La guerra in Ucraina ha un costo, le sanzioni anche

(Claudio Tucci e Marco Rogari – il Sole 24 Ore) – L’autunno è ormai alle porte e si annuncia carico di scuri nuvoloni per la nostra economia. Con le imprese e le famiglie che sono già alle prese con la nuova impennata dei costi dell’energia e che fanno fatica a difendersi dai morsi dell’inflazione. Che sembra pronta ad accelerare la sua corsa proprio mentre gli italiani si preparano ad andare alle urne per le elezioni anticipate del 25 settembre.

Una tornata elettorale che impedisce al governo dimissionario di allestire nuovi “scudi” per attutire sulle aziende, già in difficoltà, e sui lavoratori, le ricadute del caro-bollette ma che non impedisce all’esecutivo di valutare la collocazione di un nuovo “dossier Cig” all’interno del solco, per altro abbastanza ampio, del disbrigo dei cosiddetti “affari correnti” tracciato dopo la presa d’atto di Mario Draghi di non avere più la stessa maggioranza che lo aveva sostenuto nei mesi scorsi e lo scioglimento delle Camere da parte del capo dello Stato.

I primi campanelli d’allarme si possono già vedere tra le pieghe degli ultimi dati Inps sulla cassa integrazione: nel periodo gennaio-luglio la Cigs (vale a dire l’ammortizzatore per le difficoltà più strutturali) è schizzata a + 45,65% rispetto allo stesso periodo 2021, interessando soprattutto industria (+35,81%), edilizia (+34,88%), commercio (+103,62%).

Un’accelerazione che si è toccata con mano a giugno, dove, rispetto a maggio, la Cigs è cresciuta del 49,8%; ed è proseguita a luglio (+25,2% su luglio 2021 – il confronto mensile nei mesi di luglio e agosto è poco indicativo perché nei mesi estivi tra chiusure aziendali e ferie i dati sugli ammortizzatori sono di solito più contenuti).

Con la ripresa post Ferragosto, quindi, l’eventualità di ricorrere a una sorta di prolungamento dell’ammortizzatore “scontato”, specie per i settori più colpiti dal mix caro energia-materie prime-inflazione, mantenendo un raccordo con la riforma Orlando, sta diventando una chiara necessità.

La riforma Orlando, in vigore da gennaio, è già stata puntellata nei mesi scorsi (proprio con la Cig “scontata”, ad esempio), con “deroghe” che sono costate intorno ai 400 milioni. Anche perché (si veda Sole24Ore di ieri), a questi prezzi di bollette e consumi, e in vista di un possibile razionamento del gas, in autunno lo spettro è di dover decidere quali codici Ateco potranno lavorare e quali no. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, è stato chiaro sulla necessità per politica e governo uscente di ascoltare l’allarme del mondo produttivo, e di agire subito.

A Palazzo Chigi ne sono consapevoli da diversi giorni. La Cig “scontata”, senza cioè pagare le addizionali (per la Cig pari a 9%, 12%, 15% in base all’utilizzo del sussidio, per il Fis pari al 4% della retribuzione persa, ndr), prevista dal decreto Energia di marzo, e valida per cinque settori più in difficoltà (siderurgia, legno, ceramica, automotive, agroindustria), è scaduta lo scorso 31 maggio.

Ci sono, per chi ha esaurito i contatori, altre 26 settimane fino al 31 dicembre, ma sono costose per le imprese. Pertanto, se i partiti, impegnati in campagna elettorale, non saranno contrari, il governo è pronto a intervenire nel rispetto dei limiti indicati dalla Costituzione ma anche degli spazi di bilancio. Che però sono esigui. Dopo il varo alla fine del mese scorso del “pesante” decreto Aiuti bis il ministero dell’Economia potrebbe riuscire a recuperare ancora qualche centinaio di milioni (c’è chi ipotizza 3-400 milioni) ma non di più. E questo è il principale ostacolo da superare. La questione potrebbe essere affrontata, magari in via preliminare, anche nel prossimo Cdm in arrivo. Il veicolo legislativo potrebbe essere un emendamento al Dl Aiuti bis.

A luglio lo stesso Draghi, nel confermare le sue dimissioni, aveva lasciato intendere che il governo non sarebbe rimasto passivo, e non solo sul Pnrr: «Dobbiamo far fronte alle emergenze legate alla pandemia, alla guerra in Ucraina, all’inflazione e al costo dell’energia, anche per favorire il lavoro del governo che ci succederà», aveva affermato il premier.

Un perimetro ampio, che di fatto comprende la possibilità di intervenire con una nuova dose di Cig “scontata” per sostenere imprese e lavoratori contro gli effetti della crisi energetica e del conflitto russo-ucraino. Per gli esperti l’apertura di dossier Cig è una mossa lungimirante.

«È vero che oggi le aziende possono contare su strumenti eccezionali ma le causali non sono adeguate alla tipologia di problemi che saremo chiamati ad affrontare in autunno – avverte Enzo De Fusco di De Fusco Labour&Legal, tra i big della consulenza alle imprese -. Dopo il decreto del ministro Orlando, per problemi energetici si può richiedere la Cig ordinaria, ma molte aziende hanno terminato il plafond. Il tema è serio, e dobbiamo essere attrezzati per affrontarlo, introducendo una cassa in deroga così come è stato fatto con il Covid, per non consumare tutto il plafond».

10 replies

  1. Ma va?!?!!
    Le sanzioni fanno più male a noi che a Putin?
    Non l’avrei mai detto.
    Strano che i nostri favolosi governanti non ci abbiano pensato prima di applicarle……
    Ormai temo che sia troppo tardi.
    Ma noi siamo tranquilli:
    Draghitler è resterà sempre il migliore dei migliori.
    Nel frattempo suggerisco a tutti di procurarsi piumini e abiti pesanti da indossare a casa per proteggerci dal freddo.
    Del resto il grande genio diceva che di problemi non ce n’erano……bastava spegnere i condizionatori e smettere di scocciarlo con queste stupidaggini.

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  2. Ma non abbiamo sostituito il gas russo con quello algerino e congolese ? Trnquilli ! Cingolani ci ha rassicurati, è tutto sotto controllo…russo.

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  3. Per fortuna che questo sgoverno doveva sbrigare gli affari correnti, i soldi per le armi le trovano subito e in abbondanza. L’importante è far contento il Rinco americano

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  4. ma che caxxate che scrivono
    in questo blog c’è qualcuno che è capace di svergognare e controbattere le assurdità del SOLE24H
    le nostre esportazioni vanno a gonfie vele
    la nostra economia cresce al massimo
    non siamo mai stati così bene
    abbiamo battuto la pandemia
    non ci sono più morti
    tra poco Putin morirà di cancro
    la Russia perderà la guerra
    e noi possiamo avere tutte le loro risorse senza pagare un euro
    il sol dell’avvenire non è mai stato più brillante

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  5. ALESSANDRO DI BATTISTA
    “La lotta per la Crimea fa parte della lotta per la liberazione dell’Ucraina”. Questa frase pronunciata da Draghi, Presidente, lo ricordo, teoricamente in carica solo per gli affari correnti è una delle frasi più gravi che si siano ascoltate negli ultimi mesi.
    Che fosse un pessimo Presidente l’ho sempre pensato. Come ho sempre pensato fosse indissolubilmente legato agli americani e alle lobbies finanziarie (banche d’affari e fondi di investimento, ovvero i principali azionisti delle fabbriche di armi). Ma mai mi sarei immaginato che, in un momento drammatico per il mondo intero (e per l’Europa in particolare) dove la sola cosa che andrebbe fatta è ricercare la pace senza se e senza ma, il primo ministro di un Paese così importate soffiasse sul fuoco della guerra.
    Sono mesi che sostengo che le sanzioni non servono a nulla (sono andato in Russia e l’ho visto con i miei occhi proprio perché non mi fido dei nostri politici e della propaganda occidentale spesso meschina come quella russa). Sono mesi che dico che l’invio di armi a Kiev oltre ad essere una palese violazione della Costituzione non serve a raggiungere la pace. Ora leggo queste parole sconsiderate dette da chi preferisce ossequiare Washington piuttosto che fare gli interessi italiani ed europei.
    Dire “la lotta per la Crimea fa parte della lotta per la liberazione dell’Ucraina” si traduce in un solo modo: “continuate voi ucraini a provare con le armi a colpire la Crimea. Noi forniremo le armi. Voi ci mettete carne e sangue”.
    Il punto è che nessuna persona minimamente raziocinante (a meno che non sia in mala fede o evidentemente mosso da altri interessi) può pensare che l’esercito ucraino possa conquistare la Crimea senza lo scoppio di una guerra infinita con un probabile utilizzo di armi ampiamente più distruttive di quelle già tragicamente usate fino ad oggi.
    Oltretutto va ricordato, piaccia o meno, che la stragrande maggioranza degli abitanti della Crimea sono russi e vogliono che la loro terra faccia parte della Federazione Russa. Ciò che dico lo so che farà di me (per l’ennesima volta) un “putiniano d’Italia”. Ma non me ne frega nulla. Qua ci sono Presidenti del Consiglio come Draghi che soffiano sul fuoco della guerra e che ricevono standing ovation per le consuete banalità pronunciate al meeting di Comunione e Liberazione. Aprite gli occhi.

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  6. La Crimea fu un regalo di Krusciov all’Ucraina (parliamo quindi degli anni dopo la morte di Stalin) , fatto come riparazione per l’Holomodor .
    Ma è sempre stata russa di popolazione e identità.

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  7. “Cari” del Sole 24 ore provate a fare un piccolo sforzo intellettuale e arriverete alla semplice deduzione che il governo Draghi è stato disastroso… Lo so, non potete dirlo, visto che lo hanno voluto i vostri padroni.

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