Se Meloni non ci fosse…

(Francesco Erspamer) – È desolante notare che se Meloni non ci fosse, gli eterni sessantottini dovrebbero inventarsela. Li ringiovanisce. Erano decenni che gli toccava invocare il buon senso, la ragione e le sorti non tanto magnifiche ma almeno progressive per difendere Draghi e Letta e prima di loro Renzi e prima ancora Prodi, tutti ex democristiani e atlantisti però sempre pronti a riempirsi la bocca di diritti civili, che poi civili (da «civis») non sono per niente bensì individuali e individualisti e per questo molto graditi a Metaverso, Google, Amazon, Apple e a tutte le megamultinazionali, avide però politicamente corrette. È che la finta sinistra è liberal e dunque in pieno accordo coi liberisti nel fare della libertà personale e privata il valore primario se non unico e dunque universale anzi «umano»; da qui il suo scarso interesse a lottare contro chi immiserisce materialmente e spiritualmente la classe media e i lavoratori per arricchire miliardari stranieri e banche ma al tempo stesso indebolisce le istituzioni e le tradizioni che gli eterni sessantottini detestano in quanto oppressive.

Ma Meloni fa finta di volerle difendere e improvvisamente allora liberal e radicali possono sentirsi di nuovo rivoluzionari e tornare a scandire gli slogan dei tempi d’oro, a cantare «Bella ciao» (salvo la prima strofa per via di quella xenofoba allusione all’«invasor»), addirittura a scendere in piazza o almeno proporsi di farlo, a sentirsi, come un tempo, dalla parte della Storia.

Illusi. Dalla parte della Storia lo sono sempre stati perché sono sempre stati i prodotti se non, peggio, le stampelle dell’attuale regime liberista: antireligiosi da quando la Chiesa è diventata un ostacolo al materialismo consumista; antinazionalisti, antipopulisti e antipopolari da quando la finanza ha capito che i padroni fanno molti più soldi con la globalizzazione; antifascisti da quando la parola fascismo è diventata sinonimo di morale, disciplina, ordine, senso di appartenenza, Stato, ossia di tutto ciò che contrasta con la «deregulation» e il presunto diritto di fare, essere e sentirsi quello che si vuole.

Meno male che Meloni c’è. Non per me. Abilmente, sta accelerando la deriva della ex sinistra su posizioni esclusivamente libertarie ed edoniste, a consolidare la falsa dicotomia, del tutto interna al neoliberismo, fra un polo prevalentemente interessato al piacere di consumare e un polo prevalentemente interessato al piacere di esprimersi. Brutti tempi per i pochi a cui non interessa né l’uno né l’altro.

1 reply

  1. È ancora presto per dare giudizi. La Destra ha vinto le elezioni, non è andata al governo con un colpo di stato
    Quindi attendiamo e nel frattempo facciamoci un profondo esame di coscienza…

    "Mi piace"