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(Paolo Cappelleri – ANSA) – A fine luglio, su Facebook, scriveva: “Non andrò a votare in ogni caso”. Un mese dopo va a caccia di voti, candidato in Campania per un posto alla Camera dal M5s. E’ la storia di Gaetano Amato, attore (da La squadra a Il Grande Torino) di Castellammare di Stabia, coinvolto dal partito di Giuseppe Conte “48 ore prima della chiusura delle liste”, pur senza aver partecipato alle Parlamentarie del 16 agosto.

E nel giro di altre 48 ore, dopo l’ufficializzazione delle liste, è finito fra quei candidati che si sono trovati a dover giustificare controverse prese di posizione messe nero su bianco nei mesi precedenti sui social. In vecchi post su Facebook aveva definito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “coglione” e lo stesso Di Maio “pezzo di m…”, tanto che il ministro degli Esteri, capo politico di Impegno civico, si è rivolto a Conte: “Come hai scritto nello statuto del tuo partito: ‘Le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti’. Trai tu le conseguenze. Spero solo che oltre a scriverli certi principi siano davvero rispettati. Ma forse è chiedere troppo”.

A sua volta Di Maio è finito nel mirino di Fabio Desideri, ex sindaco di Marino (Roma) e ex consigliere regionale del Lazio, che presenta ricorso al Tar del Lazio e all’Ufficio elettorale centrale contro l’uso del nome Impegno civico, lo stesso della sua associazione civico politica “fondata con atto notarile nel 1994”. Nelle liste del M5s, nel collegio uninominale Liguria 1 per il Senato, è entrato anche Enrico Nadasi, commercialista di Beppe Grillo.

Mentre in quelle di FdI c’è spazio per due ‘nipoti d’arte’: Andrea Tremaglia (alla Camera, capolista nel plurinominale Lombardia 3), dello storico dirigente Msi Mirko; e con meno chance in Piemonte, Giovanni Crosetto, nipote del fondatore del partito, Guido. Sempre in FdI, c’è anche Mario Fulgy Ravetto, gay che fece outing nel 2016 schierandosi contro le unioni civili fra omosessuali.

Fra i candidati di Azione c’è invece Guido Garau. Il 18 febbraio 2021 su Facebook metteva in guardia dall’ordoliberismo, “supporto ideologico di tutto il discorso d’insediamento di Mario Draghi”. Ora il giornalista filosofo sardo e corre per il Senato con il partito che più spinge affinché Draghi resti premier. Così spiega il suo ripensamento: “Draghi, nella sua agenda di Governo, è andato ben oltre l’ordoliberalismo, aprendo al mercato e sostenendo i più deboli. Chi non vuole riconoscerlo era forse distratto o dimostra oggi tutta la sua faziosità”.

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