Se il governo non fa inversione a “U” rischia un frontale con i cittadini

Sul ripristino delle accise forti dissensi nella maggioranza: «Per accontentare poche centinaia di migliaia di persone con flat tax e quota 103 ci siamo messi contro 50 milioni di italiani»

(MARCO ANTONELLIS – quotidianodelsud.it) – Giorgia Meloni rischia di fare un “frontale” con i cittadini italiani. Ma finge di non accorgersene, cercando di rivendicare a tutti i costi la bontà dell’aumento delle accise sui prezzi dei carburanti. Formalmente si è trattata di una risposta alle critiche dell’opposizione a quella che definisce una «campagna mediatica ben costruita».

Sottotraccia, però, è anche un discorso fatto a suocera perché nuora intenda. Dopo il varo in Consiglio dei ministri del decreto sulla trasparenza dei prezzi della benzina, Giorgia Meloni affida a un video di 15 minuti, diffuso sui social, la difesa della scelta di non intervenire attuando il taglio delle accise.

Una puntata “speciale” e monotematica, del format “Gli appunti di Giorgia”, che ha un doppio obiettivo: da una parte parlare in modo non filtrato agli elettori scontenti perché dal primo gennaio hanno visto lievitare i costi del pieno, dall’altra ricordare agli alleati, e in particolare a Forza Italia che da giorni continua a chiedere un intervento sui prezzi, che le decisioni prese con la manovra sono figlie di una precisa scelta politica.

LE MOTIVAZIONI DI GIORGIA

Ovviamente nel discorso non c’è riferimento alcuno alle prese di posizione degli altri partiti della maggioranza. Ma la presidente del Consiglio rivendica la decisione, sua e dell’intero Esecutivo, di destinare ad altre misure le risorse che sarebbero state necessarie per la riduzione alla sforbiciata, in nome di un principio di «giustizia sociale».

Il punto di partenza è che un intervento di quel tipo sarebbe costato un miliardo al mese, almeno dieci miliardi l’anno. «Per tagliare le accise – dice – non avremmo potuto aumentare il fondo sulla sanità, la platea delle famiglie per calmierare le bollette domestiche, per i crediti delle pmi».

Una decisione che la premier si intesta pienamente, adducendo almeno due argomenti: il primo «è che tagliare le accise sulla benzina è una misura che aiuta tutti indipendentemente dalla condizione economica che hanno», il secondo è che «il mercato del petrolio stava scendendo».

Meloni sostiene di aver semplicemente agito in continuità con il precedente governo che aveva fissato la deadline del 31 dicembre e replica anche a chi prova a inchiodarla a un filmato in cui parlava appunto della necessità di abolire le accise. «Non è un caso – dice – che quel video sia del 2019 e non di questa ultima campagna elettorale. Sono ancora convinta che sarebbe ottima cosa tagliare le accise sulla benzina. Il punto è che si fanno i conti con la realtà con la quale ci si misura. E non sfuggirà, a chi non ha pregiudizi, che dal 20019 a oggi il mondo intorno a noi è cambiato e purtroppo noi stiamo affrontando una situazione emergenziale su diversi fronti che ci impone di fare alcune scelte».

Quindi, afferma: «Io non ho promesso in questa campagna elettorale che avrei tagliato le accise sulla benzina perché banalmente sapevo quale era la situazione di fronte alla quale mi sarei trovata». La presidente del Consiglio, ben sapendo che si tratta di un tasto molto sensibile per l’elettorato, si sbilancia però per il futuro. «Sono fortemente speranzosa – dice – della possibilità che prima o poi riusciremo a fare un taglio strutturale, non temporaneo, delle accise, ma questo necessità di una situazione diversa, di rimettere in moto la crescita economica di questa nazione».

«BENZINAI ONESTI»

Meloni snocciola una serie di dati per dimostrare che comunque, al momento, il prezzo medio della benzina non è poi così tanto più alto (e anzi in alcuni casi più basso) di quanto non sia stato nei mesi o negli anni scorsi. Ammette, però, che ci possono essere state delle «storture», ma allo stesso tempo evita di ingaggiare uno scontro con i distributori.

«È accaduto che vi siano alcuni che, nelle more di una modifica intervenuta da parte del governo, magari un po’ se ne approfittano e lì bisogna intervenire. Voglio dire però – osserva – che la gran parte dei benzinai si sta comportando in maniera assolutamente onesta e responsabile. È soprattutto a loro tutela che noi dobbiamo lavorare per verificare se invece ci dovesse essere qualcuno che si vuole approfittare di una situazione che è già delicata».

L’OPPOSIZIONE ATTACCA

Intanto, però, Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, pubblica la pagina del programma elettorale di Fratelli d’Italia che recita testualmente: «Sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise».

Anche dal partito di Matteo Renzi non le mandano a dire: «Quindi – dice Matteo Richetti, capogruppo di Azione-Italia Viva alla Camera dei deputati – alla fine, Meloni che fa: qualche cartello da esporre nei distributori, qualche volante della Guardia di finanza sovraccaricata dall’ennesima infruttuosa caccia all’evasore, tante giustificazioni, come quella di non aver tagliato le accise così da poter incrementare di due miliardi il Fondo sulla sanità. Peccato che la premier non dica che quei soldi servono a coprire i maggiori costi energetici che hanno investito anche quel settore, ma non a finanziare preziose borse di studio per gli specializzandi o ad assumere migliaia di medici e infermieri per tagliare quelle inaccettabili liste d’attesa con cui fanno i conti quotidianamente gli italiani».

«MANCANZA DI CORAGGIO»

Va all’attacco anche Luciana Sbarbati, leader dei Repubblicani Europei: «Il presidente del Consiglio Meloni, nella sua agenda quotidiana, si impegna a giustificare la scelta di non aver riconfermato il taglio sulle accise dei carburanti che aveva determinato il governo Draghi fino al 31/12/22. Le giustificazioni che apporta, ovvero: aver privilegiato le classi più bisognose e in difficoltà, la situazione economico/politica cambiata rispetto al 2019 quando lei in persona contestava le accise sui carburanti, che peraltro nel suo programma di governo erano da tagliare, non giustificano però la mancanza di coraggio che il suo governo sta dimostrando. Sul bilancio 2023 ci sono 1.180 miliardi circa di spesa, di cui il 98% va alla spesa corrente ovvero sussidi e solo il 2% in investimenti».

Insomma, alla maggioranza di governo serve subito un immediato cambio di rotta se non vuole cominciare a scendere nei sondaggi, visto che anche i principali sondaggisti cominciano a far notare una certa tendenza al ribasso di Fratelli d’Italia proprio in coincidenza con il ritorno delle odiate accise.

MAGGIORANZA IN FIBRILLAZIONE

Più di un sondaggista, contattato riservatamente sta mettendo in guardia la maggioranza di governo sul problema dei rincari dei prezzi di benzina e diesel. «Bisogna pensare che in Italia ci sono 40 milioni di sole auto. Arriviamo a 53 milioni con gli altri veicoli. Gli adulti sono 50 milioni circa, quindi il 100 per cento degli italiani è toccato dal tema dei carburanti – sostiene la sondaggista Alessandra Ghisleri – Evidentemente il tema del caro benzina è stato sottovalutato per quanto riguarda la comunicazione. Il fatto delle speculazioni può essere un capro espiatorio importante, tuttavia chiunque ha una macchina sente e paga questo disagio».

«È il calcolo politico sotteso alla decisione che è sbagliato – dice una fonte di primo piano della maggioranza di governo – Per accontentare poche centinaia di migliaia di persone che usufruiranno di flat tax e di quota 103 ci siamo messi contro 50 milioni di italiani». Un errore da matita rossa per un governo di professionisti della politica.

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