Roma, il “cervellone” che ha scovato l’aggressore di Termini: meno di un minuto per cercare tra 10 milioni di volti

Il riconoscimento favorito anche dal fermo quattro giorni prima dell’agguato per il furto di un panino in un bar

(di Fabio Tonacci – repubblica.it) – ROMA – Il cervellone che riconosce le facce ha un nome che pare uscito dalla penna degli sceneggiatori di Star Trek. Si chiama Sari Enterprise. Grazie ad algoritmi di ultima generazione, gli basta un solo frame per trovare in pochi secondi un sospettato nella galleria di 10 milioni di volti del suo database. Nei casi complicati ci mette qualche secondo in più, ma mai più di un minuto. E tuttavia, quando sputa fuori due, tre o cinque foto di profili compatibili con quello di chi si sta inseguendo, il lavoro della polizia scientifica è appena agli inizi.

Il 24enne polacco Aleksander Mateusz Chomiak, accusato per l’aggressione a Termini, è stato identificato così: col cervellone elettronico e, va detto, con un po’ di fortuna. Il 27 gennaio, infatti, quattro giorni prima della notte in cui la ragazza israeliana è stata assalita con tre coltellate, Chomiak è stato fermato per un tentato furto al bar Marmorata di Roma. Aveva comprato un panino e se l’era svignata senza pagare. Acciuffato prima dal gestore del bar, poi dagli agenti del commissariato Celio che lo hanno portato in questura, dove gli hanno preso le generalità, le impronte digitali e sottoposto a fotosegnalamento. I dati di Chomiak sono finiti immediatamente nel calderone dell’Afis, il grande database in uso alle forze di polizia: contiene appunto 10 milioni di identità (e 17 milioni di foto, i pregiudicati ne hanno più di una ciascuno) che appartengono soltanto a chi è stato indagato, a chi viene fermato e non è in grado di provare la propria identità, ai migranti irregolari rintracciati sul territorio. Disponendo della fotografia di Chomiak scattata dopo il tentato furto, nelle ore successive all’aggressione di Capodanno sono risaliti subito a lui.

La polizia aveva i filmati delle telecamere di sorveglianza di Termini. Hanno estratto uno screenshot di qualità buona in cui era inquadrato in modo frontale, perché il riconoscimento non si può fare con le teste di profilo. Non c’è stato neanche bisogno di utilizzare i software di miglioramento dell’immagine. Gli agenti del gabinetto della scientifica di Roma hanno consultato il Sari Enterprise e in pochi secondi avevano i candidati. Chomiak non era l’unico risultato partorito dal computer, ce n’erano altri che avevano un certo grado di corrispondenza. Qui è entrato in gioco l’occhio dell’investigatore. Anche perché l’esito del Sari Enterprise non costituisce mai una prova che può essere usata in un processo: è solo un indizio.

A ogni candidato l’algoritmo assegna una percentuale di verosimiglianza con la foto del ricercato. Pure con compatibilità superiori al 95 per cento si può scivolare nello scambio di persona e per questo serve l’essere umano che valuta l’altezza, la fisionomia, l’età, i vestiti indossati, il luogo dove è avvenuto il delitto, le circostanze. Nel caso di Chomiak, gli elementi di corrispondenza vengono definiti “molto chiari”. Ed è stato anche riconosciuto dal personale del commissariato Celio che lo aveva accompagnato al fotosegnalamento del 27 gennaio.

Una volta che al sospettato è stato dato il nome di Aleksander Mateusz Chomiak, clochard e ladro di panini, toccava trovarlo. E qui funziona col riconoscimento facciale umano. In altre parole: alla vecchia maniera. Poiché in Italia il Garante per la privacy ha vietato il real time, cioè il sistema di intelligenza artificiale applicata alle telecamere di sorveglianza che confronta i profili dell’Afis con quelli della gente che passa, le forze di polizia devono scrutare le folle avendo la foto del ricercato in mano o ben memorizzata in testa.

Come hanno fatto i due carabinieri fuori servizio: ieri si sono accorti che quel ragazzo taciturno che a Milano stava aspettando il treno per Brescia era proprio Chomiak.

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2 replies

  1. Mah, quando comunicano le generalità del sospettato in tv ancora prima di trovarlo è sempre un muratore o un barbone.

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