Una Lega votata al riciclo: Siri e gli altri, i trombati finiti tra governo e partecipate

Nel cda di Leonardo è finito Trifone Altieri, ex deputato, indicato direttamente dal Mef di Giancarlo Giorgetti, che aveva voluto anche Paolo Arrigoni, poi spedito alla presidenza del Gse. Matteo Salvini usa il doppio binario di vicepremier e ministro, piazzando fedelissimi e non eletti tra Palazzo Chigi e il ministero dei Trasporti. Ne hanno beneficiato Armando Siri e Pasquale Pepe. Molto attento agli amici di partito è il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Al suo fianco c’è il fedelissimo Maurizio Bosatra, che ha firmato l’espulsione di chi criticava la leadership leghista.

(STEFANO IANNACCONE – editorialedomani.it) – I nomi dei ripescati più “famosi” sono quelli dell’ex ministro dell’Istruzione e dell’Università, Marco Bussetti, oggi consulente del ministro dello Sport, Andrea Abodi per 45mila all’anno, e dell’ex sottosegretario al Ministero delle infrastrutture (Mit), Armando Siri, a palazzo Chigi con Matteo Salvini. Per il fedelissimo del leader è prevista una retribuzione di 120mila euro annui. C’è poi l’ex deputato, Flavio Di Muro, che ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità facendo la proposta di matrimonio alla sua compagna, in aula alla Camera, nella scorsa legislatura. Ora è capo della segreteria di Edoardo Rixi, sottosegretario al Mit.

EX ONOREVOLI DIRIGENTI

Ma la lista degli esponenti della Lega, fedelissimi o candidati non eletti, piazzati tra società partecipate, organi di giustizia e staff di governo è piuttosto nutrita. Dietro i profili più mediatici spunta anche Trifone Altieri, fresco di indicazione nel cda di Leonardo. Chi lo ha proposto in quel ruolo? Il Mef guidato dal compagno di partito Giancarlo Giorgetti.

Altieri è entrato a Montecitorio nel 2014 grazie a Forza Italia, partito in cui ha iniziato la propria carriera politica nella sua Bari. Ha fallito l’elezione in parlamento nel 2013 e il seggio è scattato dopo che il forzista Antonio Leone è finito nel Csm. Altieri ha successivamente abbracciato la causa di Salvini. E oggi, in quota Lega, siede nell’organismo dirigenziale di una delle partecipate più importanti d’Italia.

Anche il responsabile Energia del partito e senatore per due mandati, Paolo Arrigoni, è diventato manager dopo aver mancato il terzo giro al Senato. Giorgetti lo aveva voluto nel team di collaboratori al Mef con una remunerazione di 50mila euro annui. Arrigoni ha lasciato l’incarico a marzo, compiendo un salto di qualità: è approdato alla presidenza del Gestore dei servizi energetici (Gse), società del ministero dell’Economia che si occupa di rinnovabili ed efficienza energetica.

Al dicastero di via XX settembre c’era con lui anche l’ex deputata Silvana Snider. La rinuncia alla consulenza (da 25mila euro) è arrivata solo quando è scattato il seggio al Consiglio regionale in Lombardia. L’ex senatore Francesco Urraro è invece stato eletto al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, grazie alla spinta leghista.

Il suo nome è diventato famoso a palazzo Madama quando ha deciso di lasciare il Movimento 5 stelle per entrare nella Lega, indebolendo i numeri del Conte bis a palazzo Madama. Era sparito un po’ dai radar, salvo riapparire durante l’ultimo valzer di poltrone.

GOVERNO PORTO SICURO

Gli staff governativi restano comunque l’approdo preferito per chi ha bisogno di una poltrona. Davide Bordoni, attuale consigliere comunale della Lega a Roma, è l’esperto per i rapporti con gli enti territoriali del ministero di Salvini. L’incarico gli garantisce 40mila euro all’anno. Il leader leghista usa il doppio binario per distribuire ruoli. Se qualcuno va al Mit, altri si ricollocano al palazzo Chigi negli uffici del vicepremier. È il caso dell’ex senatore e responsabile delle politiche per il Mezzogiorno del partito, Pasquale Pepe, indicato «consigliere per il sud» con una retribuzione di 60mila euro annui. Va meglio a Stefano Locatelli, vicesindaco del comune di Chiuduno (Bergamo) e responsabile enti locali della Lega, che ha una consulenza da 120mila euro in qualità di esperto di autonomie. Valeria Alessandrini, già consigliere regionale in Umbria è un’altra ex parlamentare che ha trovato posto nello staff del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Dal 5 dicembre ha firmato un contratto da 45mila euro all’anno.

Molto attento agli amici di partito è il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli. Nell’elenco dei consulenti rientra il fedelissimo Maurizio Bosatra, presidente del comitato disciplinare della Lega. È il guardiano del salvinismo che di recente ha firmato una raffica di espulsioni di ex dirigenti critici verso la leadership del partito. La collaborazione prevede un compenso di 86mila euro. Nello stesso staff figura anche l’ex senatore Luigi Augussori: come esperto per gli Affari istituzionali ha ottenuto una collaborazione da 64mila euro annui.

Con Calderoli c’è un altro ex senatore, Stefano Corti, nelle vesti di consigliere per i territori a vocazione montana. A lui tocca una retribuzione più bassa rispetto agli altri (21.600 euro). C’è poi l’ultima soluzione: la collaborazione con deputati o titolari di incarichi a Montecitorio per cui non è prevista trasparenza o pubblicità degli atti. A Domani risulta ad esempio che l’ex deputato Marzio Liuni sia nello staff dei membri leghisti dell’ufficio di presidenza a Montecitorio.

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