Da cani a gatti

(Marcello Veneziani) – Se ci fate caso, la campagna elettorale ha subito negli ultimi giorni una mutazione zoologica. È finita, o almeno è stata sospesa, la fase del Cane ed è subentrata la fase del Gatto. Fino a ieri tutti abbaiavano contro tutti, i toni erano rabbiosi e gli sguardi in cagnesco, la sinistra ringhiava alla destra e viceversa, tutti si tenevano malapena al guinzaglio per non mordere e accoppare. Poi la campagna elettorale ha perso mordente, forse perché è subentrata la convinzione che la destra è predestinata ormai alla vittoria, inutile ululare e disputarsi un osso che non c’è. Ed è subentrata la fase gattesca, una fase meno aggressiva (sono pur sempre felini), più soft, o forse più perfida, senza grandi abbaiate e senza mostrare denti. Se avete visto il duello o il minuetto tra Enrico Letta e Giorgia Meloni coordinato dal micio ciociaro del Corriere della sera, avete avuto la rappresentazione di due gatti che fanno le fusa, si miagolano addosso, ma abbassano i toni e si guardano in gattesco più che in cagnesco. Al più rimarcano il territorio, fanno la pipì attorno ai loro temi per rivendicarli a sé. Entrambi affiliati al Gatto Atlantico. Letta non esce dalla sua lettiera e fa occhi di gatto (altro che di tigre), la Meloni pure, si aggattona, miagola, gioca col gomitolo dei suoi temi preferiti. Perfino Calenda che partecipa in dad o da imbucato nel duetto, gatteggia e micioneggia a distanza.

Cosa ci riserverà la settimana finale della Campagna elettorale? Torneranno cani ad azzannarsi, resteranno gatti, si faranno topi temendo di vedere i sorci verdi, si scopriranno rettili? Come cantava Fabio Concato, il 25 settembre sarà comunque una domenica bestiale.

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