un fenomeno che tocca profondamente realtà come Guardia: la progressiva fuga dei giovani. Studio, lavoro, opportunità personali spingono molti a lasciare il proprio territorio, contribuendo a un impoverimento non solo demografico ma anche culturale e civico. Quando i giovani vanno via, non si perde soltanto forza lavoro o dinamismo economico, ma anche una componente essenziale della vita democratica: lo sguardo nuovo, la capacità di immaginare il futuro, la disponibilità al cambiamento. In questo quadro, un eventuale protagonismo giovanile nelle elezioni locali guardiesi assumerebbe un valore che va oltre il risultato delle urne. Sarebbe il segnale di una possibile inversione di tendenza, o quantomeno di una volontà di riappropriarsi degli spazi di partecipazione. Non è scontato, infatti, che i giovani scelgano di mettersi in gioco direttamente: farlo significa assumersi responsabilità, confrontarsi con dinamiche spesso complesse, misurarsi con aspettative e talvolta resistenze.

D’altra parte, è altrettanto evidente che il sistema — inteso come insieme di pratiche, consuetudini e linguaggi della politica locale — non sempre si è mostrato capace di includere davvero le nuove generazioni. Coinvolgere i giovani non può ridursi a una presenza simbolica o marginale nelle liste, ma richiede un cambiamento più profondo: apertura, fiducia, disponibilità a rinnovare modalità e priorità dell’azione amministrativa. Per questo motivo, al di là delle singole candidature, ciò che conta è il segnale complessivo. Se davvero emergerà una partecipazione giovanile significativa, sarà importante accompagnarla con un clima di rispetto e di ascolto, evitando contrapposizioni sterili tra “vecchio” e “nuovo”. Le comunità crescono quando riescono a mettere in dialogo le esperienze, non quando le mettono in competizione.

Le elezioni di maggio, dunque, potrebbero riservare sorprese. L’auspicio è che siano sorprese capaci di rafforzare il tessuto civico e di restituire fiducia nella partecipazione. Perché una comunità che riesce a trattenere — o a richiamare — i propri giovani nella vita pubblica è una comunità che investe su sé stessa e sul proprio futuro.

Molto, inevitabilmente, sarà più chiaro nei prossimi giorni. È dopo le festività pasquali che le indiscrezioni dovrebbero lasciare spazio a elementi più concreti: composizione delle liste, programmi, volti e proposte. Solo allora si potrà comprendere se le voci su una forte — o addirittura esclusiva — presenza giovanile troveranno conferma. Fino ad allora, resta l’attesa, accompagnata da una curiosità che, questa volta, sembra carica di significato per l’intera comunità.

Auguri di Buona Pasqua