Svuota-carceri: Meloni fa a pezzi la Cartabia e FI sale sulle barricate

Riforma bocciata. Oggi in Cdm il rinvio al 2023: l’obiettivo è modificare le norme “libera-ladri”. Gli azzurri: “Così no”. Non sarà solo un rinvio tecnico della riforma Cartabia quello che arriverà nel Consiglio dei ministri di oggi. Certo, c’è scritto questo, nero […]

(DI GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Non sarà solo un rinvio tecnico della riforma Cartabia quello che arriverà nel Consiglio dei ministri di oggi. Certo, c’è scritto questo, nero su bianco, nel primo decreto legge del governo Meloni: l’esigenza principale è quella di rinviare di due mesi, dal 1° novembre al 1° gennaio 2023, l’entrata in vigore della riforma dopo la richiesta di chiarimenti delle 26 procure generali sull’applicazione della norma. Ma non è il solo l’obiettivo della deroga. Il decreto di oggi servirà come grimaldello per una modifica non solo temporale, ma anche sostanziale della riforma Cartabia: evitare un nuovo “svuotacarceri”. Quando si tratterà di convertire il decreto in Parlamento, infatti, Fratelli d’Italia è intenzionata a modificare la riforma che, se fosse entrata in vigore domani, avrebbe portato gli autori di molti reati (dal furto alla truffa fino al sequestro di persona) fuori dal carcere. Insomma, spiegano due dirigenti del partito di Giorgia Meloni, “non ci saranno colpi di spugna per i delinquenti”.

Una posizione che tra qualche settimana rischia di creare uno scontro politico nella maggioranza: se la Lega sul tema è allineata alle posizioni di Fratelli d’Italia, Forza Italia invece fa sapere di essere contraria. Con possibili tensioni tra i meloniani e il suo ministro della Giustizia, Carlo Nordio: quest’ultimo ha posizioni iper-garantiste sul carcere e negli ultimi giorni ha più volte ribadito l’importanza del concetto della “rieducazione della pena”.

Per arrivare alla questione politica però dobbiamo partire dall’inizio. Domani, come previsto dal decreto legislativo approvato la scorsa estate, sarebbe entrata in vigore la riforma del processo penale voluta dall’ex ministro della Giustizia del governo Draghi Marta Cartabia. Nelle pieghe della norma c’è anche un meccanismo studiato per ridurre il numero dei processi: una serie di reati perseguibili d’ufficio sarebbero diventati perseguibili soltanto a querela, cioè solo se la persona offesa avesse chiesto all’autorità giudiziaria di indagare. In questo modo, però, da domani centinaia o forse migliaia di autori di reati come furti (di ogni genere), truffe, sequestri di persona, lesioni personali e danneggiamenti sarebbero potuti uscire di carcere in assenza di una querela della persona offesa. Un risultato paradossale per un partito, Fratelli d’Italia, che ha fatto della lotta alla micro-criminalità un cavallo di battaglia. Per questo il governo ha deciso di rinviare la riforma e interverrà per modificare la legge e non trovarsi nella stessa situazione dal prossimo anno.

L’obiettivo, dunque, è studiare una norma – sotto forma di emendamento al decreto legge che sarà approvato oggi – con cui il Parlamento modifichi il decreto legislativo iniziale. L’idea, spiega una fonte di governo, è quella di cancellare con un tratto di penna quella parte del decreto evitando quindi il rischio di uno “svuotacarceri”. Proposta che potrebbe spaccare la maggioranza: un dirigente di Forza Italia spiega che “riaprire il dossier della riforma Cartabia è un rischio; inoltre vogliamo vedere come avverrà: noi siamo per la rieducazione della pena e non per il carcere come unica soluzione”. Gli azzurri, poi, potrebbero chiedere anche modifiche all’altra norma del decreto che sarà approvato oggi sull’ergastolo ostativo che ricalca la legge approvata alla Camera. Se il Pd chiede garanzie perché non venga rivista la riforma Cartabia per non “perdere i fondi del Pnrr”, anche il Terzo Polo sarebbe contrario alla norma studiata da FdI: “Se si tratta di un rinvio tecnico della riforma Cartabia ci può stare, ma se la maggioranza la modifica in senso giustizialista, noi ci opporremo”, dice il responsabile Giustizia, Enrico Costa. Che aggiunge: “Cosa ci fa Nordio in un governo che rinvia la Cartabia?”.

Il rinvio di due mesi servirà anche per rispondere alla richiesta di chiarimenti di 26 Procuratori Generali sull’applicazione della riforma Cartabia e per evitare il caos negli uffici giudiziari di mezza Italia, come denunciato da molti pm. Per questo, ieri l’Associazione Nazionale Magistrati ha esultato per la deroga: “Bene, il governo ha mostrato attenzione al nostro allarme”, ha detto all’Ansa il presidente Giuseppe Santalucia. Contrari invece gli avvocati: ieri le Camere Penali si sono riunite per un ufficio di presidenza straordinario e il presidente Alexandro Maria Tirelli si è detto “preoccupato per il rinvio della Cartabia” perché “bisogna evitare che si passi da un giustizialismo di sinistra a uno di destra”.

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6 replies

  1. …il Pd chiede garanzie perché non venga rivista la riforma Cartabia per non “perdere i fondi del Pnrr”…..
    🤦🏻‍♂️🤦🏽‍♀️🤦‍♂️🤦‍♀️🤦🏼

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  2. Il senatore Delinquente Naturale riuscì nell’intento con Biondi, ma con La Piccola Italiana, forse è vero che non è ricattabile, ha incassato una proroga a gennaio 2023, quindi ha tutto il tempo di alzare la cifra, rotoli da 5000 €.
    – 02/01/2023 ???

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