Mangiamo insetti senza saperlo: il nostro viaggio tra gli scaffali del supermercato

L’indagine del Gusto in 10 punti vendita della Grande distribuzione presente in tutta Italia. Le etichette, le sorprese e i commenti dei clienti: ecco tutti i prodotti in cui si trovano

(di Luisa Mosello – repubblica.it) – Anita ha otto anni e fa lo slalom fra gli scaffali del supermercato come una piccola saetta. Da quello delle merendine raggiunge il banco frigo e lì prende uno dei suoi yogurt preferiti, alla fragola con tanti confettini golosi da immergerci dentro. Non sa che a colorarlo di rosa ha contribuito un piccolo insetto chiamato cocciniglia con un nome che sembra uscito da un cartone animato o da un balletto su Tik Tok e che richiama quello della simpatica coccinella con la quale, però, non ha nulla da spartire. O meglio in un certo senso sì perché l’animaletto portafortuna è ghiotto del primo, nient’affatto visto di buon occhio soprattutto dagli agricoltori perché parassita e infestante. Ma utilizzato come colorante alimentare (e non solo: si può trovare anche nei cosmetici come rossetti rossi e fard e anche, ma più raramente, nei tessuti). Un uso che ha origine molto tempo fa e che, anche se in misura minore, continua ancora oggi, praticamente sconosciuto alla maggior parte dei consumatori che ignorano la presenza di insetti, in questo caso sotto forma di colorante, in alcuni prodotti assai diffusi d’uso e consumo quotidiano.

Presenza che sarà sempre più frequente dopo l’autorizzazione dell’Unione Europea alla commercializzazione di Acheta domesticus, ovvero il grillo domestico in polvere (il 3 gennaio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale comunitaria il regolamento che entrerà in vigore il 24 gennaio) che segue l’approvazione mesi fa delle tarme della farina essiccate e della locusta migratoria nel piatto.

Per quanto riguarda gli insetti che, senza saperlo, già mangiamo e beviamo – la cocciniglia femmina colora diverse bevande color rubino – e per quelli che troveremo negli alimenti in un futuro ormai prossimo, non si tratta tanto di essere favorevoli o contrari. Ciascuno è libero di ingerire cosa vuole, naturalmente. L’importante è che tutto sia ben segnalato sulle etichette. E che ciascuno, che sia sensibile ad allergeni o abbia fatto una scelta vegana o voglia semplicemente essere informato, abbia la possibilità e soprattutto il diritto di scegliere. 

L’indagine 

Per questo Il Gusto ha deciso di condurre una piccola indagine esplorativa per verificare la presenza di prodotti con il colorante E120 o carminio (sigla e termine che indicano la cocciniglia) che, ricordiamo, non è vietato ma autorizzato ad essere immesso in commercio. E per raccogliere i commenti dei consumatori, clienti dei punti vendita della Gdo, la Grande distribuzione organizzata presente in tutta Italia. Prendendo come campione rappresentativo 10 supermarket Conad, Coop, Pam, Esselunga, Elite, Gros, Dem, Pewex e Carrefour di Roma. È in uno di questi che incontriamo la piccola Anita a far la spesa insieme alla sua mamma sabato 7 gennaio. Quando la bimba viene a sapere che nel suo yogurt del cuore, una confezione Danone coloratissima a due vasetti con confettini da mescolare e la scritta “Super Mario”, c’è un acido detto carminico prodotto da un insetto non fa una piega. 

Tra gli ingredienti la cocciniglia
Tra gli ingredienti la cocciniglia 

“E allora? È un animaletto come un altro che si mangia. E lo yogurt è buonissimo” risponde. Meno convinta la madre Alessandra Fenu, 46 anni romana d’adozione e sarda d’origine che si dice ignara di questa presenza che “un po’ blocca a livello psicologico”: “Ma poi se pensiamo a tutto quello che mangiamo senza sapere realmente cosa è, cosa contiene allora non succede nulla..”. 

Nel caso del prodotto rivolto ai bambini la sigla E120 è sostituita dall’indicazione chiara del nome “cocciniglia” che appare in etichetta fra gli ingredienti presenti.

Fra gli yogurt anche quelli alla fragola e alla ciliegia, zero grassi, Vitasnella (Danone) fino a qualche anno fa contenevano il colorante in questione. Attualmente come si legge sul sito https://www.vitasnella.it/yogurt/ sono stati sostituiti da altri che non abbiamo trovato in nessuno dei supermercati visitati perché “non disponibili” o “fuori assortimento”. La nuova ricetta prevede come coloranti carota nera e ibisco, ovvero quelli che ci sono nella gran parte degli yogurt ai frutti rossi, insieme a sambuco, ribes rosso. Ingredienti vegetali, come anche la barbabietola rossa, presenti nella maggioranza dei prodotti che vogliono, unicamente, accentuare la colorazione vermiglia. Per motivazioni esclusivamente estetiche. 

Come nelle caramelle gommose colorate in cui potrebbe esserci la “gelatina alimentare animale”. In quelle Haribo  in passato venivano usati “vari tipi di carminio” ovvero la sostanza prodotta dalle cocciniglie nella versione “Primavera” alla fragola che ora non si trova nei punti vendita (ancora appare nei portali di vendita online). E per colorare i famosi orsetti attualmente ci sono i concentrati di frutta e piante. Sull’etichetta di “Goleador Doppia Caramella Gommosa con Gusto di Frutta” (Perfetti Van Melle)  il carminio invece compare come colorante. 

I colori accesi che virano al rosso passione servono ancor di più nelle bevande e nei succhi di frutta che devono letteralmente sprizzare energia ed allegria anche cromaticamente. In tutti i supermercati esaminati si trovano bitter e ginger per far festa a oltranza. Appena li vedi ti vengono in mente aperitivi in compagnia, momenti spensierati da condividere con gli amici. C’è il Cocktail SanPellegrino che deve la sua tinta rubino alla cocciniglia indicata con la dicitura Colorante E120 (sul sito https://www.sanpellegrino.com/it/bibite/cocktail-sanpellegrino viene aggiunto “acido carminico”), così come si trova nel SanBitter rosso  https://www.sanbitter.it/prodotti/sanbitter-rosso nelle bottigliette di vetro. Stessa sostanza anche nel Bitter biondo Esselunga che appare nella sigla E120.

Bevanda analcolica: fra gli ingredienti il colorante E 120 a base di cocciniglia
Bevanda analcolica: fra gli ingredienti il colorante E 120 a base di cocciniglia 

Fra i prodotti a marchio, il colorante animale compare pure nella Bevanda all’arancia rossa Selex, bottiglia in pet. Ma non c’è nell’aranciata in brick, uno scaffale più in su, sempre della stessa marca di catena che costa circa 50 centesimi in più. In altri marchi di bevande rosse analcoliche come non appare la cocciniglia ma le sigle di coloranti sintetici, autorizzati, seguite dalla scritta “Possono influire negativamente sull’attività e sull’attenzione dei bambini”. Si tratta dell’E110 detto anche “Sunset Yellow” e dell’E122, l’azorubina. In alcuni Paesi, per esempio negli Stati Uniti, sarebbero vietati perché considerati potenti allergeni, pericolosi per la salute delle persone asmatiche e chi già soffre di intolleranza a  determinate classi di farmaci.

In Italia, dove pochi mesi fa è stato vietato un altro colorante l’ E171 (biossido di titanio) impiegato negli alimenti e negli integratori perché tossico, il loro uso è autorizzato perché secondo un’indagine condotta molti anni fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità non viene riportata alcuna evidenza cancerogena o mutagena. Rimarrebbe un possibile rischio di eccesso di eccitazione nei più piccoli, anche non ci sono certezze in questo senso. 

Tutte le sigle indicate compresa l’E120 che rimanda alla cocciniglia, secondo la Guida del consumatore sarebbero attenzionate per “i loro eventuali effetti collaterali”. 

Per quanto riguarda il carminio questi ultimi non sarebbero  pesanti ma soprattutto legati ad allergie alle proteine degli insetti.

L’importante, ripetiamo, è che ci siano sempre e comunque indicazioni chiare che tutti per poter scegliere liberamente siano informati.  Quasi tutte le persone intervistate nei supermercati invece non lo sono anche perché non c’è l’abitudine di leggere le etichette che, d’altra parte, oltre ad essere scritte a volte in caratteri davvero minuscoli non si riescono ad interpretare. Si mostrano assai sorprese nell’apprendere che, per esempio, nel loro sacchetto della spesa potrebbero esserci “prodotti insettivori”. Meravigliato è Marzio Barbosa, designer di gioielli brasiliano in Italia da 20 anni che ammette: “No, non me lo aspettavo. Vorrà dire che farò più attenzione. Magari mangiare insetti è solo una questione di abitudine. Che per ora io non ho. Se ce ne sarà bisogno, in caso di emergenza ci adegueremo”. Poi ricorda che in Brasile da piccolo nella grande villa del nonno vedeva delle grosse formiche che in tanti prendevano e cucinavano: “Era l’uso di molte etnie indigene”.  

Fra gli habitué dello shopping in carrello uno che non si meraviglia c’è. “Si lo so, la cocciniglia è sempre stata usata per bibite rosse, prima anche per il Campari – risponde Diego Funaro, autista aziendale 42enne intento a fare la spesa nell’ultimo fine settimana di feste -. Credo vada segnalata bene perché i vegani possano saperlo. Non sono contrario pregiudizialmente agli insetti negli alimenti. Basta che non finiscano nei nostri prodotti tradizionali. Per esempio la farina di grillo nella pasta di grano, proprio no…”.

Niente pregiudizi anche per la casalinga Alba Brauzi che, insieme a suo marito Ezio sta cercando le cose essenziali per preparare la cena: ” Non sono sfavorevole a priori. Abbiamo mangiato rane, lumache. Fa tutto parte della natura. E io sono aperta alla natura se questo può aiutare il pianeta. Ma dobbiamo essere informati, sempre. Su qualsiasi cosa che mettiamo in tavola”.

6 replies

  1. Perso tempo. Al posto del panegirico, speravo di leggere un elenco di alimenti inclusi pane pasta secca e no e altri.

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  2. Se questo è il livello degli articoli di Repubblica conviene leggere gratis in rete gli articoli clickbait, il livello e lo stile è lo stesso.

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