I sindaci della Lega vanno a Bruxelles a protestare e difendere i fondi di coesione dalla riforma del commissario Fitto.

La Lega a Bruxelles a protestare contro se stessa

(di Giulio Cavalli – lanotiziagiornale.it) – Qualche decina di sindaci della Lega ieri era a Bruxelles, cartelli in mano, davanti al Parlamento Europeo. La causa: difendere i fondi di coesione dalla riforma che li centralizza. Per la sola Lombardia si rischierebbero circa 4,4 miliardi di euro. Un problema c’è: il commissario europeo con delega alla Coesione e alle Riforme si chiama Raffaele Fitto. È di Fratelli d’Italia. Il governo di cui la Lega fa parte ogni giorno, con ministri, viceministri e sottosegretari.

La delegazione lombarda, guidata dal senatore Massimiliano Romeo e dall’assessore Guido Guidesi, prendeva di mira un alleato di coalizione. Era anche previsto un incontro con Fitto in persona, nel medesimo pomeriggio della manifestazione. Si protestava davanti al Parlamento europeo e poi si andava a stringergli la mano nell’ufficio accanto.

Facciamo un passo indietro. La riforma riguarda il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. La proposta della Commissione punta a ridurre gli attuali circa 540 programmi regionali a 27 Piani nazionali, uno per stato membro, togliendo alle regioni la programmazione diretta dei fondi. Il modello è il Pnrr: fondi gestiti centralmente, regioni a eseguire. Contro questa impostazione si sono schierate 149 regioni di venti paesi, il Comitato europeo delle Regioni, e ora anche i sindaci leghisti. Fitto è però un alleato, il commissario scelto dal governo Meloni, che ha indicato in più sedi il metodo Pnrr come strada per la coesione post-2027. La Lega lo sa. Eppure eccoli a fare opposizione a una politica che il loro governo produce.

Il perché non è oscuro. Serve un nemico per l’elettorato del nord: il centralismo, i burocrati, lo Stato che sottrae risorse ai territori virtuosi. Che quel centralismo abbia oggi il volto di Fratelli d’Italia è scomodo, e quindi si aggira. Si alzano i cartelli, si fa scena, si torna a Roma e si vota la fiducia.

È la fotografia di questa maggioranza. Partiti che si fanno opposizione tra loro per nutrire le rispettive propagande, poi governano insieme. Fa rumore, non fa danni e non disturba il sistema ma vi partecipa.