La presidente si accanisce su 234 poveri e fa la vittima

Dopo aver cianciato per anni in tv di “blocco navale” e di “sostituzione etnica” Giorgia Meloni ha cambiato linguaggio e ora invoca “la difesa dei confini esterni dell’Ue”. Ma continua a fare la vittima e finge di non capire perché Francia e Germania l’accusano di avere infranto […]

(DI GAD LERNER – Il Fatto Quotidiano) – Dopo aver cianciato per anni in tv di “blocco navale” e di “sostituzione etnica” Giorgia Meloni ha cambiato linguaggio e ora invoca “la difesa dei confini esterni dell’Ue”. Ma continua a fare la vittima e finge di non capire perché Francia e Germania l’accusano di avere infranto le regole col suo rifiuto di garantire approdo alla Ocean Viking nel porto sicuro più vicino, come impone il diritto del mare.

Accampa argomenti demagogici che possono incantare un’opinione pubblica benevola – “noi ne abbiamo accolti 90 mila, la Francia 38” – tacendo che a quei 90 mila forniamo un foglio di via perché transitino verso altre destinazioni. Tanto è vero che le richieste d’asilo in Italia (45.200) sono meno della metà che in Francia (103.800) e meno di un terzo che in Germania (148.000).

Non sarà certo con l’esibizione muscolare di un’azione esemplare, cioè accanendosi su 234 disgraziati, che si potrà conseguire la “soluzione europea” da tutti auspicata. E difatti la Germania affianca Macron nel prospettare lo stop a future ricollocamenti qualora si ripetano illegali respingimenti collettivi come quello della Ocean Viking.

L’obiettivo politico è chiaro: smantellare la rete europea della solidarietà che sostiene il soccorso in mare praticato dalle navi Ong. Giungono a denigrarle come “navi pirata”, calpestando il comune senso di umanità: una campagna ideologica che maschera l’impotenza di fronte alla tragedia, offrendo in alternativa solo la riproposizione di un nazionalismo suprematista e nativista.

Anziché discettare se le persone raccolte in mezzo al mare siano naufraghi, profughi o migranti, basterebbe riconoscere che sono poveri. E che il colore della pelle diverso non li rende meno bisognosi di aiuto. Accanirsi contro di loro con la subcultura del “prima i nostri” scredita l’Italia e allontana una soluzione comune.

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