Ma quale Messi, il vero vincitore del Mondiale è l’Emiro Al Thani!

(Gianluca Mazzini – Libero quotidiano) – Cambia poco che la finale tra Argentina e Francia abbia sancito la vittoria dell’Argentina perché the winner is … l’Emiro Al Thani! Padrone di casa e regista del Mondiale più discusso e più incredibile della storia del calcio. La finale stessa è stato il trionfo di Al Thani e della sua idea di calcio. Messi e Mbappé le due superstar del pallone sono entrambi suoi dipendenti al Psg. Il presidente francese, a suo fianco in tribuna, è poco più di un suo funzionario a Parigi.

Macron d’Arabia (come lo chiamano i giornali transalpini) ha già firmato con l’Emiro contratti per 12 miliardi di euro permettendo ai fondi qatarini di diventare strategici nel cuore dell’Europa. In Francia Doha ha mani in pasta ovunque e controlla il 27% nella Societè des Casinos de Cannes, il 13% nel gruppo Lagardere (media e armi), 8% di Eads (aeronautica), il 5% di Veolia (energia), il 3% di Total, il 2% di Vivendi (editoria) e l’1% di Lvmh (moda).

 Secondo il settimanale francese l’Express il Qatar basa il suo potere su cinque pilastri: il gas, la rete televisiva Al Jazeera, la presenza militare americana nell’Emirato, la diplomazia e il calcio. Lo dimostrano i Mondiali appena conclusi. Gli emiri hanno capito che il calcio è il più potente mezzo per sedurre il pubblico europeo ed occidentale. E sull’esempio del Psg, acquisito da Doha nel 2011 e costato fino a oggi 1,5 miliardi, anche le altre monarchie del Golfo hanno investito nel pallone. Newcastle e Sheffield sono di proprietà dell’Arabia Saudita, il Manchester City degli Emirati. Non solo.

ACCORDI MILIONARI

 Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways hanno accordi milionari con le principali squadre di calcio europee. Ai Mondiali la sudditanza europea anche nel calcio è stata palese. Le proteste per i diritti umani e civili oscurate in tv dalla Fifa senza che nessun giocatore trovasse il coraggio di dire qualcosa. Si pensi alla Germania, ricca di fasce arcobaleno (rimosse) con la pagliacciata della foto di gruppo con le mani sulla bocca, ma in silenzio anche sul fronte delle denunce.

Anche il portiere e capitano della Germania Neuer si è guardato bene dall’esporsi magari denunciando la sponsorizzazione della Qatar Airways alla sua squadra di club il Bayern Monaco. Saprà anche lui che l’Emirato sta diventando strategico pure per i tedeschi, assetati di gas per la guerra in Ucraina. Colossi come Porsche, Volswagen, Deutsche Bank, Siemens sono brand da tempo controllati a vario titolo da Doha. Per non parlare della Gran Bretagna colonizzata da tempo.

Tra gli investimenti più importanti degli emiri si sono: Harrods, Canary Wharf, la Borsa di Londra, l’hotel Ritz, il 20% dell’aeroporto di Heatrow, il 20% di Sainsbury, il 6% della Barclais Bank. Non deve quindi sorprendere quanto sta accadendo al Parlamento europeo. Il Qatargate di Bruxelles dimostra l’acqua calda: l’esistenza di una lobby a libro paga di Doha forte con diversi di parlamentari di sinistra (sessanta?) tutti regolarmente globalisti e immigrazionisti.

L’unica domanda legittima che si possa fare è perché lo scandalo sia scoppiato solo ora quando tutto era così palese e in qualche modo noto. Come sono ben conosciuti i progetti del Qatar per l’islamizzazione dell’Europa. Documenti del Middle East Forum rivelano che il Qatar ha distribuito quasi un miliardo di dollari alle organizzazioni islamiche, soprattutto in Occidente.

Nell’ultimo decennio in Germania sono state costruite 140 moschee, in Kosovo una ventina tra cui una di cinque piani (2500 fedeli) nel centro di Pristina.

L’Italia è da tempo terra di conquista con il proliferare di moschee, centri culturali e scuole islamiche. Da noi con la benedizione del Parlamento come dimostra l’accordo sottoscritto dal governo Draghi su scambi culturali tra Italia Qatar votato nel maggio del 2021 dal 90% delle Camere (contrari solo Fratelli d’Italia).

DISUGUAGLIANZE

Ma torniamo al Mondiale che resta la prova provata della vittoria dell’Emirato sull’Europa. Due articoli dell’Economist e del Financial Times celebrano il trionfo. Tesi dell’Economist: la globalizzazione più sfrenata anche nel calcio aiuta a vincere le disuguaglianze. Sviluppo: i risultati della metà delle 64 partite che si sono giocate hanno ribaltato le previsioni dei bookmakers quindi si è trattato di un Mondiale che ha sviluppato l’uguaglianza. Che sia giocato in inverno con squadre decimate dagli infortuni non viene considerato.

Il Financial Times si supera sostenendo che tra i Mondiali moralmente discutibili degli ultimi decenni Qatar 2022 non finirebbe sul podio. Battuto da Argentina 1978 (Mondiali disputati sotto la dittatura militare), Mexico 1970 (nel 1968 il governo messicano fece trucidare centinaia di lavoratori che protestavano disarmati) e Russia 2018 (ad appena quattro anni dall’annessione della Crimea).

Conclusione: Qatar2022 assolto pienamente, nonostante 6500 morti nei cantieri, senza nessuna certezza sul rispetto futuro di diritti civili e umani. Un celebre proverbio francese sostiene che: «il calcio lo hanno inventato i poveri malo hanno rubato i ricchi». Ai ricchi lo hanno scippato gli emiri che hanno vinto il Mondiale. Altro che gli argentini.

4 replies

  1. ”’e Russia 2018 (ad appena quattro anni dall’annessione della Crimea).”’

    Se è per questo, USA ’94 fu disputato appena 3 anni dopo l’attacco all’Irak, e Brasile ’14 fu disputato malgrado gli indios venissero censurati perché manifestavano contro la distruzione dell’Amazzonia. Idem per le olimpiadi del 2016.

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    • L’Iraq attaccò e invase il Kuwait nel 1990, gli Stati Uniti e altre nazioni (tra cui la Siria di tale Hafez al-Assad) liberarono il territorio occupato su mandato delle Nazioni unite. Tutto questo per la precisione.

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      • Per la precisione: i diritti civili sono un optional quando comandano gli americani.

        Se i russi fanno l’annessione della Crimea senza sparare un colpo, invece, sono colpevoli a prescindere di lesa sovranità.

        Se gli irakeni si prendono il Kuwait che hanno sempre rivendicato come parte del loro territorio, invece, sono criminali e vanno puniti.

        Mentre il Kuwait aveva la famiglia più corrotta del Golfo al potere, rubava il petrolio irakeno e sopratutto, rivoleva 80 mld di dollari di prestiti di guerra dopo che l’Irak aveva combattuto anche per loro, visto che l’Iran faceva paura sopratutto agli emiri con tanti soldi e pochi soldati.

        Comodo, eh? Per la precisione.

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  2. I “poveri” non hanno i soldi e “aderenze” per organizzare Olimpiadi e Mondiali. Abbiamo visto che fine ha fatto la Grecia anche con i debiti accumulati per Atene 2004. E stiamo vedendo quanto siamo in affanno per una ” misera ” pista da bob a MIlano-Cortina.

    Inoltre abbiamo ostracizzato la Russia (un’ altra volta!) quindi gli assai meno “liberali” Stati Arabi dobbiamo tenerceli buoni, ad ogni costo.
    Altrimenti ci toccherà ricominciare a spostarci a cavallo ( i poveri in groppa a quello di S. Antonio…)

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