Non si ragionerebbe su un voto con un anno di anticipo bensì, raccontano fonti parlamentari, di spostare la naturale scadenza autunnale alla primavera del 2027

(Marco Antonellis – lespresso.it) – Nessuno vuole aprire una crisi politica, ma tutti ragionano già sul calendario delle prossime elezioni. La parola “anticipate” è quella che rischia di trarre in inganno. Perché, raccontano fonti parlamentari, non si ragionerebbe su un voto con un anno di anticipo, bensì di spostare la naturale scadenza autunnale alla primavera del 2027.

Il punto di partenza sarebbe la posizione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Al Colle, spiegano ambienti istituzionali, la priorità resta una sola: evitare scossoni fino alla conclusione della legislatura. Un principio confermato anche dalle ultime mosse del Capo dello Stato, dall’incontro con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi fino ai contatti istituzionali con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, interpretati da molti osservatori come segnali di continuità e stabilità.

Ma stabilità non significa necessariamente arrivare alle urne in autunno. Secondo quanto filtra da diversi ambienti parlamentari, al Quirinale non verrebbe considerata irragionevole l’ipotesi di un voto tra aprile e giugno 2027, qualora maturassero le condizioni politiche e istituzionali. Non sarebbe letto come uno scioglimento anticipato in senso politico, bensì come una soluzione tecnica.

Il ricordo del 2022 pesa ancora. Allora si votò a settembre, dopo la caduta del governo di Mario Draghi, in una finestra del tutto eccezionale nella storia repubblicana. Stavolta, però, lo scenario appare diverso. I sondaggi descrivono una competizione molto più aperta e, proprio per questo, nei Palazzi nessuno esclude trattative lunghe per la formazione del nuovo esecutivo.

Se dalle urne uscisse un Parlamento senza una maggioranza immediatamente definita, il rischio sarebbe arrivare a ridosso della legge di Bilancio con un governo ancora da costruire. Uno scenario che tutti vorrebbero evitare.

Dal Colle continuano a smentire che il tema sia stato affrontato direttamente con Palazzo Chigi. Ma la sensazione è che la partita sulla data del voto sia già iniziata. Perché, come sussurra un parlamentare della maggioranza, «la campagna elettorale comincia sempre molto prima del decreto che convoca gli elettori».