Cos’è la flat tax in parole semplici: pro e contro

Come funziona la soluzione fiscale promossa dal centro-destra

(Claudia Marin – quotidiano.net) – Ma che cosa è la flat tax? E come funziona la soluzione fiscale al centro dello scontro tra il centro-destra, che la sponsorizza, e tutti gli altri, che la considerano, nella migliore delle ipotesi, una via per tagliare le tasse ai ricchi? 

La flat tax o “tassa piatta”, formula di derivazione americana elaborata Arthur Laffer, economista teorico ed ex consigliere di Ronald Reagan, mai applicata in Usa, ma per paradosso introdotta nella Russia di Vladimir Putin a inizi anni Duemila, è un meccanismo di imposizione fiscale che prevede una sola aliquota da applicare ai differenti livelli di reddito al di sopra di soglia minima di no tax area: per esempio, ma è solo un esempio, il 15 per cento per tutti i redditi sopra i 15 mila euro. Dunque, chi guadagna 20 mila euro paga 3.000 euro e chi guadagna 100 mila paga 15 mila euro. 

Si contrappone a un sistema fiscale di tassazione progressivo con aliquote variabili e crescenti per i differenti e crescenti scaglioni di reddito: con l’effetto che all’aumentare del reddito, sale l’ammontare di tasse da pagare: in termini di esempio astratto, senza riferimenti al sistema italiano, si può ipotizzare un’aliquota del 15 per cento su 20 mila euro, con un esborso che resta a 3 mila euro, e un’aliquota media del 35 su 100 mila euro, con un esborso che sale a 35 mila euro. 

Veniamo alla situazione italiana attuale. A oggi, per effetto di una misura del governo giallo-verde, il sistema italiano prevede l’applicazione del 15 per cento per le partite Iva con fatturato fino a 65 mila euro. 

Matteo Salvini, però, invoca e propone un rafforzamento del meccanismo e una sua estensione.  “Mentre la sinistra propone tasse e patrimoniali, la Lega vuole flat tax al 15%, la pace fiscale con la rottamazione delle cartelle” ha spiegato il leader della Lega. Con l’aggiunta: “Vogliamo estendere la flat tax al 15% anche ai dipendenti (come per le partite Iva a 65mila euro). Ci possiamo riuscire in 5 anni”. 

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, a sua volta, ha insistito per una soluzione per “famiglie e imprese”, con una aliquota più alta (al 23%): “La flat tax ha fatto aumentare anche del 30% le entrate per lo Stato: non vogliamo creare ulteriore deficit. Con la crescita che produrremo avremo l’abbassamento delle tasse anche sotto il 20%”. 

Giorgia Meloni, però, ha tirato il freno a mano sulle due ipotesi. Tanto che nel programma comune del centro-destra non sono definite le aliquote (Forza Italia ha proposto il 23%, la Lega il 15%), ma si parla di “estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100.000 euro di fatturato” e, come richiesto da FdI, di “flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti”. 

I nodi dolenti della flat tax nelle molteplici varianti riguardano i costi e gli effetti in termini di equità fiscale e sociale. E sono questi i due tasti sui quali insistono i leader di tutti gli altri partiti per attaccare il piano delle tasse del centro-destra. Le stime sui costi variano dai 40 agli 80 miliardi di euro di mancato gettito. Il punto ə che questa previsione è contestata dagli economisti del centro-destra sulla base dell’assunto secondo il quale la tassa piatta fa emergere redditi attualmente sottratti al fisco. 

Il secondo profilo di critica riguarda le conseguenze. Di sicuro fa pagare meno tasse sopra una certa soglia di reddito. Ma, attacca Nicola Zingaretti , “diciamo la verità: la flat tax della destra aumenta le ingiustizie , rende meno progressivo il fisco e penalizza chi ha meno. Per finanziarla bisognerà tagliare i servizi pubblici. I principali? La sanità, la scuola e l’università. C’è un altro modo di pensare all’Italia”. 

15 replies

    • Una norma è anticostituzionale se lo stabilisce la corte costituzionale a maggioranza dei sui componenti. Ormai tutti si ergono a giudici costituzionali per giunta monocratici.
      Detto questo anche secondo me (vedi commento più sotto) la flat tax non rispetta quanto previsto dall’art. 53 della Costituzione.

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  1. Come ad ogni turno elettorale ecco tornare su… come la peperonata mangiata a tarda sera, una di quelle 3 o 4 idee strampalate ed irrazionali che riescono ad elaborare i due neuroni stanchi dei destrorsi: la flat tax (poi c’e’ il Ponte sullo stretto e qualche altra belinata).

    Purtroppo non e’ solo questione di logica elementare (piu’ guadagni piu’ paghi), di studi Economici (Teoria economica dell’utilita’ marginale della moneta), di Costituzione (“Art.53: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita’ contributiva. Il sistema tributario e’ informato a criteri di progressività”), ma volendo, anzi togliamo il volendo, c’e’ anche un qualcosa di Religioso in questo criterio di progressività.

    C’e’ qualcosa di Religioso (in senso ampio, non solo Cristiano) perche’ qualsiasi Dio (e quindi qualsiasi Religione) ha proferito, “detto”, fatto intendere (in forma diretta o indiretta) che e’ giusto soddifare i propri bisogni e per quelli dei propri cari, ma sono inutili,sconsigliabili, “proibiti” gli accumuli per una semplice regola:
    se tu guadagni troppo ed accumuli troppo (anche il superfluo del superfluo) a qualche altra persona MANCHERA’ il minimo necessario…
    Non mi sorprende affatto comunque che alla riunione dei Cristiani farlocchi di CL (falsi come pochi), nessuno abbia detto qualcosa a questo proposito al pio trio Salvini&Meloni&Tajani.

    Aggiungo una cosa:
    c’e’ persino un qualcosa che va oltre la Religione in quel criterio di progressività.
    E’ qualcosa che riguarda noi stessi:
    ci tutela dall’egoismo di cui spesso siamo le vittime (quindi vittime di noi stessi).
    Eh si.. perche’ quella regola, se osservata, dovrebbe impedirci di sprecare tanto tempo per guadagnare troppo (e troppo accumulare) e non per godere di cio’ che abbiamo che spesso e’ piu’ che sufficiente (per noi e per alcune nostre generazioni) per vivere, divertirci e magari evitare (nostri!) tardivi rimpianti&rimorsi.

    Inutile quindi poi prendersela con le multinazionali americane che guadagnano cifre spropositate e pagano inezie:
    ===> quella non e’ altro che l’esasperazione capitalistica della flat tax…

    Che poi a far questa predica su accumuli (ed avarizia) sia un genovese (ateo) come me e’ il colmo…

    ps: io sarei per una progressivita’ ancora piu’ spinta: non mi fermerei al 43% di imposizione fiscale per redditi elevati, ma salirei ancora:
    chesso’… 50% oltre il milione d’euro annuo… 60% oltre i 5 milioni… 70% oltre i 10 milioni annui…. 80% oltre i 20milioni, etc…
    Il perche’ e’ semplice e lo capisce anche un bambino di 5 anni (ma non gli elettori ritardati del trio delle meraviglie di cui sopra):
    i “soldi” (come le risorse di questo pianeta) non sono infiniti:
    se una persona guadagna 100 milioni in un anno.. significa che ci saranno qualche decina di mialiaia di persone che, per contro, MUOIONO letterlmente di fame…
    Non e’ solo religione.. e’ la matematica… bellezza!

    (Volendo ci sarebbe poi da affrontare il discorso sulla cedolare secca che altro non e’ che una flat tax sui redditi immobiliari.. ma vi vedo stanchi e confusi 🤣🤣 e quindi mi fermo qui…Per oggi 🤣🤣)

    Per intanto chiamo ad aiutarmi il buon Ascanio:

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  2. Un’ingiustizia bella e buona!! Una volta c’erano tre scaglioni e nonostante ciò, l’evasione fiscale era alta, ma mai come ora.. fior fiore di tributaristi non riescono a trovare un modo per fare pagare equamente tutti!! Soprattutto chi esporta le aziende nei paradisi fiscali, dovrebbe essere multato!! Troppi furbetti hanno ricevuto aiuti statali e poi hanno esternalizzato le loro aziende..

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  3. Bravo davvero. Solo alla cedolare secca sulle rendite per affitto immobili ci aggiungerei anche la flat tax, anzi le due flat tax (ma poi perchè dobbiamo sempre usare termini inglesi? Aliquota unica o fissa oppure tassa piatta non vanno bene?) sulle rendite finanziarie.
    Non si capisce perchè non si debbano sommare tutti i redditi e su quel totale applicare l’aliquota marginale.
    Inoltre più sono le aliquote più si rispetta il dettato costituzionale della progressività, invece abbiamo avuto il passaggio da 5 a 4 aliquote sbandierato da (quasi) tutti come una grande riforma.
    Comunque anche dall’altro versante in quanto a fumesterie non scherzano. Infatti il partito del tassa e sperpera, valeva dire il “partito delinquenti”, si è subito lanciato alla conquista di nuovi balzelli brandendo la patrimoniale come arma contro i destrorsi, come se di patrimoniali tra IMU, imposta sul deposito titoli, imposta sui conti correnti, imposta sui buoni postali, non ne avessimo gia abbastanza.

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    • Ti ringrazio (se gli apprezzamenti sono rivolti a me…🤣).

      Circa quanto scrivi nel post che segue (“quando si parla di cose concrete i “grandi” opinionisti del blog non hanno nulla da dire e battono in ritirata “) non sono cosi’ “pessimista”. In realta penso sia giusto che uno esprima la sua opinione su argomenti che conosce e che quindi il silenzio (ovvero il non esprimere commenti su determinati argomenti) possa esser segno di serieta’.
      Nello specifico (flat tax e compagnia cantanti) penso siano argomenti un po’ ostici (anche se riguardano e toccano ciascuno di noi) e quindi comprendo “l’astensione”.
      Non comprendo invece i commenti superficiali di tanti… “giornalai” ne’, a maggior ragione, l’astensione di giornalisti che l’economia dovrebbero masticarla assai bene:
      nella redazione di quasi tutti i giornali c’e’ o dovrebbere esserci qualche giornalista che dovrebbe riconoscere in belin da un massu de radiccia (translate: “dovrebbe riconoscre un pene da un cespo d’insalata”) e quindi dovrebbe esserci qualcuno che illustra ai propri lettori quelal porcata che risponde al nome di “flat tax”…

      Nell’edizione on-line del Corriere della Serva viene or ora riportato che:
      “La Uil arriva alla conclusione che il risultato di una Flat tax generalizzata, che superi tutte le attuali deduzioni e detrazioni, è fortemente penalizzante per i redditi più bassi”.
      Belin chissa’ ci volevano quelli della Uil per capire un concetto da primo semestre della.. prima elementare!

      E comunque viene anche riportata una semplice tabellina che non lascia ombre di dubbio:
      una flat tax e’ fantascienza. Anzi horror:

      Nell’esempio sopra riportato, uno “sfigato” che incassi redditi LORDI annui per 10.990 Euro (netti faranno piu’ o meno 750 Euro al mese!) dovrebbe pagare quasi 2.000 Euro IN PIU’ di tasse (ed andare a mangiare direttamente alla Caritas) mentre un tizio che quadagni oltre 50mila euro lordi (ergo anche 1.000.000 di Euro annui o piu’…) risparmierebbe tasse per il 43%.. (calcolate voi quanto rispiarmerebbe di tasse uno che incassa 20milioni all’anno…).

      (sito corriere.it: …per chi ha redditi superiori ai 50 mila euro che le tasse diminuiscono in maniera clamorosa: – 43%.

      Ciae’ ragazzi… ma ci rendiamo conto di cosa stanno blaterando Salvini, Meloni e Pregiudicati vari????

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      • Gli apprezzamenti erano tutti per te, solo che invece della risposta è venuto fuori un nuovo commento. Non so più se è colpa del blog, del “coso” che mi ostino a usare (risale al 2015) o mia che invecchiando divento più imbranato 😂
        Per i commentatori che quando si parla di cose concrete spariscono e invece hanno sempre tanto da dire su argomenti astratti, sono ancor più “preoccupato” perchè poi il 25 settembre votano (e non solo quel giorno).
        Certo che la UIL ha davvero scoperto l’acqua calda e onore, in questo caso al “Corriere” che ha divulgato la situazione che si verrebbe a creare, chissà che non ci sia qualche ignorante sprovveduto che capisca a cosa si andrebbe incontro (anche se dubito fortemente).
        Aggiungo anche che ormai l’argomento fisco è monopolizzato dalla flat tax, mentre sembra definitivamente sparito il quoziente familiare (a meno che come un fiume carsico non ricompaia all’improvviso nel dibattito) che sarebbe la cosa più equa, in qualche modo sponsorizzato dalla Corte costituzionale fin dal 1982.
        Laddove si ha diritto a sussidi, benefici e altro sulla base del famigerato ISEE che è calcolato a livello familiare e non di singolo, non vedo perchè le imposte non debbano seguire la stessa strada.
        E a proposito di ISEE, lo considero uno strumento con il quale si attesta che a parità di reddito chi risparmia qualcosa è un cretino, mentre chi si spende tutto è poi considerato meritevole di benefici, sussidi ecc. Ma questa è un’altra storia.

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  4. Una cosa che ho notato spesso. In fondo ad articoli di opinioni politiche fioccano i commenti, peraltro sempre uguali. Quando si parla di cose concrete i “grandi” opinionisti del blog non hanno nulla da dire e battono in ritirata.

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    • Bravo Peter Pan,
      Hai fatto bene a farlo notare,
      Si chiama arroga(igno)ranza da bar
      👍🏻👍🏻👍🏻

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  5. Il problema è la grande cazzata sulla redistribuzione del reddito,ma magari fosse cosi invece di finire in migliaia di buchi neri

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  6. Ma le vie di mezzo mai?????
    Io nel 2013 ho chiuso la partita Iva ( e cambiato mestiere) perchè la mia attivita( una piccola pensione per cani da poco meno di 50.000 lordi l’anno) mi costringeva a pagare quasi il 65% di tra tasse e contributi.
    Inutile dire che da allora, piuttosto che aprire una partita Iva per una qualsivoglia attività in proprio mi farei evirare senza anestesia con un paio di forbici arrugginite.
    È così che si stimola la piccola impresa?

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  7. Buongiorno,
    ci sono alcune vistose imprecisioni che contribuiscono a rendere peggiore la situazione.
    Chi oggi ha scelto (P.IVA con albo professionale o senza) l’aliquota al 15%
    non paga il 15% bensì il 15% della percentuale abbinata tramite codice ATECO alla propria categoria professionale.
    L’aliquota tramite codice ATECO abbinato alla categoria consulenza informatica generica è il 67%. Applicando il calcolo sul reddito annuale lordo (RAL), sulla cifra risultante si calcola il 15%.
    Se la PIVA in un anno incassa 30.000 euro non paga il 15% di 30.000 cioè 4.500 bensì (30.000 * 67/100 *15/100 = 3.015) cioè circa il 10% del RAL.
    C’è però un imbroglio nascosto.
    La cifra lorda determina i contributi INPS e questo indipendentemente dal fatto che siano stati realmente incassati.
    L’aliquota dello stesso soggetto, oggi è il 27% e andrà ad aumentare, quindi alla PIVA di esempio non restano
    30.000 – 3015 = 26.985 euro bensì 26.985 – (26.985 * 27/100) = 19.699.05 che in pratica sono il 34% sommando tasse e contributi.
    Se i clienti non pagano la metà cioè la PIVA incassa solo 15.000 non perché “non vende” ma perché vende e incassa una parte del dovuto, ricalcolando il tutto si arriva a 13.492,5 – 3.642,98 di Inps = 5.5148,5 che corrisponde al 36% di somma tasse e contributi.
    Non esiste alcuna detrazione se non una minima parte di spese sanitarie da una certa franchigia in poi.
    Se ha la “disgrazia” di avere due figli e un partner a carico, ogni spesa dai quaderni, ai tamponi mestruali, alla benzina o mezzo pubblico, affitto o mutuo, alle bollette, alle cure dei denti, spese certo non voluttuarie, di cui alcune indispensabili per lavorare (PC portatile, software, aggiornamenti professionali etc.), è soggetta all’IVA di competenza e sul totale di esse si paga almeno il 15% in più.
    Se in un anno lavora 200 giorni che magari corrispondono a dieci (10) ore giornaliere la cifra 19.699.05 cuba 98,50 euro giorno lavorato che devono bastare per coprire invece 365 giorni diviso almeno tre persone se i figli sono a carico.
    Cioè PER TUTTE LE SPESE dispone di circa 18 euro a componente familiare al giorno.
    Se si ammala o non lavora per cinque giorni la cifra a disposizione si riduce e si arriva intorno a 17,54 euro a componente familiare al giorno.
    Se ogni componente lavorasse in nero, come molti lavoratori stagionali, a raccogliere verdura a 3 euro l’ora per otto ore incasserebbe di più di 17,53 euro.
    Per avere indietro una parte dei contributi versati deve lavorare almeno 40 anni mantenendo la stessa contribuzione, restituzione su cui paga le tasse PIENE non più al 15%.
    Per dare un’idea, oggi arriverebbe a circa 690 euro al mese che è meno del massimo individuale dovuto al percettore singolo del RdC.
    Per recuperare in pieno le tasse delle cifre non incassate, deve mantenere aperta l PIVA ed avere un reddito tale che possa scalarle negli anni a seguire.
    Se non raggiunge il minimo, oggi intorno agli 8.000 euro, NON recupera alcunchè.
    Se chiude la PIVA perde tutto il residuo delle tasse pagate in più.

    Serve altro ?

    Senior systems Engineer
    stefano tufillaro

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