Le vite dei migranti, in balia delle onde. Non possiamo trattarli così. Le parole di una madre

Due anni fa raccolsi il racconto di Haijay che perse il figlio durante un naufragio

(Roberto Saviano – corriere.it) – Sono sempre stato attratto dai pupari di tradizione siciliana. Nella tradizione napoletana ci sono invece le guarattelle, pezzi di stoffa cuciti in modo che possano essere indossati come guanti. Pollice e medio nelle braccia e l’indice nella testa, che è di legno o terracotta. Forse per la componente umana che anima le guarattelle napoletane – il braccio – ho sempre attribuito loro una maggiore consapevolezza, come fossero autonomi, come se non esistesse manovratore. I pupi li ho sempre percepiti invece come inermi, legati a fili, in balia del manovratore.
Parto con questa metafora per spiegare il legame che in queste settimane esiste tra esponenti del governo italiano di estrema destra. Perdonate questa definizione, ma è esattamente quella che danno del nostro governo gli analisti stranieri. Oggi l’Italia si trova al centro di una crisi europea per via delle sue politiche in materia di immigrazionePolitiche che non sono chiare, che non sono comprensibili, che non hanno visione e che non hanno nemmeno margini di applicazione.

Non so se sia necessario fare un excursus, velocissimo, di come la questione migratoria, che mai chiamerò emergenza, se non per parlarne come emergenza umanitaria, è stata affrontata negli ultimi decenni. Sostanzialmente l’antimafia, scorgendo nel traffico di esseri umani un reato assimilabile a quello associativo, ha di fatto azzerato tutte le possibili garanzie per quegli immigrati trovati con scafo e bussola in mano. Le carceri italiane esplodono letteralmente di migranti accusati di essere scafisti, ma che sostanzialmente sono vittime.
Leggete il libro di Lorenzo Tondo, «Il generale» per capire con quanta approssimazione e superficialità sia affrontato il dramma dei migranti in Italia.

Ma torniamo all’opera dei pupi. Sbaglia chi crede che il ministro Piantedosi sia manovrato dal ministro Salvini a danno della Premier Meloni. Sbaglia e non guarda lontano, perché la strategia che questo governo sta mettendo in atto è invece sin troppo chiara. Spesso ciò che non viene detto è di gran lunga più significativo e importante di ciò che viene detto. In politica interna per primi vengono colpiti gli ultimi, come interpretare diversamente l’innalzamento del tetto del contante a 5 mila euro, un regalo alle mafie, al riciclaggio e all’economia sommersa. E i colpi al reddito di cittadinanza, una misura fondamentale che va migliorata, non eliminata. Poi c’è il posizionamento dell’Italia nello scacchiere internazionale, e forse l’Europa sarebbe bene che ne prendesse consapevolezza, perché altrimenti tra qualche anno l’asse franco-tedesco sarà sostituito da quello italo-polacco.
Quindi nessun burattino e nessun burattinaio. Ministri e premier lavorano in perfetta sinergia. E questo è ciò che sul Governo si può dire.

Quel che invece non si può dire è che in materia di immigrazione la politica tutta, da sinistra a destra, salvo rare eccezioni, non ha un programma, non ha una direzione e si lascia guidare dal fiutocriminalizzare le Ong, i migranti e chiunque provi a raccontare ciò che davvero accade in Africa, in Libia e nel Mediterraneo è un mandato politico vero e proprio.
E si inizia da Marco Minniti e dal suo assurdo codice di condotta per le Ong, codice che oggi viene riesumato da questo governo a riprova della collocazione a destra del Pd in materia di immigrazione. Servirebbe un trattato per spiegare le enormità che questi politici hanno veicolato, ma abbiamo poco tempo e poco spazio, quindi mi limiterò a dire che oggi sarò in Tribunalequerelato da Giorgia Meloni che è il terzo ministro di questo governo ad avermi citato in giudizio, prima di lei Salvini e Sangiuliano. E’ evidente la volontà di intimidire chiunque muova critiche.

Novembre 2020, Mediterraneo. È in corso un naufragio. La Open Arms è l’unica imbarcazione in grado di prestare soccorso. Oggi dicono che per intervenire le Ong devono poter provare che sia in corso un naufragio… ma non sono stanchi di vedere persone che muoiono in mare? Del resto le Ong, oltre a salvare, vite fanno proprio questo: documentano. Sono anni che vediamo gommoni alla deriva, capovolti, decine quando non centinaia di braccia che emergono dalle acque agitate e nere… cosa altro serve per stabilire una volta per tutte che la pacchia è il Papeete, non questi viaggi disperati? Fui invitato da Corrado Formigli a Piazzapulita dove mi fu mostrato il video del naufragio e una donna, Hajar, che urlava disperata perché aveva perso suo figlio tra le onde, un neonato di sei mesi. Nelle stesse ore in cui avveniva questa tragedia in mare, Meloni veniva intervistata e dava la sua soluzione: le navi delle Ong sono navi pirata, per questo vanno affondate, il loro equipaggio arrestato e chi è a bordo riportato indietro.

Sono trascorsi due anni dal naufragio in cui il piccolo Youssuf ha perso la vita. C’è stata a Lampedusa una manifestazione in ricordo di quanto accadde e con il personale di Open Arms c’era anche Haijay, la madre di Youssuf che ha accettato di raccontarmi cosa avvenne due anni fa, perché si trovava in mare, perché si trovava in Libia e perché aveva lasciato la sua casa per andare incontro all’inferno. Lei ora sta bene e vive in Sicilia, ma le cose non sono facili per una donna sola. È stata ospitata in una comunità dopo il naufragio ma, terminato il suo percorso lì, dopo aver conseguito il diploma di terza media, ha avuto un lavoro, ha dovuto trovare casa, lontana dalla sua comunità, dalla sua famiglia, senza poter fare affidamento su nessuno. Queste sono le persone che il governo ha scelto come capro espiatorio, persone fragili da sostenere.

-Come mai ha deciso di lasciare il suo paese, la Guinea?
Se fossi stata bene non avrei mai lasciato il mio paese, nel 2017.
-Cosa è accaduto da quando è partita?
-Sono stata tre anni in Libia. È lì che ho avuto mio figlio Youssef. Ho pensato che portarlo con me nella traversata sarebbe stato più sicuro che lasciarlo in Libia.
-È partita da sola o con qualcuno?
Quando ho lasciato il mio paese ero sola, giovane (ora ha 22 anni) e non sapevo dove sarei andata. Per questo non ho portato nessuno con me, nemmeno mio figlio di 4 anni, rimasto con mia madre.
-Cosa ricorda del viaggio in mare?
Quando sono venuti a prenderci era di lunedì alle 2.00 e non sapevo dove ci avrebbero portato. Ma quando vedi il mare è troppo tardi per tirarsi indietro, se ci provi ti uccidono.

Racconta di un viaggio iniziato già in pericolo. In troppi su una imbarcazione con tanti bambini. Il Gps che non funzionava. Dopo ore in mare, era mercoledì, l’acqua li sommergeva e hanno chiamato aiuto. È stata lei a chiamare perché era l’unica a conoscere il francese, gli altri parlavano solo arabo. Erano in balia delle autorità libiche che però non rispondevano all’SOS. Se non fosse intervenuta Open Arms, io non avrei mai ascoltato il racconto di Haijay e non potrei a mia volta trasmetterlo a voi.
Quando ho visto arrivare l’imbarcazione di Open Arms a salvarci, avevo mio figlio tra le mie braccia. Mi hanno chiamato, sono stata la prima persona a essere chiamata. Ho avuto un giubbetto salvagente e l’ho messo a Youssuf, ma era grande e la situazione era drammatica, l’imbarcazione su cui ci trovavamo stava affondando, così ho chiesto che venisse salvato un altro bambino che era con noi.

L’altro bambino portato in salvo lo ricordo bene, nel video testimonianza prodotto da Open Arms era accanto ad Haijay, ormai in salvo, mentre palesemente in stato di choc vomitava acqua di mare. Il racconto continua con la descrizione di centinaia di braccia in mare, l’imbarcazione era ormai affondata e la confusione era immensa, insieme alla disperazione. Haijay è stata l’unica a non combattere con il mare, mentre suo figlio, ancora tra le onde, stava lottando per la vita. Le fu riportato esanime, aveva i polmoni pieni d’acqua.

Ho chiesto ad Haijay se avesse qualcosa da dirci, se volesse condividere con noi qualcosa che è stato nel suo animo e che non ha avuto la possibilità di esprimere.

Voglio ringraziare Open Arms perché mentre eravamo in balia delle onde, nonostante mio figlio non ce l’abbia fatta, ci hanno dato coraggio per tutto il tempo. Non è stato facile, io ho perso mio figlio, e come me altri hanno perso familiari e amici, e il personale di Open Arms ci ha dato coraggio. Ecco cosa dico: grazie e che Dio vi benedica.
-Questa intervista la leggeranno in Italia, le va di dire qualcosa ai cittadini italiani?
Sì, vorrei dire che sono sola, che non ho nessuno e ho bisogno di aiuto.
-Che direbbe a chi vuole venire in Italia?
Non posso dire nulla, ciascuno combatte per la propria vita. Anche io. Se io dicessi a qualcuno: non venire in Italia. Mi risponderebbe: vero! Perché non dovrei? Tutti sanno cosa accade, i video sono anche su TikTok, ma ciascuno decide come provare a realizzare i propri sogni.
-E cosa può dirci della Libia?
La Libia… tutti sanno che in Libia scorre sangue a qualsiasi ora del giorno e della notte. Soffriamo in Libia più di quanto non si possa pensare. Soffriamo nel deserto e in prigione. Dove non abbiamo informazioni su chi è vivo e chi è morto.
-Cosa si aspetta dal futuro, ora che è qui… dopo questo incubo?
Il mio futuro? So che Dio mi aiuterà, ma devo lavorare duro. E ho davvero bisogno di aiuto. Di qualcuno che mi incoraggi in questo cammino che è difficilissimo.
-Ha un sogno?
Il mio sogno? Che Dio mi benedica. Che io possa dare la mia testimonianza con lacrime di gioia e non più di dolore. Ecco perché voglio lavorare duramente per costruire un sogno migliore, perché se non lavori non puoi farcela, se non lavori non puoi avere sogni, perché anche se hai qualcuno che ti aiuta, devi essere tu a farcela, a impegnarti. Così potremo avere un future migliore e dei sogni migliori. Ecco tutto.

6 replies

  1. no non possiamo trattarli così…
    Per cui incomincia a mettere a disposizione una delle tue tante proprietà (insieme al tuo amichetto Fazio) invece di fare chiacchiere…

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  2. Dove, in Italia o a NY?
    Diventare cittadini statunitensi è molto più complicato, secondo me li “accoglie” tutti qui. Mamme comprese.
    Altrimenti non vale, mica ci si può solo fare i soldi sopra..

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