Saviano: “L’Italia deve ritirare l’ambasciatore in Iran. Anche in Europa le libertà sono a rischio”

«La rivoluzione in Iran ci insegna che democrazia e diritti vengono prima di ogni politica. Salvini? Un ignavo di Dante. Meloni mente sulle Ong: a sostenere i trafficanti libici sono i nostri soldi»

(FEDERICO MONGA – lastampa.it) – Roberto Saviano, cosa la colpisce di più di questa rivoluzione in Iran?
«È una rivoluzione che non ha un’avanguardia, un partito, un’organizzazione e non ha neanche leader. Per questo è inarrestabile. È una rivoluzione che più di ogni altra cosa mostra la necessità dei diritti come premessa di ogni ragionamento politico. Stanno chiedendo con il sangue, con l’impegno quotidiano, di trasformare il Paese. Qualunque evoluzione politica avrà il Paese, liberale o socialdemocratica, dovrà essere laica e rispettare i diritti».

Cosa ci insegna?
«Che la democrazia è una scelta precisa che viene prima della politica. Democrazia e diritti sono la premessa per la politica. Un insegnamento per i giovani che in Europa non si stanno battendo contro il populismo, ma anzi in molti casi lo stanno favorendo entrandoci attraverso la sua ideologia complottarda. I giovani iraniani hanno capito che i social sono uno spazio laterale per impegnarsi, ma che poi è la pratica reale che cambia le cose. Non i post, non i like, non le condivisioni, che invece bloccano da un decennio l’attività dei movimenti».

L’Occidente lo ha capito?
«In Occidente tutto si chiude in una manifestazione, in un gruppo social di coscienza, ma poi c’è bisogno dell’azione, dei corpi, della forza. In questo caso tra l’altro è una forza civile, senza armi, che ha utilizzato la critica e l’occupazione dei territori».

C’è una mobilitazione spontanea nelle piazze e in rete ma i governi, l’Europa, hanno fatto abbastanza o possono fare di più?
«L’Europa non sta facendo abbastanza. C’è una condivisa presa di coscienza da parte della società civile e politica. Ma ora bisogna sabotare l’economia iraniana. Senza alcun dubbio l’Italia deve ritirare l’ambasciatore subito e interrompere le relazioni economiche con l’Iran. Bisogna agire. Non basta il dare solidarietà, che è un atto importante ma morale. Serve un atto vero che trasformi la realtà, non solo la coscienza».

È una rivoluzione partita dalle donne in una società patriarcale. Gli uomini le stanno aiutando?
«La rivoluzione è partita dalle donne ma dimostra che la lotta al patriarcato libera anche gli uomini. Ecco perché gli uomini sono così presenti. Ecco perché poi il numero di uomini condannati a morte è più alto rispetto alle donne».

In Iran si combatte per la libertà mettendo a rischio la vita. L’Occidente del benessere, pur non rischiando la vita, ha ancora voglia di scendere in piazza mettendosi in qualche pericolo?
«In Occidente non solo l’idea di poter rischiare per cambiare il mondo è sparita dall’orizzonte. Eccezion fatta per i movimenti ecologisti che mettono il proprio corpo e la loro fedina penale a rischio. Oggi il messaggio chiaro è: imbucati, trova il modo per galleggiare, per fare un po’ di follower, per fare un po’ di grana. In Iran è evidente che battersi per trasformare il proprio Paese significa battresi per la propria felicità. Le giovani che si tolgono il velo non vengono percepite come delle furbette che compiono questa azione per trovare qualche follower».

Nel mondo libero non c’è più voglia di combattere?
«Nell’Occidente l’impegnarsi è visto con diffidenza. Basta vedere come molte tv e giornali siano così prudenti verso un governo di estrema destra che è tra i fondatori dell’Europa».

Perché?
«Perché tutta l’economia che sostiene l’informazione e le pubblicità dipende molto dalla politica».

Da anni è così però.
«No. Nell’epoca berlusconiana c’era maggiore possibilità da parte delle opposizioni di muoversi. Perché si faceva share, si vendevano libri e ora i numeri stanno scendendo. E i numeri dei follower sono evanescenti, non ti danno forza economica. E quindi sono tutti spaventati dall’attaccare chi è al comando, anche dove la democrazia sta per farsi compromettere dai populismi come è successo in Ungheria e come sta succedendo in Italia».

Iran e Italia sono molto distanti in quanto a libertà.
«L’Iran non è un Paese distante dalla nostra vita. Teheran è una città evoluta. Certo le campagne sono molto lontane dalle nostre. Certo non c’è una teocrazia. Ma la Polonia vuole reintrodurre la pena di morte».

In Europa la libertà è a rischio?
«Le libertà vengono compresse continuamente in nome della sicurezza e del vantaggio economico. In fondo Orbán, Erdogan e il regime iraniano, benché sul piano formale siano tre regimi differenti, si somigliano in questo: l’ordine viene dato, sostenuto e promesso in cambio di una sicurezza economica e di una pace sociale. E quindi qualsiasi riflessione sui diritti, qualsiasi battaglia per la libertà, viene vista come superflua. Come cosa da intellettuali che vengono attaccati e accusati di speculare, di guadagnare sul nulla. In verità sono indagatori sui limiti del potere e testimoni della compressione delle libertà. L’Iran parla a noi».

Cosa pensa della proposta del ministro Salvini di mettere in carcere gli eco warriors che imbrattano i muri?
«Su questo punto sarebbe interessante rispondessero i promotori del referendum in materia di Giustizia, tra questi anche Salvini. Il leader leghista è politicamente dissociato. Va a vento. La sua politica non ha nessuna logica. Vuole solo rincorrere, come gli ignavi descritti da Dante, una bandiera senza colore. La sua bandiera è quella del consenso momentaneo, ma bisogna essere molto cauti nell’invocare pene esemplari. Salvini per i responsabili di un partito che, per ipotesi, avessero sottratto ingenti fondi pubblici, mettiamo 49 milioni, cosa farebbe? Invocherebbe la pena di morte?».

Sembra una boutade.
«Non lo è. Il dibattito sulla reintroduzione sulla pena di morte, nei prossimi anni, sarà centrale. Si parte dagli eco warriors per attirare solo la rabbia. È tipico di Salvini che, non avendo argomentazioni o un’idea reale politica ma dovendo solo conservare quello che è, un catalizzatore di odio e di rabbia, non riesce ad affrontare temi reali. Ha il buon senso dei mediocri, quindi semplicemente cerca di conservare il suo immeritato ruolo. È pericoloso perché tutta l’attenzione sul tema della crisi climatica la risolve intestandosi una maggiore repressione».

Le Ong nei nostri mari combattono per il diritto alla vita dei migranti. Cosa pensa del decreto Piantedosi?
«Piantedosi si trova schiacciato da Salvini, che l’ha costruito e voluto mettere lì. Ma è chiaramente un ruolo che gli sta stretto e gli sta dando anche fastidio. Sa che non può comportarsi in maniera maldestra come si è comportato Salvini. Dopodiché l’obiettivo vero di questa legge è non avere testimoni nel Mediterraneo, non c’entra nulla far rispettare il diritto internazionale come sostiene Meloni, mentendo tra l’altro».

Quale sarebbe la bugia di Meloni?
«Ha chiamato “traghetti” le Ong che sono ambulanze del mare, che salvano vite, e che tra l’altro agiscono sempre dopo aver avvertito la Guardia Costiera. Nessuna inchiesta ha mai dimostrato contatti tra trafficanti e Ong. È una battaglia ideologica per confondere il dibattito politico. Tanto è vero che quando si parla di redistribuzione dei migranti sono proprio gli alleati di Meloni e Salvini che non la vogliono: si oppongono i polacchi, la destra ungherese. Non vogliono che il problema sia affrontato dall’Europa. Vogliono che ricada solo sull’Italia. Il decreto del governo di estrema destra, ribadisco estrema destra, inutile fingere di chiamarlo in altro modo, vuole semplicemente non avere testimoni nel Mediterraneo».

Quale è il grado di tirannia, rispetto all’Iran, della Libia di oggi, dove transitano e vengono rinchiusi i migranti nei campi?
«La Libia è uno Stato fallito. L’Italia sostiene il finanziamento formale alla Guardia Costiera libica per la gestione migranti. In realtà sono dazi per le milizie, per tutelare gli interessi energetici in Libia. Si forniscono motovedette, divise e soldi per formare personale, ma sono tutte tangenti dei governi per ottenere il petrolio libico».

La politica è sangue e merda, direbbe Rino Formica.
«La responsabilità europea e italiana in Libia è molto più diretta rispetto all’Iran. La Libia ha veri e propri campi di concentramento sostenuti con i soldi italiani. E l’ipocrisia di questo governo è ancora maggiore, quando parla di Ong che coprono i trafficanti. A coprire i trafficanti è lo Stato italiano che paga la Guardia Costiera libica, che poi sono i veri trafficanti. L’indagine l’ha fatta l’Onu: quelli che trafficano in droga e in petrolio sono gli stessi che dopo si vestono da Guardia Costiera. Quando ricevono i soldi, le tangenti, bloccano le partenze. Quando hanno interesse di guadagno aprono i rubinetti e fanno partire le persone».

7 replies

  1. È più forte di me. Leggo Saviano e penso a quanto sia un buffone, un attore che recita una parte, assolutamente funzionale al Sistema, un’ipocrita che “denuncia” solo quello che alcuni “committenti” vogliono che abbia voce.
    Non ho nessuna stima di questo personaggio.
    Mi suscita lo stesso sdegno e disgusto di politici alla Renzi. E ho detto tutto.

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    • «L’Iran non è un Paese distante dalla nostra vita. Teheran è una città evoluta. Certo le campagne sono molto lontane dalle nostre. Certo non c’è una teocrazia. Ma la Polonia vuole reintrodurre la pena di morte». Hai cambiato pusher?

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  2. Il portavoce dei radical chic annoiati, che non sanno se fa più chic promuovere l’immigrazione clandestina a prescindere dai gravi danni che sta causando alla tenuta sociale del nostro paese o se è più à la page difendere i diritti degli iraniani, senza però disturbare troppo gli ayatollah, perché altrimenti poi rischia di essere tacciati di discriminazione religiosa. Il sig. Saviano aveva affermato che se avesse vinto il centro destra avrebbe lasciato l’Italia. Ancora qui?

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  3. Lo pseudo “intellettuale” più sopravvalutato di sempre. Sempre con un tono da profeta di periferia e una supponenza comune a tutto il piddismo, un senso di superiorità che non si capisce da cosa sia giustificato.

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  4. Dai 3 commenti precedenti traspare solo odio e livore, impastato di luoghi comuni e frasi fatte, verso Saviano.
    “Radicali chic” è oramai un ridicolo lasciapassare tipico di squallidi speculatori e manipolatori a cui avete delegato le vostre coscienze, sempre che ne abbiate avuta una.
    -Il leader leghista è politicamente dissociato.
    Va a vento.
    La sua politica non ha nessuna logica. Vuole solo rincorrere, come gli ignavi descritti da Dante, una bandiera senza colore.
    La sua bandiera è quella del consenso momentaneo, ma bisogna essere molto cauti nell’invocare pene esemplari.-
    Come non posso essere d’accordo con questa descrizione del capitone sciacallo e Baciasalami?
    La sua storica strategia social è quella di accostare la sua faccia di 💩 al trend topic del momento, che sia uno sportivo in gara, i Nutella biscuit, un politico di ultradestra o con tendenze autoritarie o dittatoriali, alle soluzioni di pancia dopo qualche reato da allarme sociale come la libera circolazione delle armi. Oppure la legge liberticida come quella sui rave, 5/6 eventi all’anno spacciata come emergenza sociale, che comprime e annulla qualsiasi occasione di dissenso, ESATTAMENTE come in Iran, ma senza la pena di morte.
    Lo avete letto criticare gli scontri fra tifosi di calcio? Proporre iniziative per eliminare quelle piazze di spaccio a cielo aperto che sono le curve degli stadi?
    NO! Perché lui con i capi ultras narcotrafficanti e pregiudicati ci si fa i selfies, perché dai tifosi invasati arrivano i voti.
    Lui che tanta propaganda aveva seminato contro le accise sui carburanti ha detto “A” sui continui rincari in atto, reintroducendo le accise?
    Ma per voi il problema è Saviano ovviamente, che denuncia queste ipocrisie.
    Di Salvini preferite essere complici perché in fondo vorreste l’uomo/donna forte al potere, quelli che pensano per tutti accontentando il vertice della piramide sociale.
    Bravi, siete coraggiosi a schierarvi con loro perché credete che la povertà non vi sfiori.
    Oltretutto le proposte politiche più indecenti arrivano da parassiti che si sono nutriti da una vita poppando dalle mammelle della vacca di Stato e guai a parlargli di RDC, le loro diarie da politici sono dovute per diritto dinastico.

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  5. ”’Nessuna inchiesta ha mai dimostrato contatti tra trafficanti e Ong.”’

    Forse perché nessuno ha voluto indagare sull’evidenza di ONG che vengono fotografate mentre caricano i gommoni al largo delle coste su rotte prefissate, e che tengono spenti i transponder e non vogliono le forze dell’ordine a bordo?

    E poi pretendo di attraccare alla faccia della sovranità territoriale, come la Racket 4 anni fa?

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