Alla fine, pure la democrazia regge sulla forza

(Marcello Veneziani) – Non ho mai visto un golpe compiuto da masse anarchiche e disarmate, con le infradito ai piedi e il telefonino in mano, per farsi i selfie nelle stanze del potere. Suvvia, non siate ridicoli come quelli che hanno assaltato e invaso i Palazzi del Potere e della Democrazia a Brasilia. Non era un golpe quello spettacolo indecente dei giorni scorsi ma una pessima, sgangherata esibizione senza sbocchi, che va condannata per più motivi. Perché non si cambia a suon di invasioni di campo, come tifosi esagitati, l’esito di una voto: i verdetti vanno rispettati anche se possono essere comprensibili i sospetti di brogli elettorali; ma se non sono comprovati, i sospetti te li tieni per te, non scendi in piazza e non invadi i palazzi delle istituzioni. Il verdetto del voto va rispettato anche se chi è stato eletto era considerato dalla giustizia brasiliana fino a poco tempo fa un delinquente, un corrotto, con più sentenze di condanna, in carcere per quasi due anni. Solo lo scorso anno è stata riconosciuta la parzialità dei giudici e la violazione dei diritti politici nei procedimenti a suo carico. Ma i sospetti che sia stato condannato per motivi politici fanno il paio con i sospetti che sia stato assolto per motivi politici. Ipotesi ambedue possibili; conosciamo le dinamiche del potere e della magistratura. Però, certo, bisogna attenersi all’ultima sentenza in ordine di tempo.

Ma l’assalto ha avuto altri due effetti: da un verso indebolisce e delegittima lo stesso Bolsonaro e l’opposizione al governo e dall’altro rafforza proprio chi vogliono contestare e rimandare a casa, ossia Lula e il suo governo; dandogli al contrario più legittimità e sostegno della comunità internazionale. Ma non solo: Lula ha ora la possibilità di fare un radicale repulisti, colpendo non solo chi è coinvolto nell’insurrezione ma tutti quei settori, a partire da quelli militari e politici, che gli sono contrari. Bel risultato.

E’ uno stupido autogol che ripete esattamente quel che accadde due anni fa a Washington, nell’assalto al Congresso americano. Anche in quell’occasione l’assalto inguaiò Trump e la sua parte politica e rafforzò il vacillante Biden con la sua Amministrazione. Esattamente il contrario di ciò che era nelle intenzioni degli assaltatori, anche in quel caso spesso in tuta e muniti di telefonino per farsi i selfie nelle stanze del potere. Perché dietro una minoranza esagitata, c’erano a Washington come a Brasilia, masse di curiosi, turisti dell’insurrezione, e tanti idioti ficcanaso, imbucati per vedere la scena dall’interno. E non voglio insinuare ulteriori sospetti sul lasciarli fare, pressoché indisturbati…

Condannati i due assalti, resta però una domanda, la stessa domanda: perché in una democrazia secolare e radicata come quella che vige negli Stati Uniti, e in una democrazia più giovane e turbolenta, come quella brasiliana, ci sono queste sollevazioni popolari e questi assalti ai luoghi della rappresentanza e del potere? Qual è il malessere che serpeggia in tutto l’Occidente e che esplode in quei modi tra il carnevale e l’insurrezione? E’ facile sbrigarsela scaricando tutto sul Male del golpismo, del fascismo (come dice Lula), della “destra” e del populismo eversivo. O peggio sull’immaturità dei popoli, e dunque sulla necessità che ci siano oligarchie a guidarli ed eserciti a presidiare l’ordine pubblico.

Il problema è che la democrazia non funziona bene, si presenta come inclusiva ma esclude i due terzi della popolazione, tra coloro che non vanno più a votare e coloro che votano contro l’establishment, per le forze di opposizione. Siamo arrivati ad accettare la folle idea che le democrazie mature prevedano che mezzo elettorato non vada a votare; e ci ostiniamo a considerare che chi non è allineato alle forze progressiste e non vota come prescritto, debba essere ridotto al rango di folla delinquente, di gentaglia e di marmaglia, senza diritto di cittadinanza e di espressione. Confondendo, peraltro, la parte col tutto, la piccola frazione dei facinorosi con la vasta opinione pubblica che in Lula o in Biden non si riconosce, ma non ricorre all’insurrezione.

Alla fine, al di là delle narrazioni, non vince la democrazia ma vince la forza, cioè l’intervento armato della polizia. Grazie a Dio, non è più tempo di colpi di stato delle forze armate, forse neanche in sud America. Però alla fine è la forza che decide e garantisce le democrazie.

Il problema che resta, condannati e dispersi i manifestanti, arrestati i facinorosi, è ancora politico: come mai le democrazie non riescono a trovare soluzioni politiche dentro il loro perimetro, nella legalità? Come mai la sfiducia è così alta che sono in molti a dubitare dei verdetti elettorali? Perché la democrazia non sa essere inclusiva? Non riesce ancora a fare i conti col disagio, il malcontento, la protesta populista. Le repressioni sono necessarie, ma non risolvono il problema e soprattutto non rimuovono le cause che l’hanno scatenato. Non vanno a monte, colpiscono a valle. La democrazia non ce la fa; la sua unica, vera forza è che senza democrazia è peggio, c’è il caos e la guerra civile. E il dispotismo implicito si fa esplicito, e brutale. Perché se un popolo è diviso in quel modo irreparabile, alla fine a dirimere le controversie resta la forza. E fallisce la democrazia, anche quando sembra che abbia vinto e sia stata ripristinata. Di Bolsonaro si può avere qualunque giudizio, anche pessimo, ma quel che ha detto sulla rivolta è condivisibile nella sua ovvietà: è legittimo protestare in modo civile e incruento, non è legittimo farlo in quel modo. Dovrebbe essere il punto di partenza per coinvolgere l’opposizione, riconoscerne la legittimità, isolare i facinorosi, corresponsabilizzarla per riportare il dissenso dentro la democrazia e la legge. Invece, si preferisce identificarla con gli insorti, in modo da colpirla e criminalizzarla, anche se poi mezzo Brasile è contro Lula. Così non si va da nessuna parte. E intanto il problema della democrazia malata, svuotata e sfiduciata resta.

La Verità

2 replies

  1. Non so, mi pare la fotocopia un po’ più “partecipata” di Capitol Hill.
    Bastava guardare i video dell’ “assalto” al Congresso statunitense per avere più di un dubbio: qualche centinaio di esagitati con tanto di corna in testa per nulla contrastati nel loro “assalto” ad un posto che dovrebbe essere – e solitamente lo è – il più protetto degli US. E la Guardia Nazionale che interviene… dopo un congruo periodo di attesa.
    I Servizi statunitensi vedono anche quante volte gli “attenzionati” vanno in bagno; telecamere, satelliti, sorveglianza dovunque: si legge la targa di un’ auto dall’ orbita geostazionaria, ormai. Ma nessuno ha visto l’ assembramento che si stava creando davanti ad entrambi gli edifici nè tenuto d’ occhio le chat che chiamavano all’ adunata i folcloristici partecipanti. E soprattutto nessuna immediata resistenza in entrambi i casi.
    Provate anche solo ad avvicinarvi ad esempio all’ ambasciata statunitense a Roma o in qualunque altro Paese estero…

    A pensare male…

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