Squali all’attacco della Scuola

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – I figli so’ piezzi e’ core e per loro siamo pronti a tutto. Abbiamo dolcemente ironizzato sui 119 milioni (cifra che oscilla fino a 460, chiedere a Arcuri) di salvifici e dinamici banchi a rotelle, li abbiamo mascherati h 24, li abbiamo imbottiti di goretex come gli sherpa tibetani perché resistessero alle salutari finestre aperte, li abbiamo accompagnati e ripresi per via di turnazioni insensate, li abbiamo equipaggiati di sofisticati dispositivi e ci siamo presi le ferie per sostenerli nella Dad, e poi, ovvio, li abbiamo vaccinati per salvare nonni che non hanno visto per più di due anni, preparandoli a un futuro di polli in batteria perennemente sottoposti a profilassi e sieri sperimentali.

Adesso ricomincia la scuola e orgogliosi di contribuire alla grande causa comune per la  conservazione dello stile di vita occidentale – è stato definitivamente perfezionato l’accordo di finanziamento destinando 200 milioni di euro  al pagamento dei salari del personale degli istituti scolastici ucraini – possiamo affrontare con fiera trepidazione le sfide stagionali, acquisto del materiale didattico, misure di distanziamento e salvaguardia, introduzione di elementi di innovazione tecnologica.

Ma  nelle solite scuole, con le solite classi pollaio, con il solito personale precario dequalificato e umiliato, con la dirigenza che munge soldi per adeguarsi doverosamente ai canoni del marketing in modo da offrire alle nuove generazioni gli strumenti per diventare un capitale umano competitivo.

Il Codacons valuta intorno ai 1300 euro per alunno la spesa in zaini, penne, quaderni, gadget resi irrinunciabili dalla pressione degli influencer, rincarati per vi di prezzi al rialzo del +7% rispetto allo scorso anno, cui va aggiunto il costo dei libri che non è al disotto di altri 1300-1500 euro, grazie all’alleanza di personale dirigente e docente e delle case editrici specializzate che taglieggiano le famiglie rieditando i soliti testi “come nuovi” per via di irrilevanti virgole e parentesi.

Allora varrebbe davvero la pena di impegnarsi nell’editoria elettronica, come suggeriscono gli addetti ai lavori: molta parte della spesa dei libri deriva dalla carta, con la didattica digitale costo  e peso dei libri diminuisce, riducendo  le spese di aggiornamento  speculativo.

Ma possiamo stare tranquilli, da adesso cambia tutto, con sapiente lungimiranza il Ministero dell’Istruzione ha dettato le linee guida del Piano scuola 4.0, definendole la “risposta forte, condivisa nel suo complesso da tutte le forze partitiche”, alle criticità evidenti  del settore, stabilendo la centralità della tecnologia  come soluzione per ogni male. La strategia si fonda su uno stanziamento di 2,1 miliardi da attingere dalle risorse del Pnrr, cui si sono aggiunti 2,8 mld di ulteriori fondi europei per un totale di 4,9 miliardi.

Il programma si declina su 4 direttrici tutte mirate a trasformare gli istituti in ambienti innovativi di apprendimento e nella creazione di laboratori di formazione per le professioni digitali del futuro. Ma non solo, sarà investito dalla rivoluzione digitale e oggetto di formazioni  tutto il personale scolastico.

Con comprensibile orgoglio il Ministro Bianchi rivendica che si tratta di una iniziativa sovvertitrice del grigio andamento di un’istruzione passatista: poterà la banda larga, semplificherà la burocrazia, stravolgerà beneficamente strutture e infrastrutture con la realizzazione di 100.000 aule “organizzate con arredi modulari” per favoriere rapide riconfigurazioni, schermo e strumentazioni digitali per la realtà aumentata, le STEM e la robotica, con laboratori per le professioni digitali nelle scuole di secondo grado che ospiteranno strumenti per la robotica e automazione, intelligenza artificiale, cyber sicurezza, internet delle cose, creazione di prodotti e servizi digitali, realtà aumentata, data analisi, blockchain.

Impegnati a riconfigurare i loro spazi, incollati agli schermi, incapsulati in nicchie parallele alla vita dove nelle quali non sono previste giochi, dialoghi, noia, i ragazzini vivranno una sostituzione virtuale dell’esistenza, lontana il più possibile dalle anguste mura di casa dove si consumano preoccupazioni e malessere quotidiano provocato da circostanze eccezionali e perdite di beni e aspettative.

Ci ha pensato il Pd i cui vertici propongono l’asilo coatto dell’obbligo anche per i più piccini, ci aveva pensato la Moratti, aveva agito la Buona Scuola e qualcuno meritoriamente ha ricordato un’iniziativa ancora il corso, TreeLLLe (Life Long Learning), l’associazione creata nel 2001 da Giovanni Agnelli insieme a Fedele Confalonieri, Marco Tronchetti Provera, e da altri rappresentanti dell’oligarchia con l’appoggio della compagnia di San Paolo di Torino, della fondazione Cariplo di Milano e Unicredit, di  Monte dei Paschi di Siena e così via di banca in banca e di fondazione in fondazione.

Oggi la presiede Attilio Oliva, filosofo, industriale, ex presidente di Confindustria Genova e poi di Liguria, Federgas e Finmare e gli obiettivi sono gli stessi: accreditarsi come un “serbatoio di pensiero” che investa mezzi e risorse per favorire l’aziendalizzazione della scuola, rispondendo ai bisogni di una società attiva e moderna addestrando le nuove leve perché contribuiscano alla competitività del sistema, adeguandosi alle urgenze del mondo di impresa. In modo da porsi “come ponte per colmare il distacco che sussiste nel nostro paese tra ricerca, opinione pubblica e pubblici decisori, distacco che penalizza l’aggiornamento e il miglioramento del nostro sistema educativo”.

C’è da temere che molti malgrado gli stenti cui siamo ormai irreparabilmente condannati, siano pronti a investire direttamente nella conversione della prole in capitale umano ben disposto allo sfruttamento, alla slealtà di classe, alla delazione: è già successo e succede, al tradimento di ideale, valori e diritti che si credevano ormai inalienabili.

C’è da temere che  si compiacciano di sacrificarsi per inserire i loro figli in questi laboratori sperimentali di obbedienza, conformismo e arrivismo, meglio se lontani dalla famiglia e dalla realtà, compressi in full immersion digitali dove l’affermazione è meritata e determinata dall’esperienza maturata nello svolgere compiutamente e perfettamente una mansione specialistica, premere un tasto strategico che non si sa che effetti possa comportare, forse annientare un quartiere e produrre inevitabili effetti collaterali.

C’è da temere che tra i retropensieri di questa strategia ci sia l’obiettivo di allontanare le nuove generazioni dai rischi che derivano dai legami e dalle relazioni umane, dagli affetti famigliari che potrebbero essere portatori di consapevolezza, dalla tentazione di pensare e agire secondo canoni stabiliti dalla propria autodeterminazione, fino al rischio insopportabile per il potere, di esercitare critica, di agire secondo coscienza, di assumersi la responsabilità del proprio essere e del proprio futuro.