Una provetta anti-poveri tipo Thatcher

“A quelli che mentre parlo aspettano col fiato sospeso, l’espressione preferita dalla stampa, la marcia-indietro, voglio dire solo una cosa. Fatela voi la marcia indietro, se volete. La signora non ha intenzione di fare marcia indietro”. Lo disse Margaret Thatcher […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “A quelli che mentre parlo aspettano col fiato sospeso, l’espressione preferita dalla stampa, la marcia-indietro, voglio dire solo una cosa. Fatela voi la marcia indietro, se volete. La signora non ha intenzione di fare marcia indietro”. Lo disse Margaret Thatcher, la prima donna a diventare primo ministro nel Regno Unito, rivolta alla platea di maschi in un congresso del partito conservatore. Una frase che si attaglia a Giorgia Meloni, la prima donna a diventare presidente del Consiglio, parole che non escludiamo possano, in futuro, essergli utili.

La figlia del droghiere giunta in vetta grazie a una ferrea forza di volontà non risulta invece si sia mai definita “underdog”, la sfavorita che sbaraglia i competitori. Come, invece, ha voluto rimarcare di essere la giovane donna italiana cresciuta senza un padre. Nella folla di maschi che, ieri mattina, alla Camera, alla fine del suo discorso si catapultava ad abbracciarla forse si faceva finta di non capire che la promessa fatta dalla “underdog”, “stravolgerò anche i pronostici”, era diretta principalmente ai suoi obliqui alleati. In primis a un Matteo Salvini che, infatti, è stato il primo a sbaciucchiarla ma già attivissimo nel recitare la parte del premier ombra che convoca improbabili vertici sull’economia e la Guardia Costiera per spezzare le reni alle Ong (all’unisono con il Matteo del Viminale, il “tecnico” Piantedosi). Oggi, invece, prenderà la parola in Senato, Silvio Berlusconi, abbastanza “stravolto” dai ripetuti ceffoni subiti dalla “arrogante” e “supponente” (ma “non ricattabile”) e che ha mandato in avanscoperta i riconoscenti famigli con la pretesa di una barcata di sottosegretari.

Con un discorso molto identitario, proprio perché concentrato sulla sua identità, Giorgia Meloni a entrambi ha inviato un messaggio in puro stile thatcheriano: lei non è tipo da farsi logorare o da marce indietro, “a costo di non essere compresa, a costo perfino di non venire rieletta”. Giova qui ricordare che tra i connazionali la Dama di ferro fu, ed è ancora, una donna molto odiata, considerata all’origine dell’ondata di povertà e disperazione che negli anni ’80 travolse i ceti più deboli. Non vorremmo che la Meloni si fosse ispirata a lei quando, per esempio, si è scagliata contro il Reddito di cittadinanza. O quando, qua e là, ha fatto balenare un certo decisionismo spinto che, vogliamo sperare, non incroci mai il duro cinismo della figlia del droghiere.

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3 replies

  1. Il paragone non regge. Berlusconi,fral’altro, la può ricattare con i “tagliagole” delle sue tv i cui spettatori sono in massima parte elettori cd .

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  2. Underdog?

    Io mi ricordi quando il NYT (circa tre anni fa) la inserì inaspettatamente (valeva ancora solo il 5%) tra le 20 donne più influenti del mondo. E subito miracolosamente iniziò a crescere nei sondaggi, e Salvini a calare, senza motivo apparente, visto che stavano entrambi all’opposizione e dicevano le stesse cose.

    La Meloni ha avuto lo stesso pompaggio che qualche anno prima aveva avuto Renzi.

    Curiosamente hanno la stessa idea fissa: cambiare la costituzione italiana.

    Idea che condividono con qualche altro noto underdog tipo Goldman Sachs ecc…

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