Le Regioni vogliono più consiglieri: “Così impossibile lavorare”

Idea. Le assemblee più piccole (Umbria, Molise, Basilicata) chiedono altri 5 seggi. A cascata, potrebbero aumentare in tutta Italia. Il grido di dolore arriva dalle Regioni più piccole, ma il provvedimento potrebbe riguardare anche tutte le altre. Nonostante i tempi di magra, l’obiettivo dei cosiddetti […]

( LORENZO GIARELLI – Il Fatto Quotidiano – Il grido di dolore arriva dalle Regioni più piccole, ma il provvedimento potrebbe riguardare anche tutte le altre. Nonostante i tempi di magra, l’obiettivo dei cosiddetti governatori è rimpolpare i Consigli regionali, il cui numero di eletti è stato ridotto da una legge del 2011. Undici anni più tardi, i territori chiedono di aumentare le poltrone dell’assemblea, visto che il taglio “ha reso difficile il lavoro nelle Commissioni”.

Ad avanzare la richiesta sono soprattutto le Regioni con “soltanto” 20 consiglieri, ovvero Umbria, Molise e Basilicata, le tre con meno di 1 milione di abitanti. Se ne sta parlando nelle ultime sedute della Conferenza delle Regioni (il presidente è Massimiliano Fedriga) e il tema è stato anticipato anche al governo. “Siamo ancora in una fase istruttoria – spiegano dalla Conferenza, senza escludere però che la modifica del tetto agli eletti possa riguardare tutta Italia e non solo le assemblee più piccole – Non è deciso, si sta ragionando su diverse ipotesi”.

L’idea, per le Regioni con meno abitanti, è quella di aggiungere 5 posti in Consiglio e almeno un paio in giunta. Una legge del 2011, poi recepita dai vari territori, impone una soglia di 20 consiglieri per le Regioni a statuto ordinario fino a 1 milione di residenti; di 30 consiglieri fino a 2 milioni di abitanti (sono 5 Regioni); di 40 consiglieri fino a 4 milioni di abitanti (Puglia e Toscana); di 50 consiglieri fino a 6 milioni di abitanti (Lazio, Campania, Emilia e Piemonte). La Lombardia, che supera i 9 milioni di residenti, arriva a 80 consiglieri. Traducendo dai freddi numeri: se l’aumento di 5 eletti nelle Regioni più piccole si portasse dietro, in proporzione, simili aggiustamenti in tutte le Regioni, ci ritroveremmo oltre cento consiglieri in più con relativi staff e uffici, a cui aggiungere una cinquantina di assessori.

Dal conto sono escluse le Regioni a Statuto speciale, che già oggi godono di una certa autonomia anche nella definizione del numero dei seggi. Ma insomma: tenendo conto che un consigliere regionale porta a casa, al lordo, oltre 10 mila euro tra indennità e rimborsi, la riforma avrebbe costi notevoli e sarebbe un evidente retromarcia rispetto a quanto deciso a suo tempo in nome della spending review. Per avere un’idea della spesa, basti pensare che nel 2013 l’economista Roberto Perotti pubblicò uno studio su lavoce.info in cui, analizzando i bilanci di tutte le Regioni, calcolò in 875 mila euro all’anno il “costo” per ogni consigliere. Un totale che, come evidente, non includeva solo la spesa pubblica per l’indennità, ma pure gli oneri per i collaboratori e tutto ciò che era a disposizione dell’eletto (i gruppi consiliari, per esempio, ricevono denaro in base al numero di componenti). Negli anni tutte le Regioni hanno sforbiciato stipendi e benefit, dunque la stima di Perotti oggi sarebbe eccessiva, ma resta comunque utile per capire l’ordine di grandezza delle spese.

Dal Molise però spiegano che non si può fare diversamente: “Non riusciamo a lavorare nelle Commissioni”, ha allargato le braccia il presidente Donato Toma in Conferenza delle Regioni. Dall’Umbria invece sperano che “la riforma possa entrare in vigore già per le prossime elezioni regionali del 2024”. Non è un desiderio azzardato. Il ministro per gli Affari regionali è il leghista Roberto Calderoli, il cui sogno, oltre a restaurare le Province, è portare a casa il prima possibile una legge sull’autonomia differenziata. È nel contesto dell’autonomia e del trasferimento di competenze ai territori che l’allargamento dei Consigli e delle giunte sarebbe presentato come un fisiologico adeguamento operativo, così da silenziare i malumori di chi lamenta il boom della spesa pubblica in un momento di crisi. Non solo. Chi lavora nella Conferenza e ne conosce i meccanismi sottolinea come difficilmente, di fronte a una richiesta unanime delle Regioni, questo governo potrebbe tirarsi indietro. E allora, conviene provarci.

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4 replies

  1. “Così impossibile lavorare”
    Cos’è, la scusa per giustificare il fallimento su tutta la linea? Io ripeto: aboliamo le Regioni!

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