(Marcello Veneziani) – Battisti fu per noi qualcosa di più di un cantante. Fu il ponte fra la trasgressione e la tradizione, fra la leggerezza dei diciott’anni e l’intensità di alcune passioni adulte. Ci riconciliò con la modernità senza farci perdere l’amore dell’antico, ci riportò al presente senza allontanarci dal mito, anzi accompagnandoci col mito nei ritmi, nelle parole e nel vestire di quegli anni; dimostrandoci che era possibile essere romantici nell’epoca cinica della tecnica o nell’era ideologica della lotta armata. Ci aiutò a riannodare il rapporto col nostro tempo, pur non amandolo, e con le nostre coetanee. Battisti accompagnò i primi balli appassionati, le prime emozioni e scoperte. E lo fece con una voce tecnicamente improponibile e magicamente insostituibile. Ci sono cantanti e ci sono incantanti, cioè coloro, più rari, che sanno generare tramite la musica e la voce una forma di incanto, indicibile; un’atmosfera, un’ebbrezza che ti accarezza la mente e ti resta nell’anima.

La musica ci salverà, non per sempre, ma almeno momentaneamente. Canta Lucio, e incanta.