“Guanciale” e paroline: zero idee per il voto

Tutti i leader si presentano con messaggi semplificati, nessuno ha uno spunto originale: così Letta e gli altri finiscono per prendersi in giro da soli. Se il principio è il vecchio “purché se ne parli”, della campagna di comunicazione del Pd di Enrico Letta si sta parlando, in effetti, moltissimo. Non proprio in termini lusinghieri. […]

(DI TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – Se il principio è il vecchio “purché se ne parli”, della campagna di comunicazione del Pd di Enrico Letta si sta parlando, in effetti, moltissimo. Non proprio in termini lusinghieri. Il concetto è chiaro, più chiaro non si può: una parola sola, “scegli”. Il pannello delle card elettorali è diviso in due: una parte rossa e una nera. Nella prima c’è il volto del segretario del Pd, nella seconda un campo vuoto, dove non si fatica a evocare l’immagine di Giorgia Meloni, nemica prediletta. Dai colori ai temi (Europa contro Putin; diritti contro discriminazioni; salario minimo contro lavoro sottopagato; scienza e vaccini contro no-vax), la campagna del Pd scarnifica il messaggio fino all’osso, polarizza. Scegli: o sinistra o destra, o Letta o Meloni, di qua o di là. Un’invocazione del voto utile contro il pericolo fascio-sovranista, “una comunicazione brutale per dare la sveglia agli italiani”, nelle parole del segretario dem.

Il problema – ma forse anche la peculiarità virale dello slogan – è che fa soprattutto ridere. Sembra nato per diventare un generatore di meme: infatti ne circolano centinaia. Tentando di sdrammatizzare, lo stesso segretario del Pd s’è appropriato di uno dei più brillanti e l’ha rilanciato sul suo profilo Twitter: scegli, “Con la pancetta o con il guanciale” (s’intende lo spaghetto all’amatriciana e Letta ha sentenziato, correttamente, #guancialetuttalavita). L’autoironia non ha ottenuto però un effetto desiderabile: il tweet del segretario dem è diventato a sua volta virale, ha ricevuto oltre 4mila “mi piace”, ma ha generato soprattutto una quantità sproporzionata di commenti negativi (ecco i primi che appaiono sotto la foto: “Non ci posso credere. L’ha fatto davvero. E non fa ridere per niente”; “È sceso allo stesso livello di Salvini e Meloni, che tristezza”; “Ditemi che è stato hackerato”; “Ma che bella campagna elettorale… suddivisa equamente fra il tentativo di delegittimare tutti gli avversari politici e il fare tweet che fanno rimpiangere persino Salvini che posta delle foto in cui bacia i salami”; “Siete tutti alla frutta… altro che pasta!”; “Pensavo fosse Lercio”; “Il punto di non ritorno”).

Il claim della campagna di Letta è diventato una base da meme anche per gli avversari politici, trasformando lo slogan per il Pd in uno slogan contro. Matteo Salvini ha ironizzato sulla recente carriera accademica del segretario, suggerendo che dopo il 25 settembre Letta potrebbe tornare a insegnare a Parigi (“Torno in Francia o resto in Italia”). L’account di partito della Lega invece ha infierito sul caso di cronaca che ha coinvolto Albino Ruberti, ex portavoce di Zingaretti e Gualtieri: “Italia in piedi” contro “In ginocchio o ti sparo”. Carlo Calenda si è prima indignato: “Siamo tutti felici Enrico Letta che ti stia divertendo con questo tuo giochino rosso o nero”. Poi però ha partecipato al giochino: “Con Draghi/Contro Draghi” (con l’aggiunta del fotomontaggio di Nicola Fratoianni, alleato del Pd che non ha mai votato la fiducia all’ex banchiere).

Se la campagna del Pd sta avendo una risonanza a suo modo memorabile, delle altre non si può dire nemmeno questo. Gli slogan elettorali si assomigliano tutti: Letta ha “#scegli”, Salvini ha “#credo”, Meloni ha “#pronti”. Come spiega (per esteso nel box in alto a destra) Annamaria Testa, pubblicitaria che ha fatto la storia della comunicazione creativa in Italia, questa campagna elettorale “è ridotta a un hashtag”, un cancelletto da social. Tutti i partiti hanno adottato una semplicità estrema, parente stretta della perdita di senso. E l’hanno trasferita su uno strumento antico: cartelloni, camion vela, stalli e pensiline degli autobus.

Anche Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle hanno optato per la sintesi: “Dalla parte giusta”. Silvio Berlusconi si è affidato allo slogan di sempre, appena attualizzato: “Oggi più che mai, una scelta di campo”, stessa e identica suggestione di 28 anni fa, la campagna “del miracolo italiano”. Carlo Calenda per ora ha privilegiato la consueta comunicazione social: ieri è approdato pure lui su TikTok, dove tenterà di destreggiarsi in un microcosmo più giovanile di quelli a cui è abituato (“Io non so ballare”, ha detto, “sembro un orso ubriaco, ma proverò a parlarvi di politica”). Per ora Azione ha fatto uscire solo delle vele con uno slogan “riciclato” dalla corsa di Calenda al Campidoglio – “Italia, sul serio” (invece che Roma) – ma la prossima settimana lancerà una nuova campagna.

Nessuno dei partiti si è messo in luce per un messaggio originale, né è stato in grado di comunicare il budget – nemmeno una cifra approssimativa – stanziato per le campagne. Per il Pd di certo ci sarà un costo in più: “Scegli” è il prodotto di un’agenzia di comunicazione privata, la barese Proforma, che da diversi anni collabora con il Nazareno (e che è si è conquistata la sua fama, dal 2004, per i lavori a fianco di Michele Emiliano, Nichi Vendola, Beppe Sala e Matteo Renzi). Tutti gli altri dichiarano di non aver ricorso a specialisti esterni: le campagne di Fdi, Lega, M5S, Forza Italia e Azione sono state realizzate all’interno dei partiti.

Per il Pd, peraltro, Proforma ha realizzato anche i cartelloni stradali che hanno caratterizzato la prima parte della campagna elettorale e il “restyling” del logo, arrotondato (quasi impercettibilmente) e reso più moderno. “Scegli” è secondo molti un boomerang clamoroso, ma Letta conferma di esserne entusiasta: “Sono molto contento, la gente ha colto il messaggio, oggi non si parlava d’altro”, ha dichiarato venerdì, a margine del comizio di Bologna. Appunto: purché se ne parli.

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6 replies

  1. Riposto (ne vale la pena):

    Ma è ovvio che stia col guanciale! È Enrico A Letto. Quello della famosa canzoncina:

    “Dormi,
    tranquillo e asciutto,
    Enrico A Letto
    assorbe tutto”

    Enrico A Letto.
    Dormite tranquilli.

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  2. Viene però da fare una considerazione: mettendo insieme tutti i flash di promesse ventilate come al solito dai vari leader ci converrebbe tornare al governo di tutti così staremo da dio per altri 5 anni con attuate tutte le promesse ora ventilate. Fanno proprio pena poveracci. Che sa’ da fa’ pe magna dicono a Roma!

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  3. Il problema non sono gli slogan più o meni risibili, ma i programmi: l’apoteosi del paradosso, da chi è pro nucleare ma dalla parte dell’ambiente, a chi è per il servizio di leva obbligatorio, ma ricorda il merito di averlo tolto, contro l’immigrazione ma propone di importare immigrati, e tutta una serie di impresentabili, riciclati e mummie tra i candidati all’insegna della serietà, compreso il nonnetto che ogni volta che apre la dentiera, si aggiudica qualche merito: Ha portato a casa i soldi del PNRR, ha fatto entrare la Russia nella Nato, ha scoperto l’America, è stato il primo uomo sulla Luna, ha fermato i carroarmati in piazza Tienanmen, ha scritto Misery non deve morire, ha scoperto la penicillina, e prima che scendesse in campo lui, i giocatori di calcio vagavano nei parcheggi perché gli mancava il concetto. Quindi con questa schiera in campagna elettorale, che sia pancetta o guanciale che importa? Sempre maiale è.

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  4. Letta non vede l’ ora di tornarsene in pace a Parigi dalla famiglia. Sarà la volta buona per Bonaccini che scalpita da tempo… Cioè di Renzi, per interposta persona. E il cerchio si chiude: “Stai sereno…” funzionerà di nuovo, anche se un po’ in ritardo.

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