Addio a Gorbaciov, l’uomo della Perestroyka

Nel caos della disgregazione dell’Urss provocato da lui stesso, Gorbaciov si muoveva come un personaggio di Dostoevskij: prima ispirato dall’idea del bene, poi tradito dalla natura umana, infine rassegnato all’espiazione

(Ugo Tramballi – amp24.ilsole24ore.com) – Nella serata del 30 agosto Mikhail Sergeevich Gorbaciov, l’ultimo segretario generale del Partito comunista sovietico e ultimo Presidente dell’Urss, è morto all’età di 91 anni presso il Central Clinical Hospital di Mosca, dove era ricoverato. Lo riferisce l’Agenzia Tass.

Il culto della personalità di Stalin era ufficialmente vietato. Ma a Gori, in Georgia, la piazza centrale era ancora dominata dalla sua statua e, poco distante, il custode della casa natale di “Koba” apriva la porta a chiunque la volesse visitare. A Ulyanovsk il Museo Lenin era un enorme edificio quadrato, costruito attorno alla casa dove il fondatore dell’Unione Sovietica era nato. Perfino di Breznev si celebravano i luoghi in cui aveva soggiornato. E Krasnoyarsk continuava a ricordare il suo augusto cittadino: Konstantin Chernenko.

In quel fatidico 1989 si commemorava il settantesimo dell’Urss. Solo Mikhail Gorbaciov, il segretario in carica, era ignorato. Perfino a Stavropol, dove pure era nato il 2 marzo del 1931 e aveva iniziato la sua carriera di segretario locale del partito. Da noi, in Occidente, era “l’Eroico Gorby”. “I like Mr. Gorbaciov, we can do business together”, sosteneva un’anticomunista come Margareth Thatcher.

Nel suo Paese, invece, Mikhail Sergeevich era detestato o guardato con diffidenza. Stava liberando i russi ma a loro non sfuggiva che per causa sua Velikaya Rossiya, il Grande Paese, perdeva il suo potere nel mondo. Lo avrebbe perso comunque: Gorbaciov constatava solo l’insostenibilità economica di quella potenza per un Paese che non produceva più nulla. Ma il senso di grandeur per i russi era più potente della realtà e della libertà che in cambio veniva loro offerta. Non è casuale che oggi la dittatura a-ideologica di Vladimir Putin non sia fondata sulla democrazia ma sulla volontà restauratrice di quella grandezza.

Giovane riformatore protetto da Andropov

Primo segretario del partito di Stavropol a 39 anni, a 40 membro del Comitato centrale del Pcus a Mosca e a 48 del Politburo. Nella gerontocrazia Brezneviana, Gorbaciov era di una giovinezza straordinaria. Il merito di una carriera così rapida fu la sua umanità ma soprattutto la protezione di Yuri Andropov. Del giovane, Andropov aveva colto le qualità riformatrici delle quali, pensava, il Paese aveva bisogno.

Sulla definizione di riforme bisogna intendersi. Il Kgb che Andropov dirigeva, non era solo il poliziotto del regime. Era anche il Censis e l’Istat, l’unico ente a sapere che l’invasione dell’Afghanistan e gli Euromissili avevano raschiato il fondo delle risorse economiche sovietiche. Servivano riforme: ma solo per migliorare il sistema, non per cambiarlo. Fu l’errore di Andropov che alla fine sarebbe costato il posto a Mikhail Gorbaciov: quel comunismo era irriformabile.

Quattro parole guida, ma nessuna di successo

Forse intuendolo, alla morte di Andropov il vecchio regime scelse ancora uno dei suoi, il morente Chernenko. Ma solo un anno dopo, nel marzo 1985, all’età di 54 anni Gorbaciov diventava Segretario generale del Pcus e “Guida della Costruzione del Socialismo” i cui nuovi strumenti sarebbero state quattro parole annunciate al 27° Congresso del Partito, nel 1986: Perestroyka (ristrutturazione), Glasnost (trasparenza), Demokratisatsiya e Uskoreniye (accelerazione).

Qualcuna si perse per strada; altre diventarono parte del lessico globale, come oggi lo spread; nessuna ebbe successo. Dopo aver dimesso decine di vecchi funzionari e tentata una spallata a un sistema produttivo inefficiente, alla Conferenza straordinaria del giugno 1988 Gorbaciov propose il sistema presidenziale: non sarebbe più stato il segretario del partito a governare l’Urss ma un presidente scelto dal Congresso del popolo, un parlamento.

L’illusione di guidare un sistema riformabile

Sempre nella convinzione che il sistema fosse riformabile, Gorbaciov intendeva che il nuovo presidente continuasse ad essere anche il segretario del partito; e che solo metà del Congresso dovesse essere eletto dal popolo. Ma fu comunque l’inizio della fine: niente sarebbe stato come lui aveva previsto. E nulla sarebbe rimasto come prima.

Per la Storia, Gorbaciov è un grande distruttore, anche se il tempo gli concederà che le sue furono macerie costruttive. Prima demolì il sistema sovietico poi quello internazionale. Ritirò i militari dall’Afghanistan, propose una Casa comune europea dall’Atlantico a Vladivostok, avendo capito che il Muro di Berlino non sarebbe rimasto in piedi per molto.

Al summit di Reykjavik del 1986 lui e Ronald Reagan arrivarono a un passo dall’eliminazione di tutte le armi nucleari strategiche. Poi pose fine alla Dottrina Breznev che prevedeva l’intervento armato sovietico per sostenere i regimi satelliti. Gorbaciov credeva che il Patto di Varsavia si sarebbe trasformato in un nuovo organismo socialista per cooptazione. Fu un’illusione della stessa natura della riformabilità sovietica: entro la fine del 1989 non sarebbe rimasto un solo Paese comunista in Europa.

La disgregazione incontrollabile dell’Urss

In quell’anno si accelerò anche la disgregazione dell’Urss, che nel 1990 divenne incontrollabile. L’economia restava stagnante, le aspirazioni della gente crescevano. Prima le repubbliche baltiche, poi le caucasiche e l’Ucraina dichiararono il loro diritto all’indipendenza. Anche il Congresso del popolo abrogò l’articolo 6 della costituzione, che garantiva il primato del Pc. Intanto Boris Eltsin era stato eletto segretario del partito russo: non ce n’era mai stato uno, perché nel profondo centralismo del sistema, L’Urss erano il Cremlino, Mosca e la Russia. Fu l’inizio della disgregazione da dentro, dal cuore del Paese, la Russia appunto. Il breve e quasi ridicolo golpe dei nostalgici dell’agosto 1991, accelerò la fine.

In questo caos provocato da lui stesso, Gorbaciov si muoveva come un personaggio di Dostoevskij: prima ispirato dall’idea del bene, poi tradito dalla natura umana, infine rassegnato all’espiazione. Disgregatasi l’Unione Sovietica senza che a lui, primo e ultimo presidente, fosse chiesto un parere, il 25 dicembre 1991 Gorbaciov diede le dimissioni. Ai russi e al mondo aveva offerto visioni impossibili: un’Unione Sovietica trasformata in Paese normale e un sistema internazionale fiducioso, liberato dall’incubo nucleare. Tuttavia, pur nella grande confusione, Gorby aveva dato a tutti un’opportunità. Non ne approfittò nessuno: i russi né noi occidentali. Forse un giorno sarà concesso anche a lui un monumento in una piazza di Mosca. Forse: comunque non prima che passino un paio di generazioni e che cambi l’anima russa.

12 replies

  1. Gorbacev fu innanzitutto un grande uomo e uno dei pochi politici veramente meritevoli del Nobel della Pace. Il fatto di “guardare troppo avanti senza sganciarsi del tutto dal passato” è solo accusa pelosa. Innanzitutto è stato il cosiddetto “occidente” a tradirlo: la Russia è Occidente e semmai da sempre – a volere ragionare nella perniciosa e odiosa logica militarista ed in realtà economicista dei blocchi – quanto meno “avamposto occidentale di pace e di guerra nell’oriente”. Eppure, temendone prima l’espansionismo zaristico e poi l’influenza politica socialista-rivoluzionaria è stata emarginata dal contesto europeo. Caduta l’URSS l’unico attivismo “occidentale” fu poco a poco quello di tentare di accaparrarsene le spoglie e soprattutto le immense ricchezze naturali. Attivissime in tal senso le multinazionali USA, che già in tal senso hanno ridotto più o meno a continente suddito l’America Latina e ci stanno provando con l’intera Europa, Ucraina inclusa, con l’aggressivo e sanguinoso alibi “difensivo” della “loro” NATO! Putin, un presidente comunque eletto dalla stragrande maggioranza del popolo russo, ha reagito energicamente a tutto questo. E, vincente o perdente, ha già assicurata la sua statua e la sua memoria nella storia nazionale del proprio paese. E il “nostro” pseudo-occidente europeo dei peggiori politicanti continua e forse continuerà ad “abbaiare” contro la malvagia Federazione Russa dato che non permette a noi, ed in primis ai nostri padroni economici, di colonizzarla! In realtà, come tutti i veri Grandi Eroi dell’Umanità, Gorbacev risulta un “perdente nella storia” ma solo nella breve distanza temporale, inadatta a giudicarlo. Putin va giudicato come un “criminale internazionale” esattamente all’inverso per le sue capacità di resilienza patriottica. Ma non abbiamo minimamente il coraggio di riconoscerlo e piuttosto ci apprestiamo alla solita guerra “difensiva” NATO contro la Russia, magari sperando per l’ennesima volta nella Storia di invaderla e sottometterla. Ma si sa com’è andata a finire! Nel frattempo il linguaggio culturale, politico ed economico di quel grande paese ci rivela la propria appartenenza europea, ma stavolta aggregandosi al soggetto politico più emergente: i più grandi paesi del continente asiatico. Cosa troveremo alla fine di questo processo, un monolite “occidentale atlantico” a guida imperialista USA oppure l’equilibrio in incontro-scontro tra due o più “imperi”? Dato che ad una concezione imperialista non si può che contrapporre un qualcosa di analogo, pure a prescindere dai linguaggi usati in diplomazia. Ecco perché Gorbacev va o sarà riconosciuto come un Grande Eroe dell’Umanità, perché stava dismettendo una concezione imperialista e cominciava, tra i primi, a confidare piuttosto in una ONU intesa nella graduale trasformazione in USM, STATI UNITI DEL MONDO. Un”utopia ieri, che lo ha reso politicamente perdente. Ma ancora oggi, che questa “utopia” si contrappone alle distopie della distruzione nucleare o dell’unico Grande Fratello plutocratico e massificatore che domini il mondo? Si vedrà, la stoltezza umana continua a prospettarsi come infinita. Nel frattempo onore all:Uomo Mikhail Gorbacev!

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  2. Non sono d’accordo, la penso esattamente come Sergio Romano che ha perso il posto perché non lo stimava. Ma gli US ( quindi il nostro Governo) non potevano rischiare una occasione così ghiotta.

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  3. Si aprì la strada a uno dei peggiori periodi della Russia, arrivò Eltsin, con la sua politica di privatizzazioni, aprì alle multinazionali americane, economia di mercato, dalla sera alla mattina, la gente si ritrovò senza il necessario per sopravvivere, non si capiva più niente, caos nella società e violenza per le strade. Fu quello il periodo in cui vennero fuori i famosi oligarchi, che poi altro non erano che il corrispondente dei magnati occidentali, si assicurarono per un tozzo di pane le strutture produttive del paese. Il dato oggettivo è che fu Putin a rimettere ordine, non tornò all’assetto sovietico e mantenne alcuni canali di occidentalizzazione con un forma di economia mista, una specie di capitalismo attenuato, sugli assetti strategici ha ripreso pieno controllo ma fa molta fatica nella struttura produttiva del paese. Le sanzioni sono finanche una opportunità perché Favoriscono la ricostruzione dei settori economici e produttivi mai riconvertiti dopo l’era Eltsin e che si erano appoggiati sull importazione

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  4. Per l’UE e per gli USA è un eroe e per la russia di Punti …neppure funerali di stato!
    La differenza si vede sempre …perchè?
    Noi ubbidienti occidentali perchè non ci ha toccato da vicino Gorba è un grande statista per la Russia di Putini quello che ha fatto sciogliere l’URSS !
    Secondo voi chi ha ragione?
    Chi ha pagato le conseguenze della politica di Gorba, sino ad arrivare alla Crimea,all’Ucraina di oggi, gli USA ?
    Ecco perchè in occidente è un eroe e in russia una calamità!

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  5. Se ne va forse il più grande uomo di pace del ventesimo secolo, un brav’uomo, intelligente, colto, curioso, un uomo che dalle sue umili origini seppe trarre forza e insegnamenti.
    Un uomo voleva sostituire l’ideologia, qualsiasi ideologia, con l’umanesimo.
    Fu l’uomo che pose fine alla guerra fredda, e che fu ad un passo dal cancellare per sempre l’incubo nucleare da questo pianeta (grazie alle sue iniziative diplomatiche furono smantellate intere classi di missili nucleari, a medio e corto raggio), prima che la Storia, eventi incontrollabili e molto più grandi di lui, oltre alle serpi che si era allevato in seno, prendessero il sopravvento.
    Ciao, Gorby.

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