Storia di Mario e Giorgia, opposti che si attraggono. Quel feeling inatteso nato all’ombra del palazzo

Uno finanza e borghesia, l’altra piazza e politica. Sola oppositrice, ora accetta i suoi benevoli consigli.

(Vittorio Macioce – ilgiornale.it) – Non è politica, perché la politica non è tutto. È un incrocio di sguardi, uno scambio, venuto su spontaneo, senza pensarci troppo. È tutto in una foto, una delle tante scattate ieri a Palazzo Chigi, ma questa racconta una buffa tenerezza. Le dita di lei nella sua mano e sembrano quasi non toccarsi. Mario Draghi ha gli occhi e il sorriso stretti, eppure caldi, rassicuranti. Giorgia Meloni si affida, come una ragazzina e sullo sfondo il tricolore e le stelle dell’Europa a sfondo blu. Si capisce che c’è fiducia e una strana complicità. Qualcosa che non ti aspetti, ma che in realtà è scritto nella storia di questi ultimi venti mesi. Non si conoscevano, due mondi diversi e per nulla affini. Tutto comincia quando Draghi si ritrova presidente del consiglio, con molti dubbi, spinto da Mattarella, come uomo della speranza, per mettere in piedi un governo di emergenza, con l’Italia che dopo la caduta del Conte bis non sa a che santo votarsi. L’alternativa è il voto, quella che la Meloni considera la strada lineare in una democrazia. Il Quirinale pensa però che sia una scelta che non ci si può permettere. Il Parlamento, che tanta voglia di elezioni non ne ha, si adegua. È una maggioranza riluttante, ma larga. Fratelli d’Italia resta fuori. È il perno dell’opposizione. Solo che i due, Draghi e Meloni, sono curiosi di conoscersi. Apparecchiano un incontro. All’inizio basta una lunga telefonata. Si annusano e non si dispiacciono. Quando arriva il giorno di vedersi faccia a faccia, durante le consultazioni, i pregiudizi si possono mettere da parte. Giorgia dirà a Mario: «Non le ho dato la fiducia, ma alla fine si accorgerà che sono più affidabile e sincera di tanti suoi alleati». È reciproco. I mesi passano e lo scontro politico c’è. Draghi ci sperava davvero al Quirinale e non rinuncia a rimbrottare chi lo aveva definito un premier illegittimo, quasi un usurpatore. Era stata lei. Solo che in quei mesi ogni tanto si sentivano, si scambiavano punti di vista e imparavano a conoscersi. Sono arrivate le elezioni. Il centrodestra ha vinto. Giorgia Meloni ha capito che doveva parlare con Draghi, perché un salto nel buio non conveniva a nessuno. Il presidente in dismissione lo ha fatto per senso di responsabilità, ma sotto c’era quell’inattesa simpatia. I consigli che le ha dato sono stati sinceri. L’ultimo è quello di affidare a Cingolani un ruolo come consulente sulla crisi del gas. È il segno più tangibile di una «transizione» di potere, senza imbrogli, senza veleni. Neppure lui ha votato lei, ma si fidano. A guardarla da lontano sembra una storia sbagliata. Cosa hanno a che fare l’uno con l’altra? Mario è banca e finanza. È il super potere che ha guidato la Bce, anche se il suo whatever it takes ha difeso l’Italia dagli speculatori e provocato il mal di pancia ai tedeschi. È figlio dell’alta borghesia, con un padre in Bankitalia e poi all’Iri e madre farmacista. Studia a Roma al liceo dei gesuiti, con Magalli e Montezemolo come compagni di classe. Quando dopo la laurea alla Sapienza va a Boston si specializza con due premi Nobel dell’Economia come Modigliani e Solow. La sua carriera non sarà politica, ma da grande tecnico, un uomo in blu. Giorgia è cresciuta ai bordi di periferia, senza mai considerare però la Garbatella un confine invalicabile. La politica è un demone e ci si avventura controcorrente. È Azione studentesca e campi Hobbit. È la fiamma di Almirante. È anche molto di più, che spesso non si ricorda. La sua formazione morale è la compagnia dell’anello. Non è solo una passione adolescenziale. Gli hobbit non mentono e hanno coraggio e lei ci si specchia. Non vuole cadere nel lato oscuro del potere. Non ci si vede. Quello che li fa incontrare è il viaggio che hanno fatto, una certa testardaggine e forse un dolore. L’ombra del padre. Giorgia lo ha rinnegato a 11 anni e è scomparso dalla sua vita. È cresciuta senza. Mario lo ha perso a 15 anni e la madre tre anni dopo. È orfano da una vita. Tutti e due, Draghi e Meloni, sanno che il futuro te lo devi costruire. Non arriva da solo.

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