Ma i temi caldi sono fuori dalla lotta per il potere

(Marcello Veneziani) – Il nostro sistema politico è un cane a sei zampe come la bestia simbolica della nostra principale azienda di energia. E come il cane a sei zampe, lancia fiamme dalla bocca come un drago. Da una parte Meloni, Salvini e Berlusconi (o la sua controfigura Tajani) e dall’altra, in ranghi sparsi, Letta, Calenda e Conte. Li abbiamo visti tutti insieme (Conte era collegato) a Cernobbio.

Sembra che la partita in gioco sia una sorta di ordalia, di battaglia finale tra opposte visioni del mondo. Sembra, ma non lo è. Sul piano politico-elettorale, come abbiamo scritto domenica scorsa, c’è un solo candidato politico a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni, e contro di lei gioca compatta, benché divisa, la Paura. Ma sul piano delle visioni politiche la realtà è molto diversa. Nell’arco degli ultimi due anni sono venuti al pettine almeno quattro nodi cruciali che hanno spaccato il nostro Paese.

Il primo è sui vaccini, il green pass, la polarizzazione tra si-vax, sempre e comunque, e no-vax, o almeno non sempre e in ogni caso. Con varie sfumature e gradazioni, nessuno dei sei ha davvero voglia di interrogarsi, non tanto per il passato quanto per il futuro, sul determinismo vaccinista e sulla forbice danni/vantaggi del lockdown. E nessuno ha voglia e interesse a rappresentare il dissenso radicale che in questi anni è emerso nel nostro paese, su una linea che ci è costata in rapporto alla popolazione un numero tra i più alti di vittime al mondo.

Il secondo nodo è la guerra in Ucraina che spacca l’Italia in due, tra sostenitori della lezione da dare alla Russia, ad ogni prezzo, anche il nostro tracollo economico; e sostenitori della trattativa, bocciando le sanzioni che nuocciono a noi prima che a Putin, e lo spingono a rinsaldare i suoi rapporti a Oriente, a partire dalla Cina. Anche qui, a parte un mezzo, e ragionevole, dissenso di Salvini sulle sanzioni, le forze politiche in campo non osano rimettere in discussione l’affiliazione cieca, pronta e assoluta ai dettami della Nato e agli interessi degli Stati Uniti. Il tema non riguarda la benevolenza o la malevolenza verso Putin ma il primato dei nostri interessi nazionali, europei e mediterranei, unito alla prova sul campo che la nostra posizione antirussa non è servita a fermare o frenare il conflitto, semmai a renderlo ancora più lacerante e duraturo, con ricadute pazzesche su vari campi.

Il terzo nodo, strettamente legato al precedente, è la nostra passiva e totale remissione all’Europa che le sta sbagliando tutte e ora ci coinvolge in questa drammatica escalation del caro energie. Un’Europa imbelle e così autolesionista che è riuscita a mettere in fila una serie di danni a se stessa, fino a mortificare l’euro ed esaltare il dollaro. Ma nessuno dei sei leader, salvo lievi spostamenti d’accento, osa criticare le direttive europee e il dominio incapace dei suoi rappresentanti. Scomparsa dai radar è naturalmente l’ipotesi di rimettere in discussione la nostra appartenenza a questa Unione Europea, almeno così concepita e guidata.

Il quarto nodo è la sintesi e il frutto dei precedenti e si riassume nel tema emergenza economica ed energetica. Nessuno dei sei protagonisti si discosta dall’agenda Draghi, nessuno osa rimettere in discussione il modello vigente, e tantomeno nessuno osa criticare il capitalismo globale e i suoi profitti in questa situazione d’emergenza sanitaria, militare ed economica. Un po’ fanno scena Conte e i grillini, ma ricordandoci di quando erano al governo; è solo fuoco di paglia per catturare i voti dei beneficiari del reddito di cittadinanza. L’approccio alla crisi e all’emergenza economica ed energetica prevede alcune differenze ma nessun salto, nessuna svolta; è tutto dentro i canoni dell’eurodraghismo e dell’ossequio ai giganti economici sovranazionali.

La contrapposizione netta sul piano politico-elettorale diventa invece sostanziale omogeneità nelle direttive di fondo e nella dipendenza dalle vecchie zie sovranazionali. Sono tutti insider, cioè dentro il sistema.

Ci sono poi gli outsider tra cui spiccano due forze, Italexit di Paragone e Italia sovrana e popolare di Marco Rizzo e Ingroia. Il primo nome ci piace poco, ricorda le cliniche della morte in Svizzera; il secondo è meglio, però quell’Ingroia… Essendo fuori dal sistema, non avendo possibilità di incidere nelle politiche di governo, possono permettersi il lusso di essere contro, e di interpretare quei quattro punti indicati in modo antagonistico rispetto al cane a sei zampe. Ma non hanno alcuna possibilità di incidere perché ormai c’è una legge inesorabile del potere: puoi accedervi se sei dentro quel quadro e i suoi quattro lati, altrimenti vivi ai margini raccogliendo consensi ribelli ma sterili.

E’ il nuovo voto di testimonianza, libero sfogo e nient’altro. Peraltro le ragioni della ribellione differiscono tra loro, neanche le due forze anzidette sono riuscite a riunirsi; e se pensiamo per esempio alla destra radicale non la vedrei rappresentata da nessuno dei due, per biografia e intendimenti dei leader. A quanto ammonta questa fascia di dissenso? Ragionando a spanne si tratta di almeno dieci milioni di cittadini, alcuni concentrati su uno solo dei punti anzidetti. Si divideranno in più rivoli: quelli che non andranno a votare, quelli che ripiegheranno sul male minore tra le sei forze principali in campo, e quelli che si divideranno tra i due movimenti di protesta o altri minori. Ma non influiranno sugli assetti futuri.

Il problema è decidere se il voto serve per testimoniare un dissenso, sapendo che non darà frutti, o per scegliere ciò che meno ci dispiace o almeno impedire che vinca ciò che più ci dispiace. La partita del voto si può leggere almeno in due modi: quella tra Meloni e la Paura, e quella tra insider e outsider, cioè dentro e fuori dal sistema, sapendo che entrambi ci resteranno. Scelte ambedue comprensibili; la prima è realista, la seconda è simbolica. Fate voi.

La Verità

4 replies

  1. Uno dei temi caldi potrebbe essere “la Guerra”!
    Nessuno a esprimersi con un progetto per risolverla sul piano diplomatico!
    Solo timidamente si intravede ,svicolando il problema, che inviare armi non risolve il problema.
    E allora?
    Anche Conte è cauto sul problema infatti parla solo di problemi interni: prezzo delle energetiche, RdC,
    abnormi profitti ,bollette ecc…
    Si sorvola sulla GUERRA… perchè?
    Si dice la Russia ha invaso una nazione senza dare una spiegazione del perchè.
    Però alcuni non vogliono inviare armi, ma allora come si risolve il problema, se le armi le inviano gli altri stati, NATO compresa?
    Credo che Conte ed altri si augurino che le sanzioni possano condurre l’UE a più miti consigli.
    e rivedere la politica delle sanzioni e che l’UE dica :”abbiamo sbagliato e chiediamo scusa” e richiamare la Russia nel consesso europeo cercando di costruire una vera U.E. libera da vincoli atlantici.
    Insomma che l’UE ci tolga le castagne dal fuoco.
    Avverrà ?Nell’interesse di tutti! Sarà possibile o è solo un sogno?

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  2. I tre “temi caldi” non spettano a noi, chiunque vinca.
    Il “ptere” sarà accaparrarsi le briciole. O meglio, inciuciare per accaparrarsele…

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  3. Veneziani ha ragione, ma la gabbia principale è una, e si chiama Unione Europea. una gabbia in cui abbiamo infilato la testa volontariamente, e che adesso non possiamo scrollarci di dosso, e neppure criticare, perché chi tocca l’UE muore; chi osa dire che l’UE, com’è adesso, fa schifo, si vede sbarrate le porte dei palazzi del potere. ricordate Savona? aveva osato, in un libro di molti anni prima, mettere in discussione l’euro: attenzione, non aveva detto “dobbiamo uscire dall’euro”, lo aveva scritto molto tempo prima; niente, il cane da guardia dell’UE, Mattarella, lo bollò come indesiderabile come ministro dell’economia. ed era solo un rudere. pensate se un candidato leader di partito osasse mettere in discussione qualcosa dell’UE: non lo farebbero nemmeno entrare al Quirinale per le consultazioni. Mattarella si inventerebbe che dargli l’incarico farebbe crollare i risparmi degli italiani, quindi darebbe l’incarico a qualcun altro. magari a uno appoggiato dal PD. magari a un Cottarelli.
    la Meloni non è scema. sarà rozza, pesciaiola, urlatrice, quel che si vuole, ma è una che il cervello ce l’ha, e ha capito che, se vuole andare a Palazzo Chigi e rimanerci più di dieci minuti, deve chiedere il permesso all’UE e tenersi buone le consorterie europee. non può picconarle, anche se le odia, ed ecco perché ha smesso con la retorica antieuropea e si finge europeista, o filoeuropea.
    questo siamo: un Paese a sovranità limitata. il nostro governo non deve piacere agli elettori (che si sono visti paracadutare di tutto), e in realtà nemmeno al Parlamento. deve piacere all’UE, e al suo mastino Mattarella, la più efficiente sentinella degli interessi dell’UE nel nostro Paese.
    tanto varrebbe far votare direttamente le cancellerie europee il 25 settembre.

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  4. Povero Veneziani, era partito quasi bene, poi a…

    Un po’ fanno scena Conte e i grillini, ma ricordandoci di quando erano al governo; è solo fuoco di paglia per catturare i voti dei beneficiari del reddito di cittadinanza.

    …ha perso il controllo e via, giù, con le sue solite cretinate, trite e ritrite (sembra uno scioglilingua!) fino alla fine.
    Ma più sciocco io di lui, a credere che per una volta il Veneziani potesse scrivere qualcosina di interessante, e più specificatamente, di intelligente.
    Comunque Conte sulla guerra le cose le dice chiaramente. Per evitare che poi TUTTI lo accusino di essere tout-court “filo-Put(t)in” ovviamente sull’argomento ci gira intorno come solo lui, grande contrattatore e diplomatico, sa fare, ma le cose le dice. Basta saper leggere neanche troppo tra le righe (il che non è facoltà dello spettatore televidiota medio tipicamente ritardato), però, per dire, dalla Merlino ha detto cose fantastiche e con una forza incredibile. Su di lei invece calo un velo peloso… ma vabbè, è la solita storia. Strano, semmai, che non avesse quindici energumeni deficienti a ululargli contro, come succede sempre ormai per prassi consolidata (tipo l’altra sera da Vespa).

    Cfr. https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/videos/449629650274072

    Mi dispiace per chi non avesse l’account Facebook, ma sul portale di La7, la parte della puntata relativa al solo intervento di Conte non riesco a trovarla.

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