Come funzionerà la guerra atomica

Ogni attacco nucleare ha bisogno di una specifica autorizzazione e di controlli incrociati. Non esiste alcuna autorità nazionale che da sola possa permettere il lancio nucleare strategico. Normalmente si ritiene che la componente hardware della guerra sia acquisita con la disponibilità di armi e sistemi di comando e controllo, risorse umane […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – Normalmente si ritiene che la componente hardware della guerra sia acquisita con la disponibilità di armi e sistemi di comando e controllo, risorse umane e materiali per l’impiego immediato e il sostegno a lungo termine. Sono elementi ovviamente necessari ma non sufficienti.

La componente essenziale per far funzionare tutto è costituita dalle procedure ovvero dalle regole da seguire per garantire il corretto impiego degli altri elementi. Le procedure sono più complesse per gli armamenti strategici che riguardano appunto scopi strategici. Per questi l’autorità politica non rilascia alcuna autorizzazione preventiva in bianco. Ogni attacco nucleare ha bisogno di una specifica autorizzazione e di controlli incrociati. Non esiste alcuna autorità nazionale, uomo o organismo che da solo possa autorizzare il lancio nucleare strategico. Né in Russia né negli Usa. La decisione di un attacco strategico nucleare permette procedure flessibili e tempo sufficiente per una ponderata decisione, e perfino eventuali colloqui diretti tra i contendenti, soltanto in caso di attacco preventivo o first strike. (…)

In caso di lancio su allarme (Launch on warning), invece, il tempo disponibile è soltanto quella frazione fra l’allarme e l’arrivo delle testate: una manciata di minuti. I tempi per la decisione sono così compressi che lo stesso Reagan (1983) rifiutò l’idea che in “sei minuti” si potessero decidere le sorti del mondo. Ma tutto è relativo. (…) Bruce G. Blair, ex ufficiale addetto al lancio dei missili Minuteman e ricercatore presso il Program on Science and Global Security dell’Università di Princeton, ha illustrato a Bloomberg la procedura passo dopo passo partendo dal momento che lui conosce: l’allarme di un lancio nucleare in avvicinamento (…). Secondo la dottrina e la prassi della Nato sperimentata in decenni di esercitazioni e war games, in Europa la crisi nucleare può essere avviata da una provocazione o una percepita provocazione. Per decenni la Polonia è stata il luogo di tale provocazione. L’Unione Sovietica, dopo aver attaccato con le forze convenzionali in Europa centrale e sfondato la linea difensiva Nato, avrebbe lanciato un ordigno nucleare tattico (5Kt) su un contrattacco Nato. Questa avrebbe risposto con un identico ordigno lanciato sulla massa di forze del distretto di Kiev che dopo aver sfondato la linea difensiva italiana immettevano altre forze fresche per dilagare nella Pianura Padana: tra Udine e Gorizia. Lo scambio in genere induceva all’arresto delle operazioni terrestri tattiche nei due settori e tutti erano contenti: 300.000 morti tra soldati e popolazione in un giorno solo era un risultato soddisfacente. Il conflitto però continuava a un livello più ampio: gli interventi nucleari tattici si ripetevano da una parte e dall’altra e sempre più in profondità, finché una salva di missili a medio raggio non arrivava a Mosca. Oggi non c’è bisogno di ipotizzare una guerra convenzionale europea per arrivare allo stesso risultato. I Paesi Nato sono a ridosso della Russia e tutti i Paesi membri che facevano parte del Patto di Varsavia ora non vedono l’ora di passare alla fase nucleare tattica. Ucraina compresa, ma con Polonia, Estonia, Lituania e Gran Bretagna in prima linea. Inoltre, tutti i Paesi baltici per costituzione (poca popolazione e poche forze), costituiscono il trigger ideale: possono richiedere e ottenere l’uso di armi nucleari tattiche proprio per compensare l’inferiorità convenzionale. (…)

Il momento del passaggio al livello strategico è altrettanto semplice: basta un missile a testata nucleare sulla base russa di Sebastopoli in Crimea o quella di Kaliningrad nel Baltico da parte dell’Ucraina, o chi per essa, e saltano una decina di depositi nucleari e basi americane in Europa a partire da quelle in Italia e nel Baltico. Contemporaneamente partono i missili ICBM russi di “avvertimento” sulle basi statunitensi nel Pacifico e nell’Oceano Indiano preferibilmente quelle relativamente “isolate” come Diego Garcia in territorio britannico e Guam e Hawaii in territorio statunitense. E qui inizia la procedura descritta da Bruce Blair. Appena i sistemi di early warning (“allarme precoce”) riportano un attacco in corso diretto sul territorio statunitense e lo verificano automaticamente con altri sensori, la procedura prevede una teleconferenza con i consiglieri militari e civili a Washington e in tutto il mondo per discutere le opzioni. Alla Casa Bianca la riunione si svolge nella Situation room, se il presidente è in viaggio si collega su sistemi criptati e computerizzati. Partecipano alla riunione anche il vicedirettore delle operazioni del Pentagono, il capo delle forze strategiche nucleari del Comando di Omaha-Nebraska che elenca le opzioni possibili e l’ufficiale di servizio al National Military Command Center (NMCC) detto anche War room, attivo H-24 responsabile della preparazione e della trasmissione dell’ordine di lancio del presidente. È improbabile che l’attacco avvenga nella completa sorpresa. (…) È perciò improbabile che il presidente si trovi nel proprio letto. Come minimo è stato già imbarcato sul posto comando di guerra aereo.

L’allestimento del briefing iniziale richiede meno di un minuto. La consultazione dura quanto il presidente desidera ma se i missili nemici dirigono verso gli Usa o i suoi territori può durare solo 30 secondi. Se il presidente decide di lanciare l’attacco nucleare e indica quale, tra le opzioni predisposte, intende adottare, alcuni consiglieri possono non essere d’accordo o dimettersi per protesta ma l’ordine del Comandante in Capo viene eseguito. Nessun altro può emanarlo, revocarlo o modificarlo. L’ufficiale del NMCC chiede al presidente di autenticare la sua identità e legge un “codice di sfida”, solitamente due lettere dell’alfabeto fonetico come “Alfa-Bravo”, al quale il presidente risponde leggendo il codice corrispondente (ad es. Tango-Sierra) contenuto in una tessera plastificata (il biscotto) che il presidente, o il suo aiutante militare, porta sempre con sé. La War room prepara l’ordine di lancio: un messaggio che identifica il piano di guerra prescelto, l’ora di lancio, i codici di autenticazione e i codici (chiavi) di sblocco dei missili. Il messaggio criptato è lungo non più di 150 caratteri (come un tweet) ed è trasmesso contemporaneamente e direttamente a ogni Comando Combattente e agli squadroni di lancio aerei e missilistici. Esiste un messaggio predisposto per ogni opzione di lancio. Il tutto richiede due-tre minuti. I 400 missili balistici intercontinentali Minuteman sotterranei possono essere lanciati appena cinque minuti dopo aver ricevuto l’ordine di lancio.

Gli equipaggi dei sommergibili dotati di missili intercontinentali (SLBM) e gli squadroni di ICBM ricevono il messaggio in pochi secondi. I comandanti dei sommergibili con relativi ufficiale esecutivo e altri due ufficiali autenticano l’ordine. (…). I missili sono pronti per il lancio circa 15 minuti dopo la ricezione dell’ordine.

(…) Dalla decisione del presidente al lancio dei missili balistici intercontinentali dai loro silos passano circa cinque minuti. Una volta lanciati, i missili non possono essere richiamati. Gli obiettivi da colpire sono i centri di comando politici e militari, i siti di lancio dei missili, gli aeroporti, i porti, i depositi nucleari e la rete dei trasporti e delle comunicazioni. Quasi tutte tali infrastrutture sono nei pressi di centri abitati, città e metropoli che verranno comunque colpite dai lanci e/o dagli effetti nucleari. Intanto i missili avversari sarebbero già arrivati sui propri obiettivi (della stessa natura) e alcuni di essi sarebbero già sfuggiti alla difesa missilistica colpendoli. (…) Le “salve” si susseguono per ondate. Contemporaneamente al lancio su allarme si sviluppano operazioni di guerra elettronica e cyber war per neutralizzare la stessa rete di comando avversaria.
(Il testo è tratto dal primo numero di Heavy Metal)

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6 replies

  1. Mostruoso come si parli con disinvoltura della fine della civiltà umana. E in giro vedi solo cagoni che pensano a dove andare in vacanza per il week end.

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  2. Negli anni 70-80 ci sarebbero già state decine di milioni di giovani europei in piazza quasi giornalmente a chiedere la pace. Oggi invece ci si preoccupa solo della bolletta del gas. Purtroppo il disastro nucleare è sempre più vicino perché culturalmente e’ già stato accettato. Se non sarà ora per la crisi Ucraina, avverrà tra 4-5 anni per altro scenario

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